Qualche settimana fa ho comprato e riportato in vita un walkman Sony WM-D6 preso a condizioni economiche più che favorevoli. Finiti i soliti lavoretti di cambio cinghie & gomme, l’idea era di iniziare a godermelo (almeno questa era l’intenzione)
Da subito invece saltava ad orecchio un pelo di distorsione che aumentava o diminuiva senza apparenti cause esterne, tendendo al marcato peggioramento specie sul canale sinistro. Una googlata veloce ancor prima di mettere mano alla strumentazione, restituiva il verdetto di un moduletto muting smd resinato che poteva soffrire di acciacchi d’età (CP 301)
Eliminato provvisoriamente lui (il quale agisce solo sul silenziamento in play quando intervengono gli azionamenti FF e REW) tutto pareva tornato a funzionare , con notevole qualità oltretutto grazie soprattutto ad una performante testina in sendust !
E invece dopo circa un ora di impeccabile riproduzione , ha iniziato a perdere colpi e a strattonare nella velocità fino a fermarsi. Stoppavi e rimettevi in play senza speranza : Dava un sussulto poi rimaneva fermo col motore che “tremava” senza far altro!
Siccome penso sia una anomalia poco riscontrata , vi racconto di seguito come rimediare in via provvisoria un problema di cui non ho trovato traccia in rete
Ho controllato subito il motorino nelle sue funzionalità , risultando in buona salute -per fortuna-
Quindi con oscilloscopio e voltometro alla mano , sono passato a scandagliare il circuito quarzato che governa il motore e ben presto viene data sentenza : Moduletto CP 601 fuori uso.
Avevo in particolare , circa 5,5v sul pin 3 dove fa ingresso il generatore tachimetrico ,colui che da il reale riferimento nella velocità del nastro (su tale ingresso -in tempo di pace- dovevano esserci zero volt), quindi guardando lo schema , sospettavo che il condensatore d’ingresso dentro codesto modulo fosse in corto.
Quei 5,5v oltretutto sono circa la metà della tensione d’alimentazione nel modulo CP601 , energizzato direttamente dal covertitore dc-dc responsabile di trasformare i 6v delle pile in 11v
l’intuizione si rivela presto realtà : Era così era per davvero! Mettendo quindi una capacità esterna in serie tra pin 3 e generatore (empiricamente da 10nF visto frequenza e impedenza del circuito) il tutto è ripartito!
Visto le prestazioni del Sony WM-D6 , ho preso i nuovi moduli clone che si trovano sulla baia (a prezzi tutto sommato ragionevoli) tuttavia se siete rimasti fregati col motorino preso da un parkinson sfrenato, provate a giocarvi il jolly : Vi costerà solo un condensatore da pochi centesimi (ovviamente imho , ne è caldeggiata la sostituzione)
Ora va davvero bene! Fa discretamente specie la sua qualità audio in registrazione e riproduzione che sfodera bellamente nelle fattezze di un walkman , pronta a ricordarvi il gran know how di Sony nel mondo magnetico.
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Disclaimer :
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna scadenza periodica . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Alcune immagini sono tratte da internet (ove dichiarato) : Se il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. I commenti dei lettori, sono soggetti a moderazione.
Il nuovo anno lo inauguro degnamente con un piccolo Imperial HF130 spesso definito -il finto crucco- dagli addetti ai lavori (Tranquilli …. vi dirò il perchè tra poche righe)
Bisogna prima fare una premessa contestuale : Nel passato Imperial -come altri noti costruttori Hi-Fi europei- non navigava in buone acque durante l’espansione giapponese nel mercato degli apparecchi Hi-Fi importati in italia . Di fatto pure i colossi storici come Philips vacillavano a competere per idee , qualità e prezzi offerti al pubblico
Per tentare quindi (invano) di rimanere a galla , Imperial , Grundig ,Telefunken -e molti altri- tra fine anni ’70 e per buona parte degli ’80 facevano ri-marchiare dai costruttori del sol levante, alcuni apparecchi della loro vasto catalogo , sperando solo nella flebile preferenza al marchio del casato . Nel mio caso L’ Imperial HF130 non è altro che la versione -europea- del famoso Nikko TRM600
Ad averli vicini potete notare il cambiamento della serigrafia nelle varie funzioni , e alcuni particolari minori come la foggia delle manopole , oltre ovviamente al logo del costruttore. La versione color Champagne esisteva come opzione anche in casa Nikko
Questa è la storia che fu ! Pertanto un domani doveste affezionarvi ad un determinato marchio europeo , verificate se sia stato progettato qua nel vecchio continente , oppure se risulti uno dei tanti cloni ripresi dalla immensa produzione Giapponese!
Detto ciò -a titolo di chiacchere- val la pena capire cosa era e come andava questo piccolo amplificatore con qualche dato elettrico!
Caratteristiche tecniche Imperial HF130 :
Costruzione e peculiarità :
La sezione linea e phono dell’Imperial HF130 prende spazio su un’unica scheda al centro dell’apparecchio .
Purtroppo la circuitazione annovera transistor soggetti al fenomeno del “pop-corn noise” . A seconda dello stato d’uso potrebbe quindi esser necessaria una -sanatoria- con equivalenti a basso rumore da estendersi in tutte le maglie di segnale . Questo è l’unico vero punto a svantaggio del piccolo Imperial HF130 ma è risolvibile con poco!
Nel mio caso purtroppo è stato così ! Qua sopra potete osservare i cadaveri (2 SC 1312 e 2 SA 539) . E già che c’ero , ho sostituito la lampadina -non originale- che qualcuno aveva cambiato nel passato (Rimpiazzo corretto come da service manual : 8v 100mA )
Il layout è abbastanza curato nel complesso : Ad esser pignoli , il cablaggio rimane l’unica nota su cui uno può puntare il dito . Trafo , alimentatore e sezione finale sono correttamente dimensionati per i 34w nominali erogati a canale , promettendo buone performance
Componentistica passiva-attiva nella media qualitativa di questo segmento: Senza lode e infamia,utilizzando tuttavia nei ruoli chiave marche note per assicurare una certa longevità all’apparecchio
Le commutazioni e le varie regolazioni sul frontale sono affidati a potenziometri e deviatori della ALPS , quindi pochi problemi anche dopo 50 anni (a patto di un uso rispettoso come in tutte le cose). Nel più dei casi una disossidata risolverà eventuali piccole incertezze
Potenziometro volume Imperial HF130
Come accennato -e comunque nella media degli altri costruttori giapponesi- il cablaggio risulta un pelo caotico nel complesso . Ciò non comporta ad ogni modo particolari ripercussioni nel rumore di fondo in assenza di segnale , nella diafonia e tantomeno nel cross-talk tra le varie selezioni di sorgente
Interessante la dotazione di ingressi presenti nell’Imperial HF130 , aspetto che rende l’utilizzo molto versatile nel quotidiano : Due ingressi per giradischi , due loop per registratori a nastro oltre alla posizione per un Tuner e un ingresso ausiliario
Comoda anche la separazione pre-finale per inserire un elaboratore sonoro o per giocare alla biamplificazione in ambito economico. A differenza di altri , tale separazione non ha bisogno di ponticelli : Si agisce solo su un deviatore posto nelle vicinanze
loop per decoder quadrifonico
Restando in ambito di versatilità , va segnalata la possibilità di inserire anche un decoder quadrifonico! Oggi forse meno in voga ,ma pur sempre una interessante opportunità di smanettare.
Completa la dotazione , una tripletta di prese “outlet” (di cui due sotto interruttore) e la capacità di poter gestire due coppie di diffusori A e B mediante comodi morsetti serrafilo a pressione
Il piccolo Imperial/Nikko non possiede alcun relè antibump sulle uscite : Prevede solo come protezione altoparlanti , dei rapidi interruttori bimetallici a ripristino manuale. Essi agiscono a livello di alimentazione , e risultano particolarmente reattivi. E’ presente anche un terzo elemento a protezione del primario sul trafo , per evitare bruciature e strinate quando tirate troppo la corda
Esecuzione e livrea molto gradevoli nel complesso , grazie anche alle manopole tornite!
Prestazioni acustiche e considerazioni finali :
L’ Imperial HF130 sfoggia caratteristiche tipiche di apparecchi di segmento superiore . Si fa voler bene nei lunghi ascolti , grazie ad una controreazione moderata e ad una sezione di segnale ben ragionata . Non ha troppa difficoltà a muovere casse “dure” e sfoggia un dimensionamento rassicurante nella sezione di alimentazione
Il filtraggio dedicato allo stadio finale è più che rapportato in base alla potenza erogata, come prassi di quel periodo. Questa caratteristica permette di avere sempre una buona riserva dinamica. Fronte acustico ben bilanciato con una piacevole gamma media e un basso abbastanza al “guinzaglio” anche a volumi moderati
Condensatori di livellamento Imperial HF130
Ne consegue , a distanza di 50 anni dal suo debutto , sia ancora appetibile in un buon impianto entry level , dando svariate possibilità di combinazione tra amplificatore stesso e sorgenti . Piacevole e sonicamente accattivante la sezione Phono , vero punto di forza del piccolo Imperial HF130 . Discreta la sezione filtri , e sebbene poco utile , è presente anche un ingresso micro miscelabile
Il fatto di essere reperibile con due diversi marchi permette di spuntare un “prezzo” favorevole ed è un componente che non teme grossi confronti con marchi molto più in vista in tutta onestà . Sicuramente appetibile in una collezione , come in un piccolo impianto principale con ambizioni qualitative. Vi invito a farci un pensiero se siete in procinto di comprare un piccolo integrato vintage per il Vostro impiantino , ne rimarrete sicuramente contenti!
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Purtroppo , dopo altre dolenti note della vita , mi auguro di poter lasciare alle spalle quello che è stato , iniziando una nuova versione di quello che era il mio blog. In questi ultimi tempi mi è stato impossibile dedicarci tempo e mi scuso d’anticipo con chi era solito leggermi.
Il tempo è servito anche per mettere a fuoco cosa cambiare e cosa implementare in questo spazio , soprattutto nel modo di esporre i contenuti. Sarà quindi anche un qualcosa di nuovo , giusto per dare un certo stacco col passato.
Ringrazio coloro che mi hanno esortato a non chiudere baracca e burattini , per il momento sono attivo solo su Facebook e Instagram ai link in fondo pagina.
Farsi “cadere” nelle mani a distanza di più di 40 anni un prodotto come il Philips 22AH799 è sempre una piacevole esperienza nonostante il caldo di questo Luglio .
Proporre nel 1978 un apparecchio a sintonia digitale con memorie elettroniche aveva un sapore tutto nuovo da esplorare….
I personal computer erano ancora di là a venire e questa interfaccia digitale pareva il primo contatto uomo-macchina in stile “2001 odissea nello spazio”
Come tradizione Philips non ha deluso le aspettative di un prodotto curato , di suono superiore e soprattutto , di buona fattura!
La sezione “amplificatore” è una parente (ri-modernizzata) di quello che fù un cavallo di battaglia del casato : Il Philips 22GH943
Non manca la versatilità : Per quanto riguarda gli ingressi si può far affidamento a una coppia di registratori ( uno votivamente a tre testine , prettamente a bobine ) , e un ingresso MM che permette in poco spazio la creazione di un valido sistema Hi-Fi
Le uscite annoveravano la possibilità di utilizzare due coppie di altoparlanti (purtroppo non selezionabili manualmente) e la succulenta uscita pre-amplificata per i celebri diffusori attivi “motional feedback” .
Photo courtesy : https://www.inner-magazines.com
Come nella sorte di altri apparecchi, la componentistica interna ha qualche insofferenza (specie nella sezione digitale). Trovare oggi apparecchi funzionanti al 100% senza aver avuto revisioni in passato è una chimera!
Se meditate di farvi un “regalo” abbordabile , sappiate fin da subito che dovrete metterci mano…
Il mio in fin dei conti ricordava la copertina dei Police : Ghost in the machine 😀
— Automuting nella sintonia veloce su entrambe le tre gamme
— Controllo automatico nella separazione FM stereo in base alla forza del segnale ricevuto.
Come ripristinare un Philips 22AH799 ( e dove!):
Accennavo al discorso comune di apparecchi ,oggi cinquantenni , bisognosi di una revisione nella parte elettronica: Questo Philips 22AH799 non fa eccezione.
La solita prefazione è che siate consci di cosa sapete fare e dove metter le mani : In caso di dubbi, chiamate l’amico tecnico (portando a lui il vostro philips 22ah799 in compagnia di 3 o 4 bottiglie di vino buono) oppure o il C.A.T. a voi più congenito senza esporvi a rischi inutili e conseguenze al seguito. Se siete tra quei pochi fortunati dove tutto funge, potete saltare a piè pari , andando direttamente alla “sezione radio del 22ah799”
Parto dalla sezione più noiosa (almeno per me) , quella digitale! La gestione è affidata nel complesso ad un microprocessore a 8-bit MK3870 coadiuvato da un certo numero di IC che hanno funzione di : Prescaler , Sintetizzatore , Blocco memorie e per quanto riguarda il display , due “shift register” asservono alla visualizzazione numerica . Il processore oggi è ancora reperibile con spesa contenuta ( tra i 5 e i 10€ )
In maniera maccheronica (voluta per rendere sopportabile l’argomento a chi non “traffica” troppo in elettronica) farò una sommaria -troubleshooting guide- utile per indicare chi non fa cosa con l’idea di porvi sulla giusta via senza dover ipotecare casa. Sappiatelo da subito : Un minimo di attrezzatura elettronica e sua padronanza è richiesta . Oscilloscopio e frequenzimetro perlomeno ! Col solo tester si va per margherite….
Photo courtesy : Rigol
Getting started ….
Va per primo verificata la congruenza della tensione “logica” fornita dal regolatore dentro la scatolotta schermata ,la quale deve essere rigorosamente di 5V (qui vi basta il multimetro) .
Se il valore non torna siete davanti al primo problema da risolvere (e forse anche l’unico se siete nati fortunati) . Si dovranno controllare tutti i componenti nel riquadro verde e con l’aiuto dell’oscilloscopio dovrete assicurarvi ,a posteri , che la tensione “regolata” sia pulita e stabile! Non dimenticatevi di controllate (già che ci siete) tutte le altre tensioni annoverando uno scarto di un 5-7% su quanto letto!
Quando la tensione c’è ed è pulita ma tutto tace e nessun comando vuole saperne , il probabile colpevole a cui puntare il dito è il sintetizzatore che genera tra le altre cose il clock ( 4 mhz) necessario al uPC per il funzionamento.
Con cautela ponete il dardo della sonda collegata al frequenzimetro sul piedino 2 del micro e leggete cosa c’è! . Se la frequenza risulta assente (o distorta) vanno verificati i componenti intorno al quarzo e lui stesso. La messa a punto come da service manual si ottiene tarando il compensatore -azionato con un cacciavite anti-induttivo- in modo da ottenere una frequenza di 3,999Mhz
Se qui tutto bene ,e il vostro 22ah799 ha un “apparente” funzionamento normale senza “leggere” alcuna frequenza (display fisso su frequenza) mentre muovete la manopola della sintonia , il problema è quasi certamente nel prescaler !
Una possibile anomalia è anche l’assenza del registro memoria : Ve ne accorgete semplicemente perché non riuscite a “storare” le stazioni radio ,ne tantomeno a richiamarle. Questa problematica , richiama il controllo sul diodo 6623 e la tensione dei 5 volt a valle della resistenza nel riquadro rosso (ndr : Il condensatore si comporta anche come provvisorio back-up se manca la rete ). Se tutto è ok , il -CD4720- è giunto alla fine dei suoi giorni
Viene da citare l’ultimo caso : La radio funziona ma i display e i led delle funzioni non visualizzano nulla .In questa circostanza , è probabile un problema sugli shift register , contrassegnati dagli ovali in rosso . Controllatene la tensione in primis e il cablaggio verso l’unita logica ( I fili rigidi utilizzati a volte fanno brutti scherzi e l’informazione viaggia comunque a frequenze elevate pertanto basta una ossidazione) . Se tutto in ordine potete sospettare benissimo di un “fault” su entrambi
Nel mio esemplare , a titolo di pettegolezzo : Mancavano le tensioni di alimentazione per via di 3 condensatori in corto (li dentro fa caldo col regolatore …) e un problema sul sintetizzatore non permetteva alcuna selezione. Mi sono dovuto premurare di una modifica “quasi” pin-to pin con un SAA1059 dato che il vecchio IC (SAA 1058) sta diventando difficile reperirlo a prezzi umani .
Più stranamente, ho dovuto sostituire il decoder FM stereo (TDA 1005) che risultava curiosamente compromesso.
Già che siete sulla via crucis in attesa di conquistarvi il paradiso ,non fatevi mancare la delizia dei “tastini momentanei” sul frontale : Essi quasi sicuramente saranno isolati dalla patina d’ossido che il tempo ha lasciato in essi. Pedissequamente vanno disossidati prima di dare la colpa a qualche IC di essersi preso congedo!
Togliete (A modo! i dentini sono fragili) il tastino posticcio e “annegateli” nel loro interno di pulisci-contatti oleoso (che avrete cura di rimuovere con un adeguato panno-carta). Non conviene sostituirli perchè oggi sono più rari di un quadrifoglio! Se vi cimentate con quanto sopra , ritorneranno in perfetta efficienza per altri 50 anni e ne guadagnerete in sonno alla notte.
Se siete riusciti a ripristinare la sezione digitale, ora il mondo per voi è in discesa. Si tratterà perlopiù di dare qualche attenzione ai comandi e allo stadio finale , come descritto a breve.
Sezione radio del 22AH799
Grazie al tuner a diodi varicap , la scheda centrale ospita la sezione AM/OL/FM in poco spazio (su essa insiste anche : il selettore ingressi digitale , il preamplificatore Phono e il regolatore stabilizzato dei +9v) . Normalmente non avrete problemi di allineamento , quindi se non vi sono anomalie di ricezione o rivelazione del segnale fm stereo, qui non dovrete toccare nulla.
Come accennato , su questa scheda (RF ass’y) è presente anche il selettore ingressi basato sull’integrato TDA1029 ( usato spesso e volentieri in molti sinto-receiver crucchi ) . Se non avviene alcun cambio di sorgenti , lui probabilmente ha un problema che può spaziare dai tastini isolati , ai 15.5v mancanti su di esso oppure alla mancanza di segnale dal processore . A volte, ma è già caso più raro, con la vecchiaia vanno fuori uso per conto loro.
TDA1029
A fianco dell’ IC deputato alla commutazione degli ingressi , trova spazio il preampli phono MM costruito attorno al piccolo integrato NE542 .
Se vi fate prendere dalla smania dell’upgrade, troverete interessante sostituirlo con un ottimo OPA 2350 oppure un NE5532 che permette sicuramente di guadagnare qualcosina in dettaglio e rapporto segnale rumore (non aspettatevi dei miracoli comunque)
La componentistica impiegata è generalmente di buon grado (i condensatori di segnale impiegati nei punti delicati sono i celebri tropical fish) quindi ,tranne qualche eccezione random legata a qualche capacità in tantalio , il grosso degli elettrolitici non vi presenterà problemi di sorta (controllate giusto quelli esposti al caldo) . Questo aspetto non vi lega -tout cort- ad un recap completo se non è una priorità personale .
Controllate viceversa l’integrità di tutte saldature perchè sono la croce e delizia di ogni apparecchio Philips dell’epoca , tv comprese! Sino ai primi anni ’90 erano una schifezza tremenda e spesse volte pure fredde!
Sezione audio del 22AH799
Ricalca con diverse migliorie quello del suo antenato 22GH945 di dieci anni prima (1969-1970) il cui timbro fu una vera e propria pietra miliare . I punti di lavoro , anche stavolta , scelti con “comodità” in unione ai condensatori d’uscita fanno sì che lo stadio finale sia discretamente tutelato dall’incuria d’uso.
Alimentazione singola a 57 volt (con finali al silicio) permettono al 22AH799 di sfoderare una potenza nominale prossima ai 40w per canale su 4 ohm .
Abbiate cura di verificare : La capacità di filtro e soprattutto le due responsabili del disaccoppiamentoaltoparlanti … Tenendo a mente che una tolleranza del 20-25% sui valori riscontrati è propria dei condensatori “serie blu”
In questa verifica i condensatori “sotto esame” devono essere isolati dal resto del circuito , pena una lettura del capacimetro viziata da errori!
Un controllo necessario è la verifica della corrente di riposo : Si osserveranno i passi come da schema sottostante . Controllate a priori l’integrità dei trimmer : Se ballerini , sostituiteli ! A taratura eseguita , spegnete e rimettete il fusibile al suo posto!
Dall’altro canale si farà identica procedura! Queste operazioni conviene siano accompagnate dalla pulizia dei portafusibili (potrete trovarli perfetti come pieni di ossidazioni del tempo).
Non serve spiegare l’importanza di questo particolare “passaggio”
Philips faceva uso di grasso al silicone trasparente : Se quello che sborda è ancora morbido al tatto non avete motivo di dubitarne l’operato. Se contrariamente fosse secco, conviene smontare i 4 “bdw” con i soliti criteri di attenzione e procedere ad una nuova “siringata” di termoconduttivo controllando anche le miche d’isolamento . Finito il lavoro, ci si assicura del perfetto isolamento su ogni transistor rispetto al dissipatore!
Per quello che concerne il -preampli- c’è poco da dire , se non la lieta novella che finalmente Philips ha scelto consapevolmente di usare potenziometri e commutatori ALPS (made in Jappa) al posto delle sue ciofechine autoctone…..Qua sotto v’è ne fate un’idea !!
Procedete con la disossidata solo se richiesta!
Segnalo per i più curiosi una rarità : Nel ricevitore 22AH799 la cuffia possiede un suo stadio finale dedicato! Non viene foraggiata , come capita sovente al 99% dei casi, dal finale previo un partitore resistivo:
Per meglio spiegare : I progettisti Phiips hanno optato per uno stadio finale con un guadagno assai contenuto , il quale giocoforza richiede una sezione pre-ampli assai “vigorosa” nel trattare il segnale (quella nel riquadro rosso ,in pratica un piccolo stadio finale exciter) . E’ un caso più unico che raro e meritava menzione per sottolineare il fervore degli ingegneri olandesi. Va da sè che questa qualità premia le cuffie di un certo pregio!
Le conclusioni
Sui top di gamma di fascia consumer, non vi è molto da dire . I motivi per entrarne in possesso sono molti : Dalla grazia -di tatto e funzionale- con cui la sintonia viene attuata (a passi di 1 Khz … Si ha lo stesso “feeling” di una scala parlante tradizionale , grazie all’ottimo encoder ottico che lavora in una maniera eccelsa )
Alla qualità tipica di Philips nelle sue migliori realizzazioni : Senza incertezze ,con un timbro introspettivo e una sezione radio di qualità, che permette oggi ,seppur con la tristezza “compressa” nel nostro odierno etere, ascolti piacevoli ! L’estetica , è cosa soggettiva ,ma sfido comunque a trovare chi lo definisce brutto o privo di fascino.
L’entrarne in possesso già con le sue innumerevoli doti , cela poi , uno scenario da non sottovalutare : L’uscita pre-out MFB dedicata alle celeberrime casse attive….Motivo buono per darsi la scusa per un futuro acquisto 😀
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DISCLAIMER :
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In tempi sempre più difficili e irti di incertezze , va il mio personale augurio almeno per Pasqua e Pasquetta ,di un sereno quanto conviviale lieto passar a tutti coloro che per diletto o per puro caso si trovano a legger le mie pagine!
O lo si ama ,o lo si odia ! … In questi scorsi 50 anni ha sempre diviso nettamente in due le fazioni di appassionati Hi-Fi . Di fatto l’ RCF AF6070 entrava nel mercato con un canone estetico che si distaccava parecchio dalle mode fatte di tanto alluminio satinato.
Photo courtesy : Hi-Fi Engine
A ragione o torto tuttavia gli va dato atto di essere un singolare esercizio di stile … Se si pensa alla profusione di colori e design negli anni ’70 ( Kartell, Sottsass , la Brionvega stessa etc etc) l’RCF AF6070 si collocava nel contesto abbastanza con agio.
Photo Courtesy : Pxfuel – Creative Commons Zero – CC0
L’azienda di Reggio Emilia proponeva all’epoca quattro apparecchi in catalogo : L’ AF6070 di cui mi appresto a parlare tra poco … coi suoi 35w a canale , il successivo AF6120 da 60+60 W , l’AF6180 da 90+90 W per concludere col top di gamma AF6240 con una esuberante erogazione di 120+120 W per canale, ritagliandosi quindi un posticino nell’olimpo dei “monstre amplifier”.
Photo courtesy : Hi-Fi Engine
La costruzione , forte dell’esperienza di RCF nel mondo “PRO” , è di buon grado : Lamiere zincate di spessore adeguato, trasformatore a calotte , cablaggi e schede tutte su connettori per concludere con tutti i circuiti stampati in vetronite FR4 ,cosa ben rara da trovarsi in realizzazioni destinate alle mura casalinghe.
Purtroppo ad una costruzione di rigore, si contrappone l’uso di una componentistica mediocre , fattore che spesso ha generato parecchie lamentele fra i proprietari dell’epoca i quali talvolta se ne liberavano dalla disperazione.
Più avanti si vedrà come arginare almeno il grosso degli inconvenienti tentando (senza nulla stravolgere nel progetto originale) di raggiungere un compromesso ottimale per un uso quotidiano .
RCF AF6070 – Specifiche dichiarate dal costruttore :
Potenza nominale : 35W per canale su 8Ω — 40w per canale su 4Ω
Risposta in frequenza : 20 – 20.000 Hz nella maschera di ±1dB
Distorsione : 0,3% @ 35w nominali
Controlli di Tono : bassi / acuti con turnover e controllo medi , Loudness
Filtri : Subsonico e ultrasonico
Ingressi : Phono MM , Tuner , Aux , Tape loop 1+2 con doppia barra ascolto-registrazione
Rapporto segnale rumore : Phono 65dB … altri ingressi linea : 80dB
Uscite : 2 coppie di diffusori (con possibilità effetto ambience sulla 2° coppia ) , presa per cuffia , 2 prese outlet di rete
Dimensioni : (L x H x P): 378 x 130 x 290 mm
Peso : 9 Kg
Considerazioni tecniche e “debugging” :
Parlavo prima di costruzione lodevole , ma anche di una scadente qualità nella componentistica impiegata : Purtroppo è tutto vero, una volta levato il coperchio vi renderete presto conto della mole di lavoro che vi attende .
In buona sostanza ,tranne qualche eccezione (confermata dal capacimetro) quasi tutto ciò che riguarda la componentistica passiva in materia di -elettrolitici- necessiterà di verifica e sostituzione a seconda del caso.
Nel mio RCF AF6070 (dimenticato per più di due decadi in cantina fortuitamente asciutta) i ¾ delle capacità a bordo erano divise tra quelle in corto schietto e quelle fortemente in deriva dal loro valore dichiarato. Qualche resistenza aperta e un paio di transistor rumorosi nello stadio Phono completavano il quadretto dei lavori che pian piano si definivano all’orizzonte.
I condensatori largamente impiegati sono esemplari costruiti dalla ditta SEM di Milano , branchia che pare aver avuto una parentela con quelli della Ducati Energia dall’aspetto e dalla loro scarsa longevità.
I quattro di grossa capacità (due montati sulla scheda alimentatore e gli altri due ad occuparsi del disaccoppiamento CC sull’uscita altoparlanti) sono opera della Capax , ditta anche questa nostrana ,nota per le scarse attitudini a duraturo … Erano famosi soprattutto negli anni ’50 i loro condensatori a carta disseminati spesso negli apparecchi valvolari non certo scevri da creare problemi alla primi umidi.
Nell’RCF 6070 , si è optato ad una alimentazione singola verso massa (anziché duale come capita di sovente) , ciò in ragione del fatto che la necessaria capacità sulle uscite diffusori , garantiva anche una certa immunità in caso di guasto allo stadio finale ,bloccando ogni tensione continua verso gli altoparlanti . Con semplicità non c’era quindi bisogno di una protezione elettronica a relè.
Altra noia che va assolutamente affrontata è quella relativa alla pulizia degli slider -su questo esemplare di marca Piher- made in Spagna , di qualità appena sopra all’infimo e rara reperibilità odierna.
Purtroppo affidarsi al miracolo del solo pulisci-contatti è cosa che rimanda il problema avanti di qualche tempo. Se intendete avere per le mani un apparecchio affidabile, questi vanno giocoforza smontati dalla scheda madre, aperti e puliti (il loro cluster è ad incastro, una volta svincolato vi ritrovate lo slider aperto in due metà.
Off topic : La pulizia delle piste nei potenziometri si ottiene con un cottonfioc imbibito di puliscicontatti oleoso. Un secondo passaggio con un cottonfioc asciutto porterà via sporcizia lasciandovi la grafite lucida e netta . Controllate sempre in questo frangente l’assenza di cricche e interruzioni . Lo stesso trattamento descritto lo riserverete anche ai pettini striscianti. Probabilmente non c’è bisogno che lo dica ,ma queste operazioni vanno svolte con un estremo “tatto”… Una manovra affrettata la pagate cara 😉
Una volta finito il divertimento con gli slider , è utile dedicarsi ai commutatori. In genere questi si accontentano di una buona soffiata di aria compressa seguito da una spruzzata di disossidante secco per ritornare alla piena efficienza .Questa tregua vi prepara alla prossimo impegno ,ovvero la pulizia di tutti i connettori a pettine ,causa maestra nell’RCF AF6070, di eterni malfunzionamenti quanto di schiocchi e rumorini di ogni sorta . Ogni forma di patina e ossido va accuratamente rimossa dal maschio e dalla femmina assicurandosi vi sia un buon contatto nelle parti.
Seppur la ragione suggerirebbe alla mente una soluzione più “solida” (la loro eliminazione -ndr-) , consiglio di non sostituirli coi cablaggi in filo volante . Oltre a captare potenziali spurie , diventa un casino mortale metterci mano in caso di bisogno. Se disossidati e puliti a dovere, tornano a funzionare senza incertezze.
Si completa la revisione “battendo” tutti i transistor (qualcuno ha il vizio di soffiare e l’oscilloscopio ve lo confermerà) , verificando la loro efficienza di giunzione e controllando che le tensioni riportate a schema elettrico siano corrette nei valori imposti dal progetto . Occhio anche a qualche resistenza se vedete tensioni assenti o anomale nel valore … Più di un paio l’ho trovate aperte tra gli stadi di segnale e i finali .
TARATURA E COLLAUDO STADIO FINALE :
Dissaldate e controllate in primis l’efficienza dei due trimmer presenti su ogni scheda finale : Se imprecisi ,cambiateli senza indugio con elementi di qualità (volendo la vita facile, anche con dei multigiri ! ) . Essi devono garantire i parametri vitali dello stadio finale : Corrente di riposo e offset ! Per questo motivo non devono essere assolutamente “ballerini” … Ignorando questo passaggio vi “rischiate” i transistor finali senza troppi complimenti .
La taratura della corrente di riposo si ottiene ponendo un tester fs 100mA in serie all’alimentazione, levando il fusibile da 1,25A : La taratura va fatta a volume zero, con carico da 8 ohm e apparecchio acceso almeno da 10 minuti per stabilizzare le derive termiche. Si setterà quindi il valore come da schema a 60mA tramite i trimmer chiaramente indicati qua sotto!
La taratura dell’offset si perfeziona collegando un voltmetro in CC (F.s. 50 V cc) nel punto indicato a schema . Si regolerà quindi il trimmer per leggere la metà esatta della tensione d’alimentazione (rigorosamente in assenza di segnale) contenuta entro la figura di ±0,5V massimi nello scarto .
UPGRADE E MIGLIORIE :
In ogni apparecchio (tranne quelli multi-milionari) qualcosa è sempre ceduto all’altare dell’economia, l’RCF AF6070 non fa certo sconti a questa regola di larga scala
Nel bel mezzo di una ricca revisione ,come potrebbe esser questa, non è cosa sbagliata pensare anche a qualche miglioria senza svenarsi . Di seguito un paio di suggerimenti
Componentistica :
Tutta la produzione attuale è idonea (previo opportuna verifica con un capacimetro) . Un occhio di riguardo va fatto agli elettrolitici dove transita il segnale : Quando il valore e le dimensioni lo permettono, consiglio l’uso del poliestere! Dove non si può , ripiegate su elettrolitici di buona qualità , Nichicon muse oppure Rubycon Black gate per un esempio.
Alimentatore :
Come detto qualche paragrafo fa , si tratta di un alimentatore semplicissimo a singola tensione rispetto a massa : Oltre alla eventuale sostituzione delle due capacità elettrolitiche presenti (5600uF per il filtraggio generale ,da almeno 75volt lavoro e quello per le sezioni di segnale ,da 2200uF 63V) è bello affiancare a loro delle piccole capacità in poliestere da 0,47uF/100v per un filtraggio efficace di eventuali spurie ad alta frequenza.
Sempre in tema di cose raffinate e carine , mettere in parallelo ai quattro diodi del ponte , altrettante capacità da 10nF permette di attenuare i rumori di commutazione propri dei diodi durante le semionde alternate , allungando in genere la vita degli stessi.
Stadio finale :
L’alimentazione singola impone per forza un condensatore di disaccoppiamento sulle uscite altoparlanti (Come diceva il grande ingegner Bartolomeo Aloia : Quello che non ve lo trovate sull’alimentatore ,ve lo ritrovate poi sull’uscita)
E’ sempre bene non lesinare mai su questo componente in cui transita il segnale di potenza verso gli altoparlanti, il criterio è sceglierne uno con la più bassa ESR possibile.
Un ulteriore beneficio ne deriva da porne diversi in parallelo (arrivando sempre alla capacità montata in origine senza mai superarla) . Questa “cortesia” diminuirà la resistenza interna parassita a tutto vantaggio di una migliore capacità di erogare correnti al carico, specie se da 4 ohm.
In foto si vedono anche due piccoli condensatori in poliestere … Li spiego subito : Nella pura teoria “dovrebbero” (e lo sottolineo : dovrebbero) aiutare gli elettrolitici ad un migliore disaccoppiamento verso le alte frequenze se posti in parallelo . Nel mondo reale non vi sono prove strumentali (condotte da persone assai più autorevoli del sottoscritto) le quali suffragano al 100% questa teoria . Tuttavia negli ascolti con e senza -vorrà il caso- pare all’orecchio del sottoscritto un suono più garbato quando presenti . Visto che costano una sciocchezza nulla vieta di implementarli . Il criterio sulla scelta della capacità è lo stesso inverso di quello impiegato come crossover a 6dB ottava su un altoparlante ipotetico di 4/8 ohm trovandone il valore di compromesso .
CONSIDERAZIONI FINALI :
Arrivati in fondo a tutta questa avventura avrete per le mani un apparecchio dalle buone doti musicali (che non sarà un riferimento , ma nemmeno l’ultimo della classifica) con una valida capacità di interfacciarsi e integrarsi a vecchie e nuove sorgenti. I 35w dell’ RCF AF6070 permettono di sonorizzare agevolmente tutte le situazioni domestiche anche in caso di feste improvvisate o per sentire la cavalcata delle Valchirie come si deve . Non per ultimo la versatilità di adeguare lo stadio phono ai volumi delle altre sorgenti lo fa entrare nelle mie grazie .
Una zucca trasformata in carrozza proprio come nelle migliori favole di cenerentola… Se a qualcuno farà stortare il naso, sono convinto che a tanti altri farà venire la voglia di possederlo. Musicalmente è abbastanza brioso senza diventare stancante. Ottimi i controlli di tono e comodi per rivitalizzare registrazioni non proprio perfette per poi sparire (col tasto defeat)quando non richiesti . Curioso e “naif” il commutatore posteriore per trasformare la seconda coppia di altoparlanti , in diffusori -ambience- sfruttando il loro sollevamento da massa . Diciamo che si è guadagnato la mia simpatia per fargli un posticino nella mia collezione 😉
Un caro saluto
Andrea Moltisuoni
Ringrazio Macario B. per lo schema elettrico dell’RCF AF6070
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Nella canicola di questo Luglio 2021 , ci sta bene una piccola carrellata di foto per guardare dentro il cuore di un giradischi-capolavoro del casato Olandese…il Philips AG2030 meglio noto forse ai più , come GA230!
L’ AG2030 spaventava seriamente gli Svizzeri del Thorens TD124 (o quantomeno ci provava) .
Costruito col rigore del carroarmato , era quanto di meglio uno poteva permettersi nel 1965. Di seguito alcune foto mostrano le sue peculiarità e danno un’idea del grado costruttivo.
Lo Chassis è in robusto alluminio pressofuso, con innumerevoli nervature atte a sopire ogni risonanza. Si disaccoppia dal plinto mediante quattro molle smorzate.
Il motore sincrono gira su bronzine schermate e poggia su quattro tamponi elastici in gomma : La doppia trasmissione idler + cinghia fornisce la garanzia di un movimento scevro da vibrazioni indotte
Il freno magnetico posto sull’albero motore permette una regolazione fine della velocità di rotazione al pari di un odierno controllo elettronico. Permette ,tra le altre, di compensare nel tempo l’usura dell’ idler
Il piatto ha sede in un contropiatto di alluminio (con ancora la polvere 😉 )
Spicca (almeno all’epoca) il braccio bilanciato dinamicamente con testina MM dedicata (AG3404). La forza di lettura è regolabile nella forbice tra 1 e 4 gr.
Benchè abbia 50 anni passati , il tempo non ha disperso la sua nicchia di appassionati che lo ritengono (a torto o a ragione) ,uno tra i migliori giradischi vintage -di fascia abbordabile- nella soglia tra 1 e 500 euro.
Photo courtesy : Hi-Fi wiki
Al suo interno , come optional , trova spazio la scheda fono AG9021 in foto (indipendente e autonomamente alimentata)
Il senso di questo optional si spiega : Molti apparecchi all’epoca non possedevano ingressi equalizzati MM veri e propri e accettavano solo testine piezo . Quindi la sua presenza permetteva di non dover cambiare amplificatore!
Nato per l’utilizzo con la testina magnetica AG3404 permette una completa fruizione delle sue caratteristiche , grazie alla perfetta interfaccia di impedenza e capacità d’ingresso.
Negli anni successivi philips rese disponibili alcuni accessori che permettevano l’espansione verso componenti aftermarket di terze ditte. Lo shell AG7033 è oggi il più gettonato quanto raro.
Photo courtesy : http://www.grammofoon.com
Lo sfizio di sentire come suona il Philips AG2030 con altri fonorivelatori è in effetti una libidine poco “domabile” cui il mercato ha prontamente risposto con prezzi da nababbi
Photo courtesy : http://www.grammofoon.com
Concludo il breve sguardo sull’AG2030 , sperando di aver messo a qualcuno la “pulce” nell’orecchio . Gli upgrade consigliati sono circoscritti perlopiù al cablaggio di segnale (se uno vuole, dato che sono in standard DIN pentapolare) e al plinto .
Alla prossima….un caro saluto!
Andrea Moltisuoni
Caratteristiche tecniche Philips AG2030
Alimentazione : AC 125 > 160 > 220 > 240 V 50Hz
Motore : AC , sincrono a due poli con freno magnetico per la regolazione fine della velocità
Velocità : 16 – 33 ⅓ – 45 – 78 giri/min
Trasmissione : Mista idler + cinghia
Chassis : Flottante su quattro punti
Rumble : 60dB
Braccio : Dritto a J bilanciato con headshell rimovibile – Testina dedicata AG3204 con stilo rimovibile.
Forza di lettura : Regolabile tra 0,5 e 4 grammi
Sistema di arresto e sollevamento puntina a fine disco (escludibile)
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Il Voxson H201 è probabilmente uno degli apparecchi che “fondarono” l’alta fedeltà in italia sul finire dei magici anni ’60
Si tratta di un piccolo amplificatore “full solid state” che riuniva nella sua impostazione , la concezione classica dell’amplificatore Hi-Fi che sarà poi ripresa negli anni ’70 da molti costruttori europei.
Il numero di ingressi , compreso un ausiliario (aux) per terze sorgenti , lo rende particolarmente versatile. La dotazione annoverava tra le altre, un loop “tape monitor”
Nel pannello di alluminio sul retro , assieme alle prese pentapolari din , capeggiano i quattro transistor finali (al germanio) AL102 protetti da una griglia per smaltire il calore in eccesso.
Il cabinet in legno ha un bel contrasto col frontale di alluminio satinato, un accostamento estetico che dona al piccolo Voxson H201 un aspetto elegante da apparecchio sopra la media!
Curiosi i due “peak indicator” costruiti attorno ad una coppia di bulbetti al neon ( siamo nel 1968 e i led erano ancora appannaggio dei militari).
La loro presenza serviva per segnalare l’imminente saturazione nel finale : Ad una marcata accensione corrispondeva una distorsione udibile ( tosatura maggiore del 5% sulla sinusoide)
Esemplari funzionanti oggi sono gran rarità per via del cablaggio interno putrescente (difetto noto purtroppo in molti apparecchi Voxson a cavallo tra gli anni ’60 e ’70) .
il mio , come vedrete , è stato oggetto di un totale ripristino del cablaggio, e in parte anche della componentistica interna . Se pensate di acquistate uno , siete avvisati circa il gran lavoro che vi attende!
Voxson H201 — Caratteristiche tecniche
Potenza continua : 15 watt per canale su carico 4 ohm – circa 8,5w su 8 Ohm
Potenza musicale : 60 watt totali , 30 per canale su carico 4 ohm al 10% di distorsione
Impedenza diffusori : Da 4 a 16 ohm
Risposta in frequenza : 20-20000hz @ -3dB
Controlli : Bassi – Alti – Bilanciamento – Volume – Fase di controreazione – Loudness – Filtri subsonico e fruscio – Tape monitor – Commutatore mono / stereo
Ingressi : 1 ingresso Tuner – 1 ingresso Phono (Piezo / MM) – 1 ingresso AUX ausiliario – 1 ingresso loop per registratore a nastro tutte in standard DIN a 5 poli
Uscite : 2 punto e linea per diffusori – 2 prese outlet 220v di cui una comandata
Varie : Due indicatori al neon di picco – Protezione verso i cortocircuiti tramite interruttore a bimetallo – Cambiatensione 110>160>220>240V.
Costruzione interna e peculiarità :
Il Voxson H201 era qualcosa di nuovo : Pensato con la concezione del moderno negli anni ’60 , peculiarità che lo distanziava anni luce da quello che il periodo proponeva . Ne è un chiaro esempio il commutatore delle sorgenti a ridosso degli ingressi per minimizzare il transito del segnale!
I controlli di tono vedono un intervento moderato (+/- 12dB) e parimenti lo stesso criterio è applicato al loudness risultando equilibrato negli ascolti a basso volume . Lo stadio phono , consta di due BC149 , ed è schermato da una scatolina in lamierino. Alimentato ad una tensione di +30v , gli permette ottimi livelli di accettazione , a favore di un rapporto segnale/rumore decoroso .
La sezione finale si avvale di uno stadio in classe A che pilota , a mezzo di una coppia di trasformatori d’interstadio, un push pull di transistor AL102 in simmetria quasi complementare.
L’alimentazione (singola ,non duale come spesso accade) era distinta e separata per “segnale” e “potenza”
Per tipologia di alimentazione dunque , nel finale è presente il classico condensatore di disaccoppiamento sulle uscite altoparlanti . Questa scelta circuitale metteva al riparo i diffusori dalle avarie allo stadio finale , bloccando la componente continua verso i diffusori . Provvedeva inoltre , a limitare le frequenze subsoniche presenti nel programma musicale.
Interventi necessari :
Come accennato , praticamente tutti i Voxson H201 ad oggi sopravvissuti (non solo loro, buona parte della produzione del periodo è affetta da tale problematica) , presentano il difetto dei cavi *putrescenti* .
L’isolamento di cui sono fatti marcisce e secca nel tempo ; Il suo processo aggressivo , ossida qualsiasi cosa risulti a stretto contatto. Questo cagiona un danno non indifferente!
E’ necessario procedere alla rimozione annotando l’ordine dei vari cablaggi , perchè purtroppo lo schema del Voxson H201 oggi è introvabile (diversamente da quello del successore H202 e 302/305 che si recupera senza grosse difficoltà)
Il passo successivo è sincerarsi quindi sui danni : Si dovrà controllare accuratamente tutta la componentistica e procedere con la sostituzione di quella compromessa dall’ossido e dal tempo.
Tranne i condensatori di filtro Sprague Creas ( che con molta facilità li troverete in efficienza) , il resto delle capacità a bordo , di marca Ducati e non , andrà sostituita senza indugio 😀
Le parti interessate dalla corrosione del cablaggio vanno smontate e pulite accuratamente ove possibile .
il telaio va spazzolato fino alla completa eliminazione di ogni traccia d’ossido! Senza questa attenzione ,essa continuerà indisturbata a procedere nel tempo.
Commutatori e interruttori vanno disossidati , poi ricablati.
La componentistica si sostituisce quando presenta i reofori corrosi: Questo perchè il deterioramento “corre” all’interno del materiale invalidandolo .
Le quattro resistenze NTC (due per canale) responsabili della regolazione nella corrente di riposo , sono rinchiuse in un contenitore plastico riempito di paraffina .
La paraffina si rimuove scaldandola ; Fatto questo , si verifica il funzionamento ( dovrebbero marcare circa 50 ohm a T° ambiente di 23 gradi) . Se ok , si ripristinano i cablaggi su tutte e quattro.
E si chiudono quindi con nuova paraffina (colorandole per separare chiaramente i due canali senza fare confusione)
Certi “lavori del menga” sono a volte comodi per domare il *disordine* interno , semplificando il giro di certi vari cavi , portando all’interno una parvenza di disciplina! 😉
Anche l’occhio diciamo vuole la sua parte 😉
Conclusioni sul finire :
Purtroppo non sarà un amplificatore per tutti , mi spiego meglio : Il grosso problema dei cablaggi deteriorati difficilmente vi farà trovare qualche centro di riparazioni che si prenderà la briga di ripristinarvelo ( E ammesso che lo troviate, preparatevi al salasso , perchè di ore lavorative ne occorrono parecchie , per un lavoro come si deve) .
Se avete nelle vostre cerchie di amicizie qualche amico tecnico potete provare “ad imbarcarlo” nell’impresa (sperando rimanga poi ancora vostro amico 😀 ) . Purtroppo è un gran peccato! La sua tipologia di progetto a trasformatori , lo fa suonare con un timbro affabile che ricorda da vicino la timbrica di un buon valvolare senza i difetti di quest’ultimo . Benchè sia conscio rimanga un oggetto di nicchia , sarebbe stato brutto non ricordarlo degnamente ; Visto cosa ha rappresentato la Voxson negli anni ’60 !
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Un caro ringraziamento al mio amico Desio S. per questo esemplare!
E’ un veloce spolvero nella memoria, quello di oggi , sugli albori della nota casa Torinese . Si tratta dell’anno 1974 e sul nostro territorio era in pieno fervore la “golden era” dell’Hifi.
Incontrastati mattatori di questa corsa all’oro ,erano indubbiamente i Giapponesi ,favoriti dal rapporto qualità prezzo delle loro realizzazioni . Ciò nonostante , la nota capacità degli italiani di sfoderare (almeno all’epoca) idee innovative non mancava all’appello…questa “avanguardia” la dobbiamo a noti marchi quali Galactron, Hirtel, Perser, Hiletron,RCF e per l’appunto , la Cabre.
Cabre nasce nel 1970 , e ben presto forma la D.A.F. (Divisione Alta Fedeltà) dalla quale per l’appunto,nasce anche l’amplificatore integrato AF22 (assieme poi al modello AF21 e seguito dal più performante AF23) di cui parlerò in questo articolo. Diversamente da molte altre aziende purtroppo scomparse, la Cabre è attiva ancora oggi con realizzazioni di pregio apprezzate in buona parte del globo e con un’ottima quanto disponibile assistenza tecnica.
Il mio proviene al solito dalla piattaforma ebay, acquistato non funzionante e in carenti condizioni, è stato oggetto di ripristino durato una “paiata” di mesi, le manomissioni al suo interno erano assai pesanti e poco ortodosse….. Le tre foto sotto ne sono un antipasto, ho dovuto in pratica ricostruire in toto i due amplificatori !
Caratteristiche tecniche Cabre AF22 :
Potenza nominale : 55 watt per canale su 8Ω ( stereo , entrambi i canali pilotati in banda passante )
Uscite : Un loop per registratore (190mV din+rca), uscita pre-out (850mV) — Due coppie di diffusori selezionabili A / B / A+B. — Cuffia 32-600 ohm — due prese outlet 220v , di cui una comandata.
Semiconduttori impiegati : 30 transistor , 23 diodi (di cui 2 diodi zener) , 2 led , 1 integrato LM723 per le tensioni di servizio
Dimensioni : 460 x 340 x 160mm
Peso netto : 13 kg
Costruzione interna e dotazioni :
Molto pesante e imponente, vi è davvero poco uso di plastica in questa realizzazione : Manopole (tornite dal pieno!) e frontale sono in alluminio ,quest’ultimo anodizzato color ottone ; Mentre il telaio fa uso di lamiera debitamente piegata e rinforzata da nervature meccaniche. La sezione di alimentazione conta sulla presenza inusuale ,di un integrato LM723 impiegato per stabilizzare (+30v) le tensioni di alimentazione del preamplificatore e della sezione RIAA .
L’amplificazione può contare su una capacità totale (in origine) di 10.000uF , taglio grossomodo corretto per la potenza erogata.
I due amplificatori hanno dissipazione indipendente e costruzione modulare, aspetto che ne facilita discretamente la manutenzione in caso di guasti. Peccato solo non si sia optato per un connettore a pettine.
Si adotta uno schema classico in configurazione “quasi complementare” con la sezione di linea in classe A senza amplificatore differenziale , flottante rispetto alla massa telaio e moderatamente controreazionato in locale . Presenti le protezioni elettroniche in corrente a limitazione di eventuali situazioni pericolose per i transistor finali.
Assai ricca la dotazione di controlli presenti sul frontale del Cabre AF22 : Cito dapprima il comodissimo Loudness ad intervento continuo (aspetto poi ripreso da Yamaha nei suoi amplificatori, chissà se furono inspirati ?)
I controlli di tono sono separati sui due canali permettendo correzioni individuali. Presenti i comodi filtri subsonico e ultrasonico e ,citazione degna di nota, il controllo di sensibilità per la cuffia , per adattare meglio la corsa del volume.
Presenti due piccoli led indicano l’insorgenza dei primi fenomeni di “tosatura” delle sinusoidi . Dietro di loro vi è un semplice circuito a soglia di tensione , pertanto non viene rilevata direttamente la distorsione , ma il raggiungimento della tensione nominale corrispondente ai 55W su 8 ohm
La protezione dei diffusori dalle anomalie eventuali sullo stadio finale è garantita da una coppia di fusibili da 3A : Infatti, pur nonostante sia presente un relè di commutazione sugli altoparlanti, questo è solo un mero ritardo per non sentire il transitorio di accensione. Non ha nessuna circuitazione di rilevamento CC sulle uscite…unica vera pecca dell’apparecchio.
Modifiche e upgrade (consigliati) :
Il Cabre AF22 è ben costruito nel suo complesso ed è un apparecchio certamente appetibile anche odiernamente , tuttavia il porre in essere alcune modifiche lo rendono potenzialmente migliore , a discapito di perdere un qualcosa sul piano dell’originalità (ognuno di voi sceglierà in base alle proprie conoscenze e in base al proprio giudizio , il dafarsi…io proporrò solo uno spunto di traccia al miglioramento)
Connettori RCA pannello posteriore :
Gli originali, come in molte apparecchiature italiane, sono direttamente saldati alla scheda madre. Questo nel normale utilizzo e col tempo cricca le saldature sino al distacco della presa RCA
Una modifica importante e conveniente, consiste nella sostituzione con elementi a vite filettata, allargando il foro presente e ripristinando il collegamento alle piste con corti spezzoni di filo stagnato
Condensatori di filtro :
La componentistica impiegata sul Cabre AF22 è di buona fattura. I condensatori di filtro ICAR ,li troverete quasi certamente ancora in tolleranza e funzionanti. Tuttavia l’incremento da 5000uF a 6800uF per ogni ramo ,permetterà il vantaggio di un maggior margine dinamico senza dover intervenire nella sostituzione dei diodi sul ponte raddrizzatore.
Circuitazione antibump :
Come detto poc’anzi, quello montato di origine sul Cabre AF22, prevede solo un certo ritardo nell’inserire i diffusori all’atto dell’accensione. Non rileva nessun offset potenzialmente pericoloso, ne tantomeno salva da una severa avaria dei transistor finali.
Il rimpiazzo con un moduletto DIY presente su aliexpress a pochi euro, basato sul celeberrimo circuito integrato uPC 1237 ,permetterà di colmare il grave gap . L’alimentazione verrà parimenti prelevata nel medesimo punto dove il circuito originario trae energia. Trovate il link a fondo pagina
Potenziometro Volume :
La presenza in cascata (circuitalmente parlando) del controllo Loudness e del controllo di Bilanciamento canali destro/sinistro , pone l’obbligo dell’utilizzo di un potenziometro con ridotto scartamento tra i canali, pena di non accusare uno sbilanciamento nel normale ascolto alle varie posizioni del volume, specie ai primi mm di corsa dallo zero . Ormai gli Alps blindati sono diventati abbordabilissimi, con 10€ lo prendete munito della propria basetta di collegamento in vetronite per fare un lavoro pulito e ordinato. Anche per questo componente , trovate il link a fondo pagina.
Conclusioni e pareri :
Come spesso ribadito, spesso anche in altre occasioni, il Cabre AF22 è un pezzo da possedere se avete la passione delle apparecchiature nostrane. Ha un suono molto equilibrato e soprattutto non si piega nell’uso con diffusori difficili, ancor meno se avete upgradato la sezione di filtro . L’impostazione classica, unito al buon numero di ingressi lo inserisce facilmente in ogni catena già di un certo pregio. I suoi 55watt permettono una efficace sonorizzazione ed hanno la “giusta” riserva dinamica su ogni genere musicale. La costruzione è quella di un carro armato e i suoi 13 kg sono li a ricordarlo…unico neo è la dimensione , scelta fuori standard ai canonici 43cm …. Questo aspetto può essere un piccolo problema se inserito all’interno di un mobilio dedicato.
I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.
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