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W il registratore a cassette !!!!

Siamo fatti per cambiare recitava un famoso spot qualche anno fa (e tornare spesse volte sui nostri passi). Quindi ,dopo il vinile , oggi sta pian piano riprendendo vita anche il registratore a  cassetta . Follia del momento oppure un ritorno prepotente alla ragione ? Di seguito alcune considerazioni da parte dello scrivente ,  dirette soprattutto al neofita , su queste simpatiche macchine , che ancora oggi sanno “suonare” grazie al pregio di essere analogiche!

 


Un pò di storia sulle “compact cassette” prima di parlare di registratori a cassetta :

Chi è nato negli anni 2000 o poco prima, non ha potuto viversi la strabiliante epoca delle “Compact Cassette” , quindi questa breve digressione spero verrà comoda a coloro che si avvicinano in questo “mondo” per comprendere l’espansione mondiale delle cassette e il loro bel perchè .  Si deve partire considerando che , dagli anni ’50 sino ad una buona prima parte dei ’60 , l’ascolto su nastro in ambito amatoriale/casalingo avveniva praticamente solo su bobine ed erano l’unico metodo indiscusso di registrazione  sino ad allora per il privato (esisteva in realtà anche il registratore  a “filo” armonico, ma aveva avuto una diffusione abbastanza limitata).

Tuttavia nel 1962 la Philips ( eh si , sempre lei : Quella del Ciddì 😉  ) pensò e brevettò un sistema denominato “a cartuccia di nastro” che permetteva la rapida intercambiabilità della medesima nel lettore garantendo allo stesso tempo un elevato grado di “portatilità” . A dire il vero arrivò sulla stessa conclusione anche la RCA  circa quattro anni prima (1958) con la sua “Sound Cartridge” , ma le dimensioni erano tutto tranne che votive alla praticità , fattore che ne frenò da subito la diffusione su larga scala .

Come poc’anzi accennato ,Philips mise quindi a punto un modello denominato appunto : Compact Cassette … e almeno nelle prime luci dell’alba era un sistema concepito solo per i dittafoni , nulla avrebbe fatto pensare ad un utilizzo Hi-Fi visto lo spessore esiguo del nastro e la velocità di soli 4,75cm/s

Molti costruttori tuttavia si resero subito conto delle potenzialità di questo neonato “supporto” e non ci volle quindi molto perchè spuntassero presto sul mercato fior fior di registratori , che sbarazzarono in un sol  colpo le  nuove ( nate nel 1966 ) cartucce “stereo 8” allora in gran voga specie sulle autovetture ( Non mi dilungo su questo argomento , su wikipedia , e nel link a fondo pagina, trovate tutte le info al riguardo di questo poco compreso , quanto valido e sfortunato supporto)

Stessa motivazione di praticità colpì purtroppo anche le interessanti Elcaset , nate dalla joint venture di Matsushita / Sony / Teac nate nel 1976.

Parenti strette (in termini dimensionali) delle Sound Cartridge di RCA , ma nettamente molto più performanti , conobbero solo un risicato bacino di affezionati nonostante prestazioni simili a quelle di un open-reel. Ancora una volta le contenute dimensioni delle compact cassette  risultarono un asso vincente su ogni altro formato.

Fu dunque il boom incontrastato delle cassette , sia vergini , sia già pre-registrate di fabbrica. Ognuno, per la prima volta nella storia,  aveva la possibilità di maneggiarle senza combinare disastri ed erano affidabili (fintanto si faceva manutenzione al lettore) quanto facili da portarsi in giro . Nascevano da qui  , i primi riversamenti da disco in vinile a cassetta e di conseguenza ognuno si poteva comporre la propria cassettina coi brani preferiti … Pensate sempre agli anni in cui si era prima di considerazioni “cattive” dettate dalle odierne comodità di cui disponiamo 😉 . Non per ultimo le cassette erano spesso il pretesto galeotto per far breccia sul “gentil sesso” , specie se con una sdolcinata dedica nella “inlet card” :  il bugiardino dove si scrivevano i titoli delle canzoni sul lato A e B della cassetta 😉 🙂

Agli albori le “CC” avevano al loro interno  nastri semplici : Erano infatti disponibili solo quelle all’ossido di Ferro ( nastro Tipo 1) . Successivamente,visto il favorevole consenso del pubblico , vennero sviluppati nuovi composti e si arrivò ben presto dunque alle cassette al  biossido di Cromo (nastro Tipo 2) , al Ferro / Cromo (nastro Tipo 3 , abbandonato quasi subito ) e al Metal ( nastro Tipo 4) con qualità crescente in termini di prestazione e dinamica . Spuntarono quindi di logica  i ” Tape selector ” sui registratori per una corretta interfaccia macchina / nastro anche se il loro utilizzo non è sempre stato osservato in maniera scrupolosa…. C’est la vie 🙂

L’evoluzione della formulazione nei nastri fece parallelamente progettare ai costruttori nuove e performanti macchine in grado di poterli registrare al meglio ( Ma guarda un pò 😉 il solito indotto già visto nel mondo dell’ hi-fi … ). Nella decade tra gli anni ’70 e gli anni ’80 sono stati concepiti i migliori registratori a tutt’oggi ! Oggetti di costruzione lodevole , capaci di coprire lo spettro acustico tra 20 e 20000hz con margini dinamici superiori ai 60 dB , ampiamente capaci di contenere  un vinile o una fonte teoricamente più raffinata come il  “ciddì”  .

Il rovescio della medaglia in questa tecnologia è dato principalmente dal fruscio, generato per un buon 60% dal contatto nastro-testina , un’altro  30% dal cabinet della cassetta stessa ospitante le bobinette e per un ricco 10% dalla parte elettronica interna alla macchina deputata all’amplificazione e trattamento del segnale letto dalle testine . Per questo motivo è d’uopo trovare quasi sempre su molti registratori , alcuni sistemi atti a cercare di ridurre il rumore in maniera più o meno efficiente : Nomi come Dolby , DNR , DBX sono più o meno conosciuti a tutti … Ma questo lo vedremo poi dopo!

Oggi sulla piazza dell’usato v’è ne sono per tutte le tasche … Esistono ciofeche clamorose come eccellenze . Nella via di mezzo ? Vi sono un numero pressochè indefinito di deck validi : Le variabili di scelta sono legate all’aspetto estetico, alla costruzione , alla marca (!) e alle caratteristiche tecniche che vanno consultate a priori di un futuro acquisto . In linea di principio è un “buon deck” quello che con un nastro metal copre i 30-20000hz senza problemi nella maschera +/- 3dB. Deve possedere almeno un sistema di riduzione del  rumore (meglio se due) e due ampi strumenti per leggere il livello di registrazione (sia essi analogici o digitali è indifferente anche se i secondi vantano l’assenza di inerzia risultando più veritieri nell’indicazione ) . Il vano cassette sarà comodo esso sia illuminato per vedere a colpo d’occhio il nastro rimanente , mentre per  il sistema di trasporto si può spaziare da un buon robusto sistema meccanico a tastiera fino a quelli servoassistiti da un microprocessore . Una ricca “Gooogolata” o un giro su Facebook (se visiterete i forum dedicati 😉 ) vi aiuterà moltissimo a capire qualità e pregi prima di procedere all’acquisto di un simpatico registratore.

 


I registratori a cassette … vizi e virtù :

Prima di dire tante altre cose, inizio col fare una precisazione: Nell’ipotesi di un potenziale acquisto, girate alla larga dalle doppie piastre e dai registratori con autoreverse (sia esso con testina fissa a 4 tracce  o con testina rotante) : I primi ,tranne qualche rarissima eccezione sono sempre oggetti economici e frutto di molti compromessi.

I secondi hanno sì , il gran pregio nella pigrizia del non girare la cassetta, ma a tal comodità si paga lo scotto non indifferente di una scarsa precisione nella lettura e registrazione del nastro … Situazione che vi condanna ad ascolti perennemente cupi e privi di grinta  (nel gergo tecnico questo disallineamento si chiama : errore azimuth). In quelli (già più rari) con testine a quattro tracce è invece l’interferenza di “crosstalk” a creare fastidi e echi fantasma…

Sistema a due testine autoreverse rotanti
Sistema autoreverse con testina fissa a 4 tracce

Nel mondo degli “autoreverse” esiste comunque  qualche eccezione alla regola , tali macchine sono comunque  “mosche bianche” costose ,adatte alle tasche di pochi e visto la forbice anacronistica in ballo forse oggi non avrebbe nemmeno poi così senso un tal investimento di denaro…ma quest’ultima è una mia considerazione personale 😉

Nakamichi RX505 ,uno dei pochi deck autoreverse a rovesciamento di cassetta

Nell’arduo compito della scelta del proprio registratorino a cassette vanno altresì evitate le macchine troppo vecchie , dei primi anni 70 , affette generalmente da un suono chiuso e papabili di un usura che renderebbe necessaria una revisione a fondo delle parti meccaniche per una fruizione senza patemi d’animo .


Caratteristiche tecnico-meccaniche nei registratori a cassette :

 

  • Meccanica di trascinamento del nastro

Le meccaniche nei deck a cassetta si dividono in tre nette categorie : 1) Manuali. 2) Con sistema meccanico di “assistenza” e per ultimo 3) con sistema “logico servoassistito” .

Le prime sono relegate normalmente a deck economici ( o apparecchi portatili / boombox) che badano al sodo . Hanno una tastiera meccanica per comandare le funzioni e normalmente hanno un motore singolo che muove il tutto . Se costruite con i sacri crismi   sono praticamente eterne anche se costringono a qualche manovra scomoda .

Le seconde sono simili alle prime ma si sfrutta il -momento torcente- del volano interno per alzare il castelletto delle testine o per azionare i comandi Rew e F.Forward. La tastiera è sempre meccanica ma stavolta si usufruisce di rinvii e ingranaggi a camme che lavorano sfruttando l’energia cinetica immagazzinata nel volano del capstan ; permettendo quindi di attuare le varie funzioni , e garantendo un minimo di agio nell’utilizzo.

Retro di una meccanica “soft touch”

Questa tipologia di meccanica prende il nome di “Soft Touch” ,  e anche in queste , normalmente si ha un solo motore ; Quest’ultimo, è sempre in funzione anche con macchina a riposo (Stop) per poter essere subito pronto ad ogni comando impartito . Potete accorgervi se siete davanti a un registratore con codesta meccanica a bordo osservando nel vano cassette il capstan, che ad apparecchio acceso sarà in movimento .

Il terzo sistema è invece appannaggio già di apparecchi più costosi . E’ normale trovare in queste realizzazioni , 2 o più motori dediti alle varie funzioni della meccanica più un certo numero di sensori e solenoidi . I vari “ordini” (FF-REW-PLAY-REC-PAUSE-STOP) sono impartiti questa volta su una tastiera a pulsanti elettronica gestita da un microprocessore il quale a sua volta aziona in sequenza corretta motori e attuatori sulla meccanica   . Commercialmente la dicitura “Feather Touch – Full logic transport ” individua quei registratori muniti di questo sofisticato  genere di azionamenti.

Ricordatevi però una cosa : E’ sempre meglio preferire una macchina manuale ma ben costruita rispetto ad  una “ciofeca” economica con comandi elettronici servo-assistiti….Detto questo, le funzioni automatizzate di norma sono preferibili per precisione di funzionamento se tutto è costruito con senso.

Esempio di eccellente meccanica papst in pressofusione a 3 motori

Vi capiterà infine di trovare alcuni apparecchi che sfruttano talvolta un mix dei tre metodi maestri sopra elencati : Sono generalmente meccaniche senza lode ne infamia ma meditate su una cosa : Nascono  sempre dal frutto di compromessi che strizzano l’occhio all’economia 😉


  • Numero di Testine :

Un registratore a cassette può impiegare un sistema a due o tre testine : Vanno di norma preferiti i registratori a 3 testine per qualità di registrazione (fisicamente una per ogni funzione : Cancellazione , Registrazione e Audizione ) . Va detto ,ad ogni modo, che molti 2 testine sono assai validi (specialmente al riguardo del portafogli) pur mantenendo al contempo una dignità sonora elevata . Ciò non toglie che un 3 testine è più veloce e meno incasinato da gestire specialmente nella procedura di calibrazione del bias possedendo la funzione “monitor” che vi permette una valutazione in tempo reale della registrazione che state effettuando.

Meccanica a tre testine e sistema di trasporto a doppio capstan

Nei due testine preferite sempre apparecchi con teste a profilo iperbolico : Permettono una maggiore pressione del nastro per mm2 guadagnando in rapporto S/N e dinamica.

Meccanica a due testine (lettura e scrittura iperbolica) e capstan singolo

Le testine montano di norma su un supporto chiamato “castelletto o ponte ” che le traghetta su e giù verso il nastro . E’ importante che questo particolare meccanico sia di buona qualità : Preferibilmente di alluminio o Nylon …. Se vedrete plastica sappiate che avrete a che fare con una meccanica economica quanto imprecisa e rognosa . “La” oppure “Le” testine hanno una ben definita quota di parallelismo (azimuth) rispetto al nastro, valore tarato in fabbrica che è indispensabile non mutui nel tempo , pena diversamente,  di ascolti infelici e privi di gamma acuta . Da qui nasce il perchè di scegliere un castelletto fatto bene 😉


  • Capstan e sistema di trasporto :

In ogni registratore a cassetta , la costante velocità del nastro è data dal capstan . Assicuratevi sia sempre alloggiato su bronzine di ottone con supporto in alluminio . Girate alla larga da meccaniche con tale sede in plastica

Ad esso ( insieme alla frizione sulla bobina creditrice e al pinch roller) si deve il corretto contatto testine-nastro e tutto quello che ne consegue in termini di prestazioni soniche .

Data quindi l’importanza di questo dispositivo , diversi costruttori hanno dotato le loro macchine  del doppio capstan , in modo da avere sempre una tensione stabile del supporto magnetico sul ponte delle testine.

Questo metodo è tuttavia da preferire SOLO se la meccanica è stata costruita maniera impeccabile da costruttori ben noti nel mondo Hi-Fi . Basterà infatti un banale disallineamento tra capstan “debitore” e “creditore” o uno sfasamento di rotazione tra i due per aver nastri perennemente cupi e stropicciati . Va di conseguenza che questo metodo è impensabile trovarlo su macchine economiche ed è più facile incontrare tale sistema trasporto su apparecchi a 3 testine rispetto ai classici combo a 2 teste.


  • Sistema di riduzione del rumore :

Il nastro , muovendosi e nel contatto con la testina , genera fruscio. A questo si deve aggiunge il rumore del “case” che ospita le bobinette di nastro a cui va poi sommato il rumore “elettronico” generato dalla parte amplificatrice del registratore . Esistono per questo motivo, numerosissimi sistemi di riduzione per contrastare tale “piaga” 😀 . Quasi tutti si basano sul processo di codifica e decodifica del segnale ,applicando una compressione nella registrazione e una “decompressione” durante la lettura .Questo porta ad un innalzamento del rapporto S/N …Non ne esiste uno migliore in assoluto , ognuno aveva i suoi “pregi&difetti” . Di seguito uno specchietto dei più noti presenti nei registratori a cassetta (altri metodi saranno volontariamente omessi in quanto non compaiono sulle macchine a nastro per uso “amatoriale”)  :

moltisuoni - dolby b

Sistema Dolby B (1968) : Il più diffuso in assoluto , migliora il rapporto segnale disturbo di quasi 10dB . Necessita di una perfetta calibrazione di rec level e bias per funzionare decentemente senza vistosi”tagli” al programma musicale….Nato da una costola professionale , ovvero il Dolby A . Esistevano anche varianti dedicate  per l’utilizzo con i vinili e con la radio FM  (Dolby FM) . Il gran vantaggio di questo modesto riduttore sta nel fatto che il nastro registrato può essere riprodotto su apparecchi sprovvisti di dolby senza sgradevoli carenze, intervenendo semplicemente sul controllo di tono o acuti. Dal 1979 in poi sui registratori verrà solo impresso il logo “dolby NR” , ma sappiate che è sempre riferito al sistema “B”. Va ricordato infine , che il medesimo era spesso  impiegato vantaggiosamente anche in ambito “video” sulla tracce audio stereo delle cassette VHS

Sistema Dolby C (1980): Migliore rispetto al B ,con il quale viaggia sempre in coppia , guadagna altri 6dB in rapporto segnale disturbo (arrivando quindi a un margine reale di 15-17dB di media)…meno incline alla perfetta taratura della piastra in funzione del nastro . Anche questo riproducibile su apparecchi non necessariamente “dolby” senza marcate storpiature del suono.

Sistema Dolby S (1989) : Univa i vantaggi del dolby C e del Dolby SR (spesso utilizzato in ambiti professionali) garantendo una attenuazione del fruscio da  un minimo di 10dB sino a 25dB nella gamma alta del programma musicale. Il vantaggio ulteriore di tale riduttore era la possibilità di essere decodificato anche da macchine più anzianotte provviste del solo Dolby B traendone comunque beneficio sonico. Ebbe tuttavia vita assai breve in quanto sviluppato verso la fine del 1989 … L’attenzione era focalizzata ormai sui cd-player … i registratori incominciavano ad essere visti come sorgenti secondarie.

DBX (1971) : Sistema celebre per l’elevato rapporto S/N (>95dB) , di solito appannaggio di piastre d’alta gamma e soprattutto registratori a bobine . Ha lo svantaggio principale nel vincolo di dover essere correttamente tarato su ogni sorgente audio per una perfetta funzionalità . I programmi registrati con dbx vanno obbligatoriamente riascoltati su apparecchi provvisti di tale riduttore.

Super ANRS (1972) : Proprietario della JVC, permette margine di riduzione di circa 7/8 dB nella prima versione e circa 13-15 dB nella successiva “Super ANRS” (1977) . Nato principalmente come fermo oppositore al dolby B aveva il vantaggio di essere meno legato alla taratura nastro/macchina rispetto al rivale americano. Anche questo metodo può essere riprodotto su apparecchi sprovvisti di ANRS senza particolari carenze . Per titolo di mera curiosità : Sul finire del 1980 la JVC concederà alla fine le royalities alla Dolby mettendo la parola “fine” al suo riduttore di rumore 😀

DNR (1981) : Marchio registrato dalla National/Panasonic  ma fu in origine Philips a svilupparlo dieci anni prima (Si chiamava allora DNL , acronimo di : Dinamic Noise Limiter). Agisce in sola lettura ed è paragonabile ad un “noise gate” attenuando l’estremo acuto del programma musicale al di sotto di una certa soglia … Ha il pregio della versatilità in quanto può essere applicato anche a sorgenti comuni quali vinili e radio senza bisogno di codifica alcuna . Curiosità : Era nato agli albori come “riduttore di rumore” per linee telefoniche….

HighCom (circa 1974) : Invenzione costola in parte del  Telefunken Telcom C4 , Stavolta a firma del binomio Telefunken/Nakamichi. Nelle sue varie revisioni è arrivato ad avere un attenuazione del rumore sino a 25 dB…Efficiente e abbastanza equilibrato nel suo intervento non ha conosciuto una diffusione eclatante se non su apparecchi tedeschi e del celebre casato nipponico . Esistevano anche varianti per poterlo utilizzare con sorgenti non necessariamente a nastro ,quali vinili e trasmissioni FM . Metodo di riduzione molto tecnico e performante .

Super D (1979) : Sviluppato dalla Sanyo / Fisher ,permetteva nel ciclo compressione/decompressione ,un incremento del rapporto S/N di circa 40dB di media con picchi di oltre 90dB…rispetto al DBX era meno invasivo nell’intervento,rendendolo più gradevole con certi generi musicali quali la “classica”. Andava anch’esso calibrato sul segnale musicale per un valido intervento ed era necessaria la riproduzione su apparecchi provvisti di tale riduttore.

ADRES (Circa 1978) : Sistema proprietario della Toshiba , permetteva una riduzione utile del rumore intorno ai 30dB su tutto lo spettro audio. Purtroppo ha avuto un successo risicato nonostante le ottime prestazioni soniche. Andava anch’esso (come il DBX ) tarato in funzione della sorgente per un perfetto funzionamento. Riduceva altrettanto bene il rumore dei vinili nelle applicazioni stand-alone ,anche se a dir la verità perlomeno qua in Italia ,dischi codificati in Adres non se ne sono mai visti in giro ,nemmeno nella “golden era” .

Cito poi per ultimo il sistema EX-KO che era prerogativa di alcuni apparecchi prevalentemente ungheresi edi alcune produzioni  autoctone della germania dell’est…. In buona sostanza fu un clone riconducibile come efficacia ai sistemi Dolby B / ANRS


  • Vu-Meter :

Ogni registratore a cassette che si rispetti deve avere a bordo un “modulometro” , ovvero un interfaccia uomo-macchina che permetta di valutare correttamente l’intensità del livello di registrazione per evitare l’inevitabile saturazione del nastro… al secolo ? Il VU-Meter!

Vu-Meter a riflessione ottica

Due famiglie prevalentemente: Gli analogici ad ago e i digitali a settori (siano essi lcd o fluorescenti).

Vu-Meter a tubo fluorescente VFD

Il fascino di un grosso vu-meter ad ago è indiscusso…lo  guarda per ore rimanendo ipnotizzati , tuttavia più grande è , più inerzia accumula restituendo quindi una lettura di “media” per quanto riguarda l’ampiezza del segnale che state registrando. Per questo motivo spesso capita di trovarci insieme un piccolo vu-meter ausiliario a led oppure una coppia di led L-R per rivelare il picco.

Vu-Meter ad ago

I display digitali ( o a led) aggirano il problema dell’inerzia avendo tempi di risposta inferiori ai 0.5mSec , dal canto loro sono un pelino meno scenici . Qui vi sono principalmente due sottocategorie : A cristalli liquidi e a tubo fluorescente (vfd , antenato dell’occhio magico a riscaldamento diretto).

Display VFD

Entrambi sono buoni metodi di lettura, ma i secondi emettendo luce e sono di più facile lettura rispetto agli LCD ,quindi da preferire.

 

  • Selettore nastri e Bias:

Come detto qualche paragrafo fà , quasi tutti i registratori a cassette posseggono sempre un selettore nastro per interfacciarsi a quanto il mercato offriva ( e offre tutt’ora) : La scelta migliore  è avere una macchina che possa registrare tutti i 4 tipi di nastro (Fe -FeCr-Cr-Metal)…Quelle più vecchie , antecedenti al 1980 non possiederanno posizione -metal- e pertanto sono più limitate nell’utilizzo di tutti i giorni .

Parecchi deck  di  fascia media ,hanno di norma il controllo esterno del bias (che permette solo una escursione del +/- 10% rispetto al tipo di nastro scelto )  . Questo comando può rivelarsi  spesso utile per cercare di ottenere una copia del nastro quanto più conforme all’originale…Particolare da preferire sempre restando nel discorso di un futuro acquisto, per maggiore versatilità offerta ,meglio se corredati anche da controllo fine del livello e dell’equalizzazione.

In macchine anni ’90 oltre ai controlli di cui sopra, troverà spazio il sistema  Dolby HX-Pro che in buona sostanza aiutava la dinamica di registrazione modulando la corrente di bias in funzione del programma musicale e in maniera del tutto automatica . Non lo si confonda coi riduttori di rumore prima citati … perchè non lo è !! 😉 anche se è vero che nei loghi nei frontali degli apparecchi è sempre a “braccetto” coi “noise reduction”

 


La manutenzione :

 

  • Pulizia delle testine e organi di guida nastro

Le testine vanno sempre pulite , su ogni registratore a cassette,   nell’intervallo medio di 15/20 ore di ascolto con alcool isopropilico , capstan compresi . Per il pinch roller in gomma è invece preferibile una soluzione di chante clair diluito in parti 1 a 2 da risciacquarsi in un secondo passaggio con acqua distillata . Per espletare queste operazioni i comuni cottonfioc sono perfetti per questo scopo. Essi vanno inumiditi e passati sulle parti meccaniche asportando ogni residuo lasciato dalle cassette.

Attendete sempre un tempo ragionevole di asciugatura prima di riascoltare nuovamente una  vostro amato nastro  . Scontato ma …. non troppo!  Dimenticate Altresì i troppo comodi sistemi a cassetta che ancor oggi sono resi disponibili dalla “grande rete” : Nessuno di essi riesce a restituire i risultati di una buona “pulizzata” manuale 😀

 

  • Demagnetizzazione del gruppo testine:

Di norma dopo molte registrazioni è possibile che un residuo di magnetismo si annidi nel gruppo testine e zone limitrofe…ciò è del tutto normale.  Fa quindi parte della “manutenzione di routine”  la smagnetizzazione delle testine oltre alla loro pulizia scrupolosa  (logicamente al bisogno se notate una riproduzione/registrazione cupa e in ogni caso ogni 100 ore circa) . Come per le cassette pulisci testine, esistono anche qui ,comodi accessori “demagnetizzanti” fatti a compact cassette … Evitateli come la peste !

Per procedere al lavoro bisogna primariamente procurarsi un idoneo smagnetizzatore a 220v. A registratore rigorosamente spento si apre il vano cassette (meglio se senza sportellino ,opzione consentita dalla stragrande maggioranza dei deck)  e fatto questo , a debita distanza si accende lo smagnetizzatore, avvicinando lentamente i suoi “becchi” al gruppo testine –senza che essi abbiano mai a toccare nessuna parte o componente del registratore– . Partendo da sinistra con passaggi molto lenti , a moto rotatorio lo si fa traslare verso destra , “coprendo” nel tragitto tutto il gruppo testine e i capstan  . Una volta arrivati a destra si allontanano quindi le espansioni polari  (sempre da acceso, mi raccomando) fino ad una distanza raccomandata , circa 60-80cm dal registratore, dopodichè lo si spegne definitivamente . Le operazioni ora descritte non devono durare giorni….ma solamente alcuni minuti 😉

Nota bene :  Lo smagnetizzatore altro non è che un grosso elettromagnete discretamente potente : Evitate pertanto di avvicinarlo da acceso ai Vu-meter analogici come anche alle testine di giradischi e in genere ad oggetti sensibili ai campi magnetici …rischiereste di danneggiarli irrimediabilmente.

Il tutto si basa (in breve) sulla coercizione data dal potente campo magnetico generato dall’elettromagnete a cui vengono “immerse” le testine….allontanandolo porterete via il magnetismo residuo in una sorta di ciclo d’isteresi.


E sul finire…..

 

Sarò “Cattivissimo Me” 🙂 ometterò quindi  volontariamente i costruttori di registratori a cassette da consigliarvi . Questo perchè le variabili in gioco sono molte (dal costo alle prestazioni passando per l’estetica)e pertanto di ciò, questo aspetto lo dovrete curare Voi stessi facendo un minimo di ricerca ,  tenendo a mente “quelle dritte” di cui si è parlato durante questo post ; I numerosi oggetti in circolazione non permetterebbero di fare una digressione seria e ragionata ! Se poi nutrite ancora qualche dubbio sul nastro e i sui registratori , ricordatevi solo di una cosa : Molte scatole nere degli aerei hanno ancora oggi sistemi magnetici di archiviazione (nonostante la codifica sia spesso in digitale) … Vi sarà un perchè 😉

 

Un caro saluto a tutti e a presto !!!

 

Andrea

 


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Link per saperne di più sull’argomento:

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Musicassetta

https://it.wikipedia.org/wiki/Registratore_a_nastro

https://it.wikipedia.org/wiki/Stereo8

https://www.facebook.com/groups/musicaanastro

https://www.facebook.com/groups/393797334561691/?modal=false&should_open_composer=false

 


Dedicato a mia mamma Martina.

 

 

 

Ferragosto 2020

Dopo periodi poco sereni per tutto quello che è accaduto in questi mesi scorsi , almeno oggi l’augurio di una bella giornata spensierata in compagnia della buona musica, della famiglia e degli amici più cari!

A presto

Andrea Moltisuoni

 


Per saperne di più sul ferragosto :

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Ferragosto

 

 

Buon Natale 2019

Un caro augurio di Buone Feste a tutti i “passanti”

Dal 2020 si ri-inizia a “scuriosare” in lungo e in largo nelle apparecchiature come d’abitudine  😉  🙂

Magnadyne SV45 - Moltisuoni

 

Cordialmente ….. Andrea Moltisuoni !

Buon Natale!

Purtroppo eventi a me sfavorevoli hanno fatto sì , quest’anno , che  “moltisuoni” subisse una drastica fermata. Così è stato … La vita va presa come viene senza farsi troppe domande . Tuttavia non mancano gli auguri a Voi passanti (e alle Vostre famiglie) dal sottoscritto, con la promessa di risentirci , o meglio , rileggerci nel 2019 con nuovi stimoli . Dunque vi porgo il mio augurio di passare delle serene festività , ristoratrici e ricche di nuovi propositi !!!

Andrea

Hiletron 5050

Bello ,massiccio e con una ottima costruzione come ci si aspetta da un prodotto derivato dal “pro”. Di seguito avrete modo di fare la conoscenza di questo splendido prodotto nostrano , costruito verso il finire degli anni ’70 , nella Golden Age della riproduzione acustica entro le mura casalinghe….L’Hiletron 5050!

E’ senza mezzi termini una dichiarazione d’amore per la FM . La Hiletron è tutt’oggi (Toh ! Per una volta tanto non si parla di aziende scomparse in Italia 😉 ) una dinamica azienda Milanese fortunatamente ancora attiva nel mondo “professional” audio .  Le realizzazioni tuttavia più impressive della casa di Baranzate , sono stati i compressori audio in uso nei broadcast FM di mezza Italia che , col loro inequivocabile timbro , facevano riconoscere le emittenti ad orecchio senza guardare la scala <3  .

L’hiletron 5050 poteva essere convenientemente utilizzato anche come monitor in ambito professionale , essendo pensato per il montaggio a rack , nonostante il target con questo (e altri prodotti in catalogo) fosse quello di fare breccia in un fiorente mondo economico quale era l’hi-fi domestica presente nel periodo ’70 -’80 sul nostro territorio .

Due grossi strumenti ad ago tenuamente illuminati e una coppia di display a segmenti led , caratterizzavano il frontale in massiccio alluminio anodizzato . Una sequela di tasti rendeva un design pulito e intuitivo , con serigrafie esplicative…oggi si direbbe human friendly.

Per filosofia progettuale e per esaltare soprattutto la qualità della realizzazione ( essendo un top di gamma ) il tuner Hiletron 5050 riceve solo la FM…Quindi  niente AM ! Caratteristica che per alcuni potrà essere percepita come un limite…Ma in realtà la scelta nasce dalla volontà di un prodotto altamente performante nella sua unica funzione . Le sue 20 preselezioni permettono ancor oggi lo “storaggio” delle maggiori emittenti  presenti nell’etere senza rinunce di sorta . Un estratto , infine , preso dall’audioguida del 1979 permette di avere un’idea della fascia di prezzo e delle prestazioni di cui è capace questa apparecchiatura.

 

 


Costruzione interna e , breve descrizione :

 

Il 5050 tradisce la sua vocazione digitale una volta aperto. Esso infatti è in tutto e per tutto un tuner analogico : Dagli ingressi a 75 e 300 Ω  per antenna sino alle prese RCA di uscita .

L’unica concessione al mondo dell’elettronica binaria risiede nella sezione stepper (Adibita a generare le tensioni a rampa per la sintonia del tuner) e all’unità scaler / frequenzimetro che permette la lettura diretta della frequenza sintonizzata dall’apparecchio .

Il segnale prelevato dalla presa “antenna” raggiunge all’interno il prestigioso tuner-front end della svizzera Gorler, uno dei migliori gruppi AF di sintonia a varicap del periodo , usato ampiamente in molti sintonizzatori di “sostanza” , quali Kirksaeter , SAE ed Acoustic Research tanto per citare i meno noti 😀 !

hiletron 5050 tuner gorler - moltisuoni

Un integrato lineare LM723 provvede alla polarizzazione , rigorosamente stabilizzata , dei diodi varicap al suo interno seguendo le rampe generate dalla scheda stepper relegata alla sintonia con memorie al seguito. Due trimmer (di cui se ne scorge uno in foto) definiscono i limiti di sintonia agli estremi della Fm commerciale tra 87,5 -108 Mhz

Purtroppo le sigle degli integrati della scheda “stepper” sono state accuratamente limate per tutela della proprietà  progettistica , questo in caso di guasti può rappresentare un serio problema .

Sono previsti due livelli di velocità per la scansione 88-108 Mhz  (slow e fast) selezionabili dal retro dell’apparecchio .

Una batteria in tampone da 1,2 v 1800mA asserve al back-up delle memorie e posizione della sintonia durante  eventuali assenze di rete .

Il segnale sintonizzato  reso dal tuner  passa attraverso il demodulatore IF costruito attorno l’ottimo integrato LM 3089 coadiuvato nel suo funzionamento da un’altrettanto valido filtro ceramico a 6 poli della Toko per incrementarne la selettività nell’AFC e rapporto S/N .

hiletron 5050 fm demodulator - moltisuoni

Sempre grazie all’integrato LM3089 si estraggono le tensioni differenziali che permettono il pilotaggio dei vu-meter deputati al livello del segnale ricevuto e al centraggio della sintonia .

hiletron 5050 moltisuoni - vu meter signal strenght

Per ultimo passaggio , la decodifica stereo del segnale viene  affidata al noto LM4500 responsabile della separazione dei canali sinistro e destro . Anche qua un ottimo filtro notch della giapponese Toko elimina spurie dalla banda audio utile . Lodevole plauso all’utilizzo di capacità in poliestere e tantalio, garanzia di strette tolleranze tra i due canali audio.

hiletron 5050 decoder fm stereo - moltisuoni

Sulla stessa scheda trovano posto anche i 2 transistor adibiti ad un primo disaccoppiamento del segnale  , quest’ultimo verrà in battuta finale ripreso ed equalizzato da altri due transistor sulla scheda madre per venire incontro agli standard di trasmissione previsti dal paese in cui il ricevitore si trova a ricevere . Tutto ciò è reso possibile da tre distinte reti R-C nell’ultimo anello di amplificazione ; Sul retro è  presente un apposito commutatore per selezionare la corretta curva di deenfasi (25 – 50 oppure 75μSec)

Dal tuner Gorler viene anche prelevata ed amplificata la frequenza sommata dell’oscillatore locale che permette mediante la scheda “scaler” , la lettura diretta della frequenza su cui ci si è appena sintonizzati . Notate il gran numero di integrati per svolgere una funzione che oggi sarebbe implementata in un solo IC dedicato

Completa la panoramica circuitale il piccolo amplificatore basato su due TBA820 … Previsto per un l’ascolto in cuffia o tramite piccoli altoparlanti monitor. Sottolineo il pregio dell’alimentazione dedicata

hiletron 5050 headphone preamp - moltisuoni

L’alimentazione di tutto il sintonizzatore è data mediante un sovradimensionato gruppo di regolazione a circuiti integrati . Lodevole il dimensionamento del trasformatore di rete , pensato per utilizzi continuativi senza cedimenti . I condesatori di filtro sono “computer grade” della Ducati , ancor oggi in perfetta forma  😉

Cito sul finire la curiosa attenzione  dedicata alla regolazione della luminosità nei display a led … Essa infatti dispone di un comando di massima posto nel retro dell’apparecchio

Tuttavia il reale adattamento continuo alla luce ambientale lo si deve ad una foto-resistenza posta appena sotto il gruppo display, prominente quindi alla finestrella in plexiglass rosso sul frontale.

hiletron 5050 ldr - moltisuoni

Ed ecco nel primo piano , l’occhio vigile della LDR pronto a captare prontamente ogni minima variazione di luce all’esterno 😉

 


Funzionamento e peculiarità varie….

Una volta acceso, l’hiletron 5050 impiega un paio di secondi a restituire il segnale audio verso l’amplificatore. Questo permette di non udire fastidiosi transitori.

La sintonia avviene dolcemente mediante i tasti down/up , tenendo presente che non essendoci PLL , il picco di sintonia migliore sta alla nostra lettura sul “tuning meter” e ad un minimo di confidenza con l’andamento della sintonia  a tasti ,che possiede una sua inerzia .

Le memorie vengono -storate- semplicemente selezionando il numero e sintonizzando ciò che si vuole, per poi richiamarle in un secondo tempo .

Il volume per l’ascolto “monitor” in cuffia gestisce anche una coppia di RCA posteriori , funzione tutto sommato comoda per allinearsi alla sensibilità degli altri componenti della catena sonora. E’ comunque possibile impostare un valore di uscita anche di quelli “fixed” tramite una coppia di trimmer presenti sul retro.

Il -muting- è in realtà uno “squelch” ; Chi ha dimestichezza con CB e ham radio sa di cosa stiamo parlando. Essendo un sintonizzatore totalmente analogico  la circuitazione “mute” è  un silenziatore a soglia variabile comparato  alla “forza” del segnale ricevuto . Questo vuol dire che in corsa tutta oraria lascerà solo passare le pochissime emittenti con una robusta portante , silenziando tutto il resto . Il giusto compromesso operativo lo si deve trovare quindi volta per volta a seconda delle condizioni di ricezione.

Sul retro è infine possibile collegare un oscilloscopio per poter osservare la “quadratura” tra portante e segnale modulato, opportunità ritornata in auge grazie ai piccoli DSO digitali a cristalli liquidi  provenienti dal sol levante a prezzi di una birretta … Non per ultimo codesta “facilities” permette una perfetta messa a punto dell’antenna e suo posizionamento fuori o dentro casa .

Lo strumento di S-meter di sintonia può avere l’ulteriore funzione di monitor Multipath per valutare la reizione all’immagine “fantasma” dell’emittente sintonizzata ,utile per avere la migliore qualità audio!

L’AFC per ultimo (e disinseribile all’occorrenza) permette la piena padronanza all’utente dell’etere 😉 😀

 


Conclusioni su questo Hiletron 5050

 

Da avere! Senza troppi giri di parole ! Non fatevi nemmeno intimorire dal pressing della DAB radio ; In Italia la convivenza coi due standard di trasmissione è un dato di fatto,  l’obsolescenza della Digital Radio vista con gli occhi odierni di smart-phone e reti internet è talmente chiara da non doverci spendere grosse parole in merito a questo argomento , incubo di molti collezionisti  .

Se vi piace ascoltare la radio , questo Hiletron 5050 è un sinto fuoriserie, atipico per progetto e costruzione…Ha tutto l’estro delle produzioni italiane di un tempo . Una bella elettronica  nostrana che dona alla FM un timbro caldo su voci e strumenti musicali . Al tempo stesso eccellente nel discriminare , con una costruzione al pari di molti apparecchi dal costo quadruplo…Non vi sono molti altri concorrenti nazionali a reggergli il confronto….Un consiglio ? Se lo trovate non fatevelo sfuggire 😉 fa parte di quelle meteore che lasciano il segno perenne nelle orecchie di chi sa ascoltare !

 


 

Alla prossima cari signori!

 

Andrea Moltisuoni

 

 


 

NOTA BENE:
I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 


 

Link per saperne di più sull’argomento :

 

www.hiletron.it

https://it-it.facebook.com/Hiletron-Srl-56202033013/

https://www.suono.it/La-rivista/Archivio/(pub)/56735

http://forum2.magnetofon.de/board13-verstärker-phono-decks/board51-verstärker-tuner-receiver/8136-hiletron-ein-italiener-im-exil/

 


 

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Alcune immagini sono tratte da internet (ove dichiarato) , ma se il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno rimossi

 


 

 

 

 

Philips Match-Line 22AV1993

L’anno nuovo lo battezziamo subito con un curioso sistema di altoparlanti : I Philips Match-line 22AV1993! Di forma a piramide e con emissione omnidirezionale , giusto per non farsi mancare nulla 🙂 Facevano parte della lussuosa serie “Match-Line” di Philips , una punta di diamante nel 1986 per quanto concerneva il nascente mercato “AV” in cui la casa Olandese , obiettivamente con molta lungimiranza , aveva creduto in netto anticipo rispetto ai suoi agguerriti concorrenti.

Nascevano come satelliti da affiancare a due unità sub-woofer a scelta . Ma come si vedrà più avanti , possono  essere usati come sistema a se stante ponendo in essere poche , ma mirate , modifiche atte a migliorare seriamente le qualità soniche di questi curiosi diffusori

moltisuoni - philips match line 22av1993 -2

E’ oltretutto una ottima occasione per “giocare” con un sistema omnidirezionale economico : Ciò permetterà di farsi una idea precisa sui pregi e difetti che tale sistema acustico offre , per poi passare eventualmente un domani a realizzazioni più ambiziose !

Photo courtesy: MFB Freaks.nl

Non per ultimo come in tutte le cose , merita un plauso il loro insolito ed elegante design a piramide , che ben si presta ad una integrazione in qualsiasi odierno salotto…


Costruzione , altoparlanti e smontaggio ….

 

Dal basso si svitano le quattro parker a croce , e la piramide di rete nera viene via lasciando a nudo il cabinet plastico il quale ospita woofer e tweeter. Ha un volume interno  di circa 1,5 litri al netto.

Altre 6 viti (Cerchiate in rosso…Due sulla flangia tweeter e quattro sulle flangiature del Woofer) e il tronco di piramide  si apre esattamente in due semi-metà .

I foam del woofer sono chiaramente belli marci , ma si sà !!!! Il tempo non è galantuomo…. All’interno si scorge un primordiale filtro cross-over deputato al taglio frequenze verso i due altoparlanti.

Si tratta di un semplice filtro passa alto a 6 dB per ottava ( A dirla tutta in realtà la cella del tweeter ha un comportamento in fatto di pendenza riconducibile e similare ad filtro del terzo ordine) i quali cut-off sono fissati in 200hz per il woofer e 9000Hz per il tweeter . Via , pedalare senza troppi complimenti ! Qua sotto ,se occorre , avete lo schema elettrico !

Va bene che queste Philips Match-Line erano concepite e parte di un sistema AudioVideo , va bene la qualità dei condensatori Roederstein …. Ma comunque si poteva fare sicuramente di meglio visto la fascia di prezzo in cui questo prodotto si poneva.

Philips match line 22av1993 tweeter

Il tweeter è un componente da 19mm a cupola rigida in Mylar (dotata di rifasatore acustico)  con magnete in alnico.

moltisuoni - philips match-line 22av1993

Il woofer (Sarebbe molto più corretto chiamarlo largabanda) è un componente da 120mm con bobina mobile da 15mm in alluminio e gruppo magnetico schermato come di prassi negli impianti “AV” Questo per non interferire col CRT del tv se posti nelle vicinanze.

I dati di “targa” sul finire dichiarano una tenuta nominale di 30 watt con picchi sulla 60ina e un’impedenza vista dall’ampli di 8 ohm . Nella prima serie non era prevista la morsettiera per i cavi : I diffusori avevano dunque un cavo uscente come unica terminazione casse-ampli 🙁 ! Fortunatamente le serie successive sopperiranno di grazia , a questa mancanza con una coppia di morsetti a molla.


Buoni propositi e migliorie….

Quanto propongo è frutto di una serie di esperienze condotte dal sottoscritto , il quale ha torchiato le due Philips Match-Line per diverse settimane in diversi ambienti . Di base tale modifica trova cardine sul cross-over e nella sostituzione del tweeter con un’ottimo componente Ciare-SEC . Nulla da ridire sul Philips nativo , che è di buona fattura , ma non c’è paragone tra una cupola in mylar ed una in seta come dettaglio e dolcezza!

philips match-line

Il nuovo cross-over  vanta celle del 2° ordine con una frequenza d’incrocio a circa 6000hz , di seguito lo schema per familiarizzare …  Il Ciare-Sec utilizzato è un elemento da , che viene abbinato ad un attenuatore L-pad in modo da avere un fronte “acuti” ritagliabile a misura d’ambiente . In caso di necessità , quindi volendo può essere nettamente in predominio rispetto al woofer : I motivi di questa particolare scelta verranno poi trattati più avanti .

moltisuoni - philips match-line crossover 22av1993

La basetta viene riutilizzata per ospitare i componenti del nuovo cross-over essendo quest’ultima un circuito stampato universale.

Col nuovo “cut-off” il woofer si trova quindi in condizione di salire in gamma medio-acuta senza però accusare distorsione negli estremi acuti del programma musicale  .

Va ad aggiungersi a quanto sopra, l’ulteriore vantaggio di non avere più “strozzature” in gamma bassa  .

La qualità dei componenti deve essere nella norma…Gli induttori però , sempre meglio se avvolti in aria ! E via al suo posto d’origine…

Il volume interno va riempito di fonoassorbente , dato che in origine non era nemmeno previsto . A scelta se lana di vetro o cascame d’ovatta , l’importante è che ques’ultimo non venga compresso una volta chiuso il cabinet con gli altoparlanti in sede.

I cavi conviene siano della giusta lunghezza per una manovra agevole dei componenti nelle operazioni di assemblaggio . Sotto il woofer ribordato con la sospensione in gomma butilica e un nuovo dust cap in carbonio 🙂

L’attenuatore L-PAD verrà fissato sul fondello delle casse , in un foro già esistente , che andrà allargato al Ø di 9mm . A posteri di questo lavoro sarà necessario poi accorciare il perno di comando per farlo rimanere sottomesso al piano d’appoggio .

La foto a sinistra mostra il fondo della cassa come concepita da mamma Philips . Quella di destra invece sfoggia il post-intervento, dove spiccano la morsettiera a vite e l’attenuatore L-PAD prima accennato. Il foro dove prima usciva il cavo, verrà reso cieco da una idonea vite conica M4 con  rondella in gomma dal lato interno.

Ho riposizionato infine a destra l’etichetta (Prima si trovava a coprire il foro dove ora compare l’attenuatore , si scorge infatti il testimone dell’adesivo … in attesa della targhetta custom). I serra-cavo a vite sono una “reinterpretazione” delle affidabilissime morsettiere da cablaggi nei quadri elettrici con jumper in rame OFC .


Malizie nel ri-assemblaggio del tutto….

 

I due semi-gusci andranno sigillati con colla a contatto (bostik o similari) nei profili di mezzeria come da prospetto soprastante evidenziato in giallo , rispettando scrupolosamente i salti maschio / femmina degli incastri . Attenzione al cavo del tweeter che stia nella sua sede , diversamente non riuscite a richiudere il tutto….

Il tweeter Ciare prenderà sede nell’alloggiamento previsto al vertice della piramide , il volume interno del cono difrattore verrà riempito anch’esso di fonoassorbente .

La faccia superiore dove ha sede la flangia , va coibentata con uno strato di poliuretano in modo da schermare l’emissione sottostante del woofer.

Il woofer è buona prassi dotarlo di una guarnizione in neoprene sul cestello ,  da garantire così la tenuta quando sarà alloggiato in sede.

 


Cosa cambia dopo le modifiche ?

Le Philips Match-Line , alla stregua di tanti piccoli diffusori restituiscono ora una gamma bassa presente seppur inevitabilmente risicata . In soldoni il subwoofer , post-modifica non è più una grossa mancanza benché sia sempre un domani implementabile .

Sentir suonare un diffusore omnidirezionale è davvero una novità. La musica viene dispersa effettivamente a 360° quindi , in linea teorica ogni ascoltatore gode di un ottimale punto d’ascolto a prescindere dalla loro posizione nella stanza con una “ariosità” sconosciuta ai convenzionali diffusori acustici.

Il mio (personale) giudizio è che per fruire appieno di tale tecnologia costruttiva , la piramide debba essere posizionata in spazi sufficientemente aperti e comunque senza oggetti riflettenti posti nelle vicinanze per potersi esprimere al meglio .

Una parete , o una tenda ad esempio enfatizzano o attenuano in larga misura l’emissione medio acuta (Qui si scopre il perché di avere un tweeter a 4 Ω che possa all’occorrenza farsi “sentire” regolandolo caso per caso) alterando notevolmente le qualità acustiche del sistema. La modifica proposta permette dunque di interfacciarsi al meglio nell’ambiente .  Adatte in sostanza per una amplificazione contenuta ma di qualità . In ragione delle modifiche proposte è corretto quindi riconsiderare la loro tenuta in potenza in un 15 Watt nominali e grossomodo 40w di picco con un modulo di impedenza prossimo ai 6Ω . Certamente è una piccola rinuncia da contrapporre però al vantaggio della qualità sonora acquisita ….

 

Alla prossima egregi!

Andrea Moltisuoni

 

 


 

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Link per saperne di più sull’argomento

 

http://pokazywarka.pl/3yg2to/

https://www.audiovintage.fr/leforum/viewtopic.php?t=53209

http://obsoletetellyemuseum.blogspot.it/2011/05/philips-25ml876608b-idtv-100hz-match_14.html

 


 

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Buon Natale!!!!!

moltisuoni buon natale

Anche quest’anno siamo arrivati all’agoniata meta , un tratto di pausa nella frenesia di questi veloci e frenetici anni , occasione di rimpatriate in famiglia , mangiate e riposo ! Su tutto quanto di bello mi possa venire in mente per questo periodo , mi è naturale porgere il più caloroso augurio a chi , nel proprio tempo , libero si trova a passare sul mio blog : Tanti cari auguri a Voi e famiglie , Buon Natale!

moltisuoni santa claus 2017

Andrea Moltisuoni

 

Link per saperne di più :

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Natale

 


 

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JBL 4301B Control Monitor

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor

Secondo appuntamento col tempo poco galantuomo, riguardante questa volta una coppia di casse JBL 4301B  Control Monitor ( Di quelle vere…fatte nella ridente e solare California , non in Cina!) ,  gelosamente conservate negli anni da mio padre . Trentaquattro anni suonati in tutti i sensi , si fanno sentire ed è giunto ora il momento di pensare seriamente ad un buon restauro conservativo .

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor

A dirla tutta i foam avevano oltretutto già “ceduto” nei primi anni ’90 e da allora  era stato un susseguirsi di interventi posticci … Tra cui la sostituzione dei woofer 🙁  in un’epoca dove non vi erano ricambi per ribordare e riconare …. Che brutte cose mammamia !  🙂

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor

 


 La serie Monitor secondo JBL!

moltisuoni brochure jbl

Probabilmente è stata la serie più apprezzata a livello planetario : Per la loro estetica e per le notevoli prestazioni che all’epoca ( Come del resto ancora oggi ) sapevano sfoderare …

James Bullogh Lansing

Frutto di molta esperienza maturata dal signor James B. Lansing nel settore professionale , soprattutto in cinema e sale teatro nel territorio statunitense .

Photo courtesy : http://www.hifido.co.jp

Su internet la letteratura in merito è assai ampia se si vuole approfondire l’argomento . E’ pertinente affermare che  “Altec Lansing” abbia insegnato a molti rivali cosa voleva dire costruire altoparlanti professionali … La classe non è acqua!  🙂

Moltisuoni - Fabbrica jbl-altec

La serie “Monitor” nasceva come precisa volontà di aprire una nicchia di mercato tra i semplici appassionati , spesso nemmeno addetti ai lavori . Le meticolose ricostruzioni sceniche di questi diffusori permettevano il poter apprezzare pregi e difetti delle incisioni con un livello di dettaglio sconosciuto all’epoca , e contemporaneamente davano la possibilità a chi si cimentava in registrazioni “live – amatoriali” di possedere un veritiero quanto introspettivo strumento di lavoro .

L’offerta dell’azienda di Northridge era all’epoca molto ricca: Si partiva dalle più piccole JBL 4301B Control monitor per concludere con le opulente 4350 Broadcast ( Enormi, a 4 vie !!!  Con un rene in meno del fortunato possessore) . Ad oggi è ancora abbastanza facile scorgere negli studi di registrazione un paio di JBL , magari affiancate alle più piccole Yamaha NS10 (Quelle col wooferino bianco latte).

Photo Courtesy : Homestudioitalia.com

Ritornando alle JBL 4301 …. Le versioni messe in produzione furono sostanzialmente due : La prima serie 4301 (riconoscibile dal baffle frontale in nero satinato) ,la quale montava woofer 116A in Alnico e tweeter tipo LE25-2 con anello esterno rifasatore in foam .

Photo courtesy : Audiostereo.pl

La “seconda serie”  (4301B) differiva dalla prima per l’adozione del woofer 116H (con magnete in ferrite) , flangia plastica anteriore sul tweeter tipo LE26 e frontale colorato nel celeberrimo blu cielo ,  nota distintiva della serie “Professional Monitor” nonchè delle protagoniste  trattate in queste pagine virtuali . La differenza maggiore tra le due consisteva nell’attenuatore posto sul tweeter che , nelle seconde serie, da la possibiltà di escludere del tutto ques’ultimo.

Per concludere la panoramica , va detto che le JBL 4301B  potevano  anche essere offerte amplificate , o per meglio dire … “Attive” (Sigla 4301B-E) . Montavano al loro interno un ruggente amplificatore da 15 watt ( Capace però di picchi dinamici oltre i 50 watt ) a simmetria complementare , dotato del comodo sistema di auto On/Off in base al segnale d’ingresso . Nessuna differenza all’esterno se non la flangia di alluminio nel posteriore , ospitante l’elettronica che a sua volta dissipava il calore generato dai finali nel medesimo “piastrone”. Sotto troverete una carrellata di foto della sezione amplificatrice unita al cross-over di serie …

 

Qui infine un breve estratto circa le caratteristiche tecniche:

 

 


 Presupposti di ripristino e spunti inerenti……

 

Altoparlanti

Ho appena parlato poco tempo fa su come ribordare al meglio un paio di ESB CDX 2 , pertanto stavolta prenderò in considerazione qua altri aspetti riguardanti il restauro di un diffusore , maturati con l’esperienza (e con altrettanti insuccessi) negli anni…Senza voler essere un tutorial , ma un semplice spunto per chi ha voglia di darsi da fare senza accendere un mutuo.

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor

La prima cosa è smontare tutto, avendo cura di annotarsi ogni minimo particolare , perchè la memoria spesso inganna anche in brevi lassi temporali.

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor

I woofer ( Tipo 116H ) li ho ribordati con una sospensione in gomma a bassa cedevolezza , e in questa particolare circostanza ( Visto la grossa cupola parapolvere incollata tenacemente ) ho utilizzato il metodo che non prevede il centraggio della bobina con spessori , ma l’autocentratura utilizzando un tone test a 50hz … Tecnica mai tentata prima d’ora dal sottoscritto e per la quale ho sempre avuto parecchie riserve sulla reale efficacia di questa procedura .

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor

Ammetto candidamente e , senza diritto di replica , di aver nutrito molto pregiudizio su tale metodo . Esso infatti ha funzionato egregiamente , centrando senza esitazioni la bobina mobile , e aggirando quindi l’onere di dover rimuovere il grosso parapolvere , cosa che avrebbe certamente creato delle “pecche” di natura estetica , essendo ben incollato . I settori di neoprene sono stati acquistati nuovi direttamente negli USA per avere un’impatto visivo ancora più accattivante . Ridonano innegabilmente un aspetto molto gradevole al tutto! Sopra il prima e sotto il dopo  🙂

I tweeter ( Tipo LE26 ) invece erano funzionanti  quindi si è reso necessario il solo ripulirli attentamente per riportarli alla loro originale livrea . La flangia esterna è incollata sul frame che ospita il piccolo cono di carta, ed è utile verificare sia ben aderente per evitare vibrazioni indesiderate ed estetiche posticce .

Moltisuoni - JBL 4301B control monitor tweeter LE25

Un prodotto rinnova plastiche (di quelli utilizzati in carrozzeria) gioverà a ridare il color nero opaco alla flangia in materiale plastico.


Cross-over “3103”  …..

Lo schema adottato per questi diffusori è un semplice filtro con pendenze a 6 e 12 dB per ottava e taglio fissato a 2500 hz , del quale avete lo schema qua sotto . Principalmente va posta attenzione sui condensatori e sull’attenuatore del tweeter , normalmente soggetti ad usura . Con minime varianti ( Cambia solo il condensatore sulla rete di Zobel da 16,5 a 18 μF)  è lo stesso schema che equipaggia le Decade L19 ,  in pratica la versione “home edition” delle 4301B .  Si procederà alla verifica in due “step” distinti , di seguito trattati :

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor crossover

Step 1Verifica condensatori elettrolitici !

Il primo è responsabile del taglio passa alto (Quindi è assai delicato , qualsiasi anomalia metterebbe a serio repentaglio la piccola bobina mobile del tweeter) . Se fuori tolleranza (10% max sul valore di 7 μF) cestinatelo senza remore di nessun tipo ! Un buon componente al poliestere sarà la scelta più azzeccata come nuovo sostituto . In questa circostanza il tweeter dovrà essere attentamente verificato : La sua resistenza in CC dovrà “cadere” nella forbice compresa tra 3.7 – 4.2 Ω  . Grosse discrepanze da questo valore medio potrebbero significare un verosimile sovraccarico nel passato della bobina mobile , cosa che quasi certamente avrà delle ripercussioni negative sul suono riprodotto …. Molta attenzione pertanto !

moltisuoni - jbl 4301B control monitor crossover tweeter

Il secondo condensatore da 16,5 μF è parte integrante della cella Zobel responsabile di mitigare impedenza e linearità del woofer in unione alla resistenza fissa da 5Ω ( La quale funzionalità verrà testata da un buon Ohmetro ) . Il suo malfunzionamento è molto meno avvertibile , il suono cambia di un niente , e strumentalmente potrete notare questo difetto leggendo un’anomalo andamento dell’impedenza all’incirca nella zona di risonanza del Woofer 116H .

moltisuoni - jbl 4301B control monitor crossover woofer

I condensatori impiegati in questi diffusori sono elementi di valore “custom” , costruiti su specifica JBL dalla Sangamo Inc. ed hanno , come detto poco fa , una tolleranza del 10% sul loro valore nominale ; Come potete osservare sono ancora arzilli e vivaci dopo 34 anni , quindi rimangono lì  come mamma JBL li ha concepiti in quel di Northridge 🙂

Moltisuoni - crossover jbl 3103

Nonostante appaiono esteticamente come due petardi di S.Silvestro (Grazie al loro desueto “cardboard packaging” ) , essi sono dei componenti di ottima qualità in carta e olio , quindi se il Vostro capacimetro vi conferma la “sana e robusta costituzione” , possono tranquillamente essere lasciati al loro posto . Dovrete  scollegarli dal resto del circuito per poter leggere il loro corretto valore  😉

Di solito codesti non danno quasi mai problemi  perchè il loro elettrolita viene generalmente ben conservato nel tempo dagli sbalzi termici  . Il contenitore  si comporta infatti da ottimo isolante . Controllate sempre che la cera di sigillo sia ben integra e nel caso presentasse crepe , rinnovatela semplicemente scaldandola con un asciugacapelli ad una moderata temperatura , in modo tale da ripristinare la tenuta sul cartoncino . Non usate assolutamente colle o resine chimiche : Andrebbero a contaminare l’elettrolita interno!

Step 2Attenuatore LPAD

Niente più che un grosso reostato di potenza ad impedenza costante formato da due piste distinte percorse da un comune cursore .

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor LPAD

Come tutti i potenziometri va disossidato con cura e verificato non sia “cotto” da un utilizzo vivace dei diffusori . Sono tuttavia ancora a catalogo dalla stessa ALPS , dunque in caso di interruzioni si trovano come ricambi . Dovrà avere 8Ω di resistenza e reggere almeno 15 W ( Che è poi la tenuta nominale di questi diffusori ) .

I cavi è sempre attenzione gradita “rivestirli” con il nastro felpato per scongiurare ogni vibrazione se accidentalmente a contatto del cabinet o degli stessi altoparlanti .

Moltisuoni JBL 4301

Questo nastro felpato viene largamente impiegato nei cablaggi di auto e moto e si trova abbastanza facilmente nelle ferramente ben fornite o più semplicemente tramite google…. spedito poi da Ebay 😉

Moltisuoni - jbl crossover 4301

Come si può intuire la nastratura ridona un tocco di ordine al tutto….


Mobile , minuterie e qualche trucchetto …..

moltisuoni jbl 4301B control monitor cabinet

Il cabinet delle JBL 4301B  Control Monitor  ha volume interno di circa 30 litri e cosiste in un parallelepipedo di truciolare hi-density da ben 20mm senza rinforzi interni , impellicciato nelle fiancate laterali di essenza pregiata .  I metodi di restauro variano in base alle condizioni . Sarebbe un argomento talmente lungo da affrontare che meriterebbe un trattato a se stante , considerato le molteplici tecniche esistenti ,quindi salto a piè pari questo argomento . Woofer e crossover giovano di madreviti (attenzione , la filettatura ha passo UNC …Non è metrica !!! ) per poter smontare e rimontare i suddetti senza pregiudicare nel tempo la tenuta meccanica .

E’ abbastanza facile che quelle del woofer risultino arrugginite e tendano a sgranarsi durante il disassemblaggio dell’unità . In questo caso conviene sostituirle con elementi nuovi senza ripensamenti , utilizzando comuni madreviti con passo ISO europeo  e relative viterie M5 con testa a croce , brunite come le originali JBL !

Crimpatura della nuova madrevite sul cabinet

Il tweeter più classicamente utilizza semplici viti parker per essere trattenuto nel mobile , una guarnizione sagomata assicura la tenuta pneumatica delle flange.

Il frontale , è verniciato in tinta blu opaca ( RAL 426 ) : Difficilmente troverete una coppia di JBL 4301B  senza aloni o vistose scoloriture, quindi , in un ottica di “ricco” restauro , è ipotesi da prendere in seria considerazione l’idea di riverniciare il baffle . Per fare un buon lavoro sarà indispensabile levare i pioli blocca griglia e la decalcomania di alluminio posta sull’attenuatore di livello .

I pioli sono innestati a pressione nel baffle e rimangono trattenuti nelle loro sedi mediante le alette . Per estrarli senza danni vanno gentilmente ruotati e contemporaneamente estratti verso l’esterno. Non usate pinze o quant’altro, vengono a mano ! Per l’etichetta in alluminio le cose si fanno invece un pelo più complicate :

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor badge

La rimozione senza danni è possibile , il barbatrucco c’è e si vede : Bisogna operare con una lama di cutter (nuova!) spostandola man mano verso l’interno dell’etichetta , che al contempo verrà riscaldata da una pistola termica . Così facendo l’adesivo tende a diventare meno tenace , permettendo quindi la rimozione con successo e senza antiestetiche pieghe . Fatto ciò si può procedere a verniciare il baffle convenientemente !

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor paint

Sui modi e sulle procedure di verniciatura non mi dilungo in quanto anche qui ognuno preferisce i suoi metodi oppure si affiderà alle esperte mani di un professionista ,  ritengo dunque di sorvolare sull’argomento . E per finire in bellezza i pioli in compagnia dei morsetti di ingresso si meritano un bel giretto nella lavatrice ad ultrasuoni per rimuovere il sudiciume del tempo che fù !

I terminali , post lavaggio , è conveniente soffiarli abbondantemente con un getto di aria compressa per eliminare dagli interstizi la soluzione decapante : E’ oltretutto assai vantaggioso , dopo quando sopra ,  una passata di spray  puliscicontatti :  Per renderli “morbidi” nella manovra , nonchè protetti nei  futuri anni a venire!

 


E gli Upgrade dove sono ?

Ogni volta che si affronta il restauro di una elettronica , vi sono generalmente delle migliorie da apportare, vuoi perchè alcuni componenti sono fuori uso, vuoi perchè oggi molta componentistica è migliore ( ma soprattutto accessibile in termine di costi e risorse ) rispetto ad un tempo. Non sono nemmeno rare le pecche progettuali di alcuni famosi costruttori, che spingono l’utente finale in questa direzione ….

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor
JBL 4301 B – Le viti di fissaggio in inox sono provvisorie

Tuttavia è sempre saggio valutarne il contesto come in questo caso, dove tutti i componenti funzionano ancora impeccabilmente : Se da un lato la “scimmia” di upgrade direbbe di sostituire condensatori induttori , attenuatori ,cavi e morsetti …. Dall’altro si pone il contrappeso di non avere più una coppia di casse originali .

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor
JBL 4301 B – Le viti di fissaggio in inox sono provvisorie

Oggi una bella coppia di JBL 4301B  Control Monitor viaggia tranquillamente su impegni economici molto vicini ai 1000€ e qualsiasi lavoro di modifica ( Intendiamoci : non prettamente indispensabile come le sospensioni dei woofer o la conservazione del mobile ) andrebbe ad inficiarne di parecchio il valore collezionistico al negativo , nonostante sulla carta le prestazioni siano magari anche migliorate . Quindi per questa volta non mi sento in dovere di proporre alcunchè come è mia solita abitudine passata ! L’unica raccomandazione che vi faccio è solo quella di sostituire il fonoassorbente (lana di vetro) con un equivalente in cascami di ovatta del tipo Acupor 10/700 . Questo perché la lana di vetro ha proprietà cancerogene nella lunga esposizione e il moto pistonico del woofer tende a spingerla fuori mediante il condotto bass-reflexEsiste infine un ultimo metodo se proprio volete conservare a tutti i costi il fonoassorbente originale : Si tratta di applicare nelle superfici interne un velo “tecnico”di tessuto-non-tessuto traforato che copra il perimetro del cabinet , permettendo di trattenere  i filacci vetrosi senza che questi vadano in sospensione nell’aria. In tutte le operazioni usate sempre  i DPI :  Guanti e mascherine!

Moltisuoni - JBL 4301B Control monitor 3
JBL 4301 B – Le viti di fissaggio in inox sono provvisorie

E sul finire di Novembre con l’incombere delle imminenti feste Natalizie si conclude anche la retrospettiva di restauro riguardante questi ottimi monitor : Un -best buy- da avere almeno una volta nella vita per godersi quel sound tipico della scuola “Americana” …..

 

Un caro saluto ..e.. Alla prossima!

 

Andrea Moltisuoni

 


 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 


Link per saperne di più sull’argomento:

 

https://it.wikipedia.org/wiki/JBL_(azienda)

http://www.jblpro.com/pub/obsolete/4301b.pdf

 

 


 

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Alcune immagini sono tratte da internet (ove dichiarato) , ma se il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno rimossi

 

 

Brionvega TS 505 – Buon “Brioso” Ferragosto 2017

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

Con un breve sguardo dentro all’italianissima Brionvega TS 505 vi auguro di passare un piacevole Ferragosto assieme ai Vostri parenti ed amici all’insegna della buona compagnia !!!

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

Oggi nessuna descrizione tecnica al riguardo : E’ festa !!!! Quindi solo foto seguite da concise delucidazioni per non farsi mancare il piacere di constatare come certi oggetti , oggi definiti “di consumo” , fossero all’epoca ben costruiti ed ingegnerizzati sul nostro territorio.

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

Circuiti stampati estremamente ben realizzati per una radiolina portatile ; Un piccolo capolavoro racchiuso in un cubetto di materiale termoplastico . Il classico esempio di “value for money” per contenuto tecnologico oltre che per la felice matita di Zanuso & Sapper !!

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

Lo strumentino poteva aiutare a centrare la sintonia in Fm e mostrava la qualità del segnale captato in AM . Un semplice tocco alla levetta rosso/verde permetteva però l’immediato monitoraggio dello stato di carica delle Pile ; Evitando così di rimanere senza musica , sul più bello , quando utilizzata fuori dalle mura casalinghe !

Robusti e al pari di componentistica degna dei migliori impianti Hi-Fi i funzionali deviatori ALPS presenti nella piccola Brionvega TS 505

L’altoparlante montato all’interno è un largabanda da 80mm fornito dalla Genovese IREL , il cui acronimo significa  : Industrie Radio Elettriche Liguri . Di questa ditta ormai rimane solo il bel ricordo in quel di Molassana….Manco a doverlo sottolineare 🙁   è un’altra realtà meramente scomparsa dal panorama manufatturiero italiano.

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

A servire degnamente il piccolo altoparlantino ligure un ruggente integrato TCA 830 nel suo curioso contenitore ad alette tipo DIL 16 Similare pin-to-pin al più recente TBA 810 ! Grintosissimi 1,6W  🙂

Assai interessante la demoltiplicazione sintonia del condensatore variabile a ruotismi concentrici con indice integrato

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

La sezione FM/AM/OL conta la sua buona ricezione grazie alla presenza dell’ottimo TDA 1220 che assolve egregiamente tutte le funzioni richieste da un serio radioricevitore , annoverando fra le altre cose il controllo AGC per la sezione Am e il controllo AFC per quanto riguarda la Fm ( e le stazioni non si muovono più 🙂 ) .

Lo schema riporta il vecchio integrato IF tipo TAA991 il quale verrò poi rimpiazzato per obsolescenza dal più performante TDA1220

Con lo schema elettrico concludo la breve carrellata utile per stemperare il clima di mangiate e bagordi onnipresenti come da buona tradizione italiana . Un caro saluto a tutti e buone ferie!!

Andrea Moltisuoni

 

 


NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.


Link per saperne di più sull’argomento:

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Brionvega

https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Zanuso

https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Sapper

https://it.wikipedia.org/wiki/Industrie_Radio_Elettriche_Liguri

http://www.radiomuseum.org/tubes/tube_tca830.html

http://www.radiomuseum.org/tubes/tube_tba1220.html

 


 

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