W il registratore a cassette !!!!

Siamo fatti per cambiare recitava un famoso spot qualche anno fa (e tornare spesse volte sui nostri passi). Quindi ,dopo il vinile , oggi sta pian piano riprendendo vita anche il registratore a  cassetta . Follia del momento oppure un ritorno prepotente alla ragione ? Di seguito alcune considerazioni da parte dello scrivente ,  dirette soprattutto al neofita , su queste simpatiche macchine , che ancora oggi sanno “suonare” grazie al pregio di essere analogiche!

 


Un pò di storia sulle “compact cassette” prima di parlare di registratori a cassetta :

Chi è nato negli anni 2000 o poco prima, non ha potuto viversi la strabiliante epoca delle “Compact Cassette” , quindi questa breve digressione spero verrà comoda a coloro che si avvicinano in questo “mondo” per comprendere l’espansione mondiale delle cassette e il loro bel perchè .  Si deve partire considerando che , dagli anni ’50 sino ad una buona prima parte dei ’60 , l’ascolto su nastro in ambito amatoriale/casalingo avveniva praticamente solo su bobine ed erano l’unico metodo indiscusso di registrazione  sino ad allora per il privato (esisteva in realtà anche il registratore  a “filo” armonico, ma aveva avuto una diffusione abbastanza limitata).

Tuttavia nel 1962 la Philips ( eh si , sempre lei : Quella del Ciddì 😉  ) pensò e brevettò un sistema denominato “a cartuccia di nastro” che permetteva la rapida intercambiabilità della medesima nel lettore garantendo allo stesso tempo un elevato grado di “portatilità” . A dire il vero arrivò sulla stessa conclusione anche la RCA  circa quattro anni prima (1958) con la sua “Sound Cartridge” , ma le dimensioni erano tutto tranne che votive alla praticità , fattore che ne frenò da subito la diffusione su larga scala .

Come poc’anzi accennato ,Philips mise quindi a punto un modello denominato appunto : Compact Cassette … e almeno nelle prime luci dell’alba era un sistema concepito solo per i dittafoni , nulla avrebbe fatto pensare ad un utilizzo Hi-Fi visto lo spessore esiguo del nastro e la velocità di soli 4,75cm/s

Molti costruttori tuttavia si resero subito conto delle potenzialità di questo neonato “supporto” e non ci volle quindi molto perchè spuntassero presto sul mercato fior fior di registratori , che sbarazzarono in un sol  colpo le  nuove ( nate nel 1966 ) cartucce “stereo 8” allora in gran voga specie sulle autovetture ( Non mi dilungo su questo argomento , su wikipedia , e nel link a fondo pagina, trovate tutte le info al riguardo di questo poco compreso , quanto valido e sfortunato supporto)

Stessa motivazione di praticità colpì purtroppo anche le interessanti Elcaset , nate dalla joint venture di Matsushita / Sony / Teac nate nel 1976.

Parenti strette (in termini dimensionali) delle Sound Cartridge di RCA , ma nettamente molto più performanti , conobbero solo un risicato bacino di affezionati nonostante prestazioni simili a quelle di un open-reel. Ancora una volta le contenute dimensioni delle compact cassette  risultarono un asso vincente su ogni altro formato.

Fu dunque il boom incontrastato delle cassette , sia vergini , sia già pre-registrate di fabbrica. Ognuno, per la prima volta nella storia,  aveva la possibilità di maneggiarle senza combinare disastri ed erano affidabili (fintanto si faceva manutenzione al lettore) quanto facili da portarsi in giro . Nascevano da qui  , i primi riversamenti da disco in vinile a cassetta e di conseguenza ognuno si poteva comporre la propria cassettina coi brani preferiti … Pensate sempre agli anni in cui si era prima di considerazioni “cattive” dettate dalle odierne comodità di cui disponiamo 😉 . Non per ultimo le cassette erano spesso il pretesto galeotto per far breccia sul “gentil sesso” , specie se con una sdolcinata dedica nella “inlet card” :  il bugiardino dove si scrivevano i titoli delle canzoni sul lato A e B della cassetta 😉 🙂

Agli albori le “CC” avevano al loro interno  nastri semplici : Erano infatti disponibili solo quelle all’ossido di Ferro ( nastro Tipo 1) . Successivamente,visto il favorevole consenso del pubblico , vennero sviluppati nuovi composti e si arrivò ben presto dunque alle cassette al  biossido di Cromo (nastro Tipo 2) , al Ferro / Cromo (nastro Tipo 3 , abbandonato quasi subito ) e al Metal ( nastro Tipo 4) con qualità crescente in termini di prestazione e dinamica . Spuntarono quindi di logica  i ” Tape selector ” sui registratori per una corretta interfaccia macchina / nastro anche se il loro utilizzo non è sempre stato osservato in maniera scrupolosa…. C’est la vie 🙂

L’evoluzione della formulazione nei nastri fece parallelamente progettare ai costruttori nuove e performanti macchine in grado di poterli registrare al meglio ( Ma guarda un pò 😉 il solito indotto già visto nel mondo dell’ hi-fi … ). Nella decade tra gli anni ’70 e gli anni ’80 sono stati concepiti i migliori registratori a tutt’oggi ! Oggetti di costruzione lodevole , capaci di coprire lo spettro acustico tra 20 e 20000hz con margini dinamici superiori ai 60 dB , ampiamente capaci di contenere  un vinile o una fonte teoricamente più raffinata come il  “ciddì”  .

Il rovescio della medaglia in questa tecnologia è dato principalmente dal fruscio, generato per un buon 60% dal contatto nastro-testina , un’altro  30% dal cabinet della cassetta stessa ospitante le bobinette e per un ricco 10% dalla parte elettronica interna alla macchina deputata all’amplificazione e trattamento del segnale letto dalle testine . Per questo motivo è d’uopo trovare quasi sempre su molti registratori , alcuni sistemi atti a cercare di ridurre il rumore in maniera più o meno efficiente : Nomi come Dolby , DNR , DBX sono più o meno conosciuti a tutti … Ma questo lo vedremo poi dopo!

Oggi sulla piazza dell’usato v’è ne sono per tutte le tasche … Esistono ciofeche clamorose come eccellenze . Nella via di mezzo ? Vi sono un numero pressochè indefinito di deck validi : Le variabili di scelta sono legate all’aspetto estetico, alla costruzione , alla marca (!) e alle caratteristiche tecniche che vanno consultate a priori di un futuro acquisto . In linea di principio è un “buon deck” quello che con un nastro metal copre i 30-20000hz senza problemi nella maschera +/- 3dB. Deve possedere almeno un sistema di riduzione del  rumore (meglio se due) e due ampi strumenti per leggere il livello di registrazione (sia essi analogici o digitali è indifferente anche se i secondi vantano l’assenza di inerzia risultando più veritieri nell’indicazione ) . Il vano cassette sarà comodo esso sia illuminato per vedere a colpo d’occhio il nastro rimanente , mentre per  il sistema di trasporto si può spaziare da un buon robusto sistema meccanico a tastiera fino a quelli servoassistiti da un microprocessore . Una ricca “Gooogolata” o un giro su Facebook (se visiterete i forum dedicati 😉 ) vi aiuterà moltissimo a capire qualità e pregi prima di procedere all’acquisto di un simpatico registratore.

 


I registratori a cassette … vizi e virtù :

Prima di dire tante altre cose, inizio col fare una precisazione: Nell’ipotesi di un potenziale acquisto, girate alla larga dalle doppie piastre e dai registratori con autoreverse (sia esso con testina fissa a 4 tracce  o con testina rotante) : I primi ,tranne qualche rarissima eccezione sono sempre oggetti economici e frutto di molti compromessi.

I secondi hanno sì , il gran pregio nella pigrizia del non girare la cassetta, ma a tal comodità si paga lo scotto non indifferente di una scarsa precisione nella lettura e registrazione del nastro … Situazione che vi condanna ad ascolti perennemente cupi e privi di grinta  (nel gergo tecnico questo disallineamento si chiama : errore azimuth). In quelli (già più rari) con testine a quattro tracce è invece l’interferenza di “crosstalk” a creare fastidi e echi fantasma…

Sistema a due testine autoreverse rotanti
Sistema autoreverse con testina fissa a 4 tracce

Nel mondo degli “autoreverse” esiste comunque  qualche eccezione alla regola , tali macchine sono comunque  “mosche bianche” costose ,adatte alle tasche di pochi e visto la forbice anacronistica in ballo forse oggi non avrebbe nemmeno poi così senso un tal investimento di denaro…ma quest’ultima è una mia considerazione personale 😉

Nakamichi RX505 ,uno dei pochi deck autoreverse a rovesciamento di cassetta

Nell’arduo compito della scelta del proprio registratorino a cassette vanno altresì evitate le macchine troppo vecchie , dei primi anni 70 , affette generalmente da un suono chiuso e papabili di un usura che renderebbe necessaria una revisione a fondo delle parti meccaniche per una fruizione senza patemi d’animo .


Caratteristiche tecnico-meccaniche nei registratori a cassette :

 

  • Meccanica di trascinamento del nastro

Le meccaniche nei deck a cassetta si dividono in tre nette categorie : 1) Manuali. 2) Con sistema meccanico di “assistenza” e per ultimo 3) con sistema “logico servoassistito” .

Le prime sono relegate normalmente a deck economici ( o apparecchi portatili / boombox) che badano al sodo . Hanno una tastiera meccanica per comandare le funzioni e normalmente hanno un motore singolo che muove il tutto . Se costruite con i sacri crismi   sono praticamente eterne anche se costringono a qualche manovra scomoda .

Le seconde sono simili alle prime ma si sfrutta il -momento torcente- del volano interno per alzare il castelletto delle testine o per azionare i comandi Rew e F.Forward. La tastiera è sempre meccanica ma stavolta si usufruisce di rinvii e ingranaggi a camme che lavorano sfruttando l’energia cinetica immagazzinata nel volano del capstan ; permettendo quindi di attuare le varie funzioni , e garantendo un minimo di agio nell’utilizzo.

Retro di una meccanica “soft touch”

Questa tipologia di meccanica prende il nome di “Soft Touch” ,  e anche in queste , normalmente si ha un solo motore ; Quest’ultimo, è sempre in funzione anche con macchina a riposo (Stop) per poter essere subito pronto ad ogni comando impartito . Potete accorgervi se siete davanti a un registratore con codesta meccanica a bordo osservando nel vano cassette il capstan, che ad apparecchio acceso sarà in movimento .

Il terzo sistema è invece appannaggio già di apparecchi più costosi . E’ normale trovare in queste realizzazioni , 2 o più motori dediti alle varie funzioni della meccanica più un certo numero di sensori e solenoidi . I vari “ordini” (FF-REW-PLAY-REC-PAUSE-STOP) sono impartiti questa volta su una tastiera a pulsanti elettronica gestita da un microprocessore il quale a sua volta aziona in sequenza corretta motori e attuatori sulla meccanica   . Commercialmente la dicitura “Feather Touch – Full logic transport ” individua quei registratori muniti di questo sofisticato  genere di azionamenti.

Ricordatevi però una cosa : E’ sempre meglio preferire una macchina manuale ma ben costruita rispetto ad  una “ciofeca” economica con comandi elettronici servo-assistiti….Detto questo, le funzioni automatizzate di norma sono preferibili per precisione di funzionamento se tutto è costruito con senso.

Esempio di eccellente meccanica papst in pressofusione a 3 motori

Vi capiterà infine di trovare alcuni apparecchi che sfruttano talvolta un mix dei tre metodi maestri sopra elencati : Sono generalmente meccaniche senza lode ne infamia ma meditate su una cosa : Nascono  sempre dal frutto di compromessi che strizzano l’occhio all’economia 😉


  • Numero di Testine :

Un registratore a cassette può impiegare un sistema a due o tre testine : Vanno di norma preferiti i registratori a 3 testine per qualità di registrazione (fisicamente una per ogni funzione : Cancellazione , Registrazione e Audizione ) . Va detto ,ad ogni modo, che molti 2 testine sono assai validi (specialmente al riguardo del portafogli) pur mantenendo al contempo una dignità sonora elevata . Ciò non toglie che un 3 testine è più veloce e meno incasinato da gestire specialmente nella procedura di calibrazione del bias possedendo la funzione “monitor” che vi permette una valutazione in tempo reale della registrazione che state effettuando.

Meccanica a tre testine e sistema di trasporto a doppio capstan

Nei due testine preferite sempre apparecchi con teste a profilo iperbolico : Permettono una maggiore pressione del nastro per mm2 guadagnando in rapporto S/N e dinamica.

Meccanica a due testine (lettura e scrittura iperbolica) e capstan singolo

Le testine montano di norma su un supporto chiamato “castelletto o ponte ” che le traghetta su e giù verso il nastro . E’ importante che questo particolare meccanico sia di buona qualità : Preferibilmente di alluminio o Nylon …. Se vedrete plastica sappiate che avrete a che fare con una meccanica economica quanto imprecisa e rognosa . “La” oppure “Le” testine hanno una ben definita quota di parallelismo (azimuth) rispetto al nastro, valore tarato in fabbrica che è indispensabile non mutui nel tempo , pena diversamente,  di ascolti infelici e privi di gamma acuta . Da qui nasce il perchè di scegliere un castelletto fatto bene 😉


  • Capstan e sistema di trasporto :

In ogni registratore a cassetta , la costante velocità del nastro è data dal capstan . Assicuratevi sia sempre alloggiato su bronzine di ottone con supporto in alluminio . Girate alla larga da meccaniche con tale sede in plastica

Ad esso ( insieme alla frizione sulla bobina creditrice e al pinch roller) si deve il corretto contatto testine-nastro e tutto quello che ne consegue in termini di prestazioni soniche .

Data quindi l’importanza di questo dispositivo , diversi costruttori hanno dotato le loro macchine  del doppio capstan , in modo da avere sempre una tensione stabile del supporto magnetico sul ponte delle testine.

Questo metodo è tuttavia da preferire SOLO se la meccanica è stata costruita maniera impeccabile da costruttori ben noti nel mondo Hi-Fi . Basterà infatti un banale disallineamento tra capstan “debitore” e “creditore” o uno sfasamento di rotazione tra i due per aver nastri perennemente cupi e stropicciati . Va di conseguenza che questo metodo è impensabile trovarlo su macchine economiche ed è più facile incontrare tale sistema trasporto su apparecchi a 3 testine rispetto ai classici combo a 2 teste.


  • Sistema di riduzione del rumore :

Il nastro , muovendosi e nel contatto con la testina , genera fruscio. A questo si deve aggiunge il rumore del “case” che ospita le bobinette di nastro a cui va poi sommato il rumore “elettronico” generato dalla parte amplificatrice del registratore . Esistono per questo motivo, numerosissimi sistemi di riduzione per contrastare tale “piaga” 😀 . Quasi tutti si basano sul processo di codifica e decodifica del segnale ,applicando una compressione nella registrazione e una “decompressione” durante la lettura .Questo porta ad un innalzamento del rapporto S/N …Non ne esiste uno migliore in assoluto , ognuno aveva i suoi “pregi&difetti” . Di seguito uno specchietto dei più noti presenti nei registratori a cassetta (altri metodi saranno volontariamente omessi in quanto non compaiono sulle macchine a nastro per uso “amatoriale”)  :

moltisuoni - dolby b

Sistema Dolby B (1968) : Il più diffuso in assoluto , migliora il rapporto segnale disturbo di quasi 10dB . Necessita di una perfetta calibrazione di rec level e bias per funzionare decentemente senza vistosi”tagli” al programma musicale….Nato da una costola professionale , ovvero il Dolby A . Esistevano anche varianti dedicate  per l’utilizzo con i vinili e con la radio FM  (Dolby FM) . Il gran vantaggio di questo modesto riduttore sta nel fatto che il nastro registrato può essere riprodotto su apparecchi sprovvisti di dolby senza sgradevoli carenze, intervenendo semplicemente sul controllo di tono o acuti. Dal 1979 in poi sui registratori verrà solo impresso il logo “dolby NR” , ma sappiate che è sempre riferito al sistema “B”. Va ricordato infine , che il medesimo era spesso  impiegato vantaggiosamente anche in ambito “video” sulla tracce audio stereo delle cassette VHS

Sistema Dolby C (1980): Migliore rispetto al B ,con il quale viaggia sempre in coppia , guadagna altri 6dB in rapporto segnale disturbo (arrivando quindi a un margine reale di 15-17dB di media)…meno incline alla perfetta taratura della piastra in funzione del nastro . Anche questo riproducibile su apparecchi non necessariamente “dolby” senza marcate storpiature del suono.

Sistema Dolby S (1989) : Univa i vantaggi del dolby C e del Dolby SR (spesso utilizzato in ambiti professionali) garantendo una attenuazione del fruscio da  un minimo di 10dB sino a 25dB nella gamma alta del programma musicale. Il vantaggio ulteriore di tale riduttore era la possibilità di essere decodificato anche da macchine più anzianotte provviste del solo Dolby B traendone comunque beneficio sonico. Ebbe tuttavia vita assai breve in quanto sviluppato verso la fine del 1989 … L’attenzione era focalizzata ormai sui cd-player … i registratori incominciavano ad essere visti come sorgenti secondarie.

DBX (1971) : Sistema celebre per l’elevato rapporto S/N (>95dB) , di solito appannaggio di piastre d’alta gamma e soprattutto registratori a bobine . Ha lo svantaggio principale nel vincolo di dover essere correttamente tarato su ogni sorgente audio per una perfetta funzionalità . I programmi registrati con dbx vanno obbligatoriamente riascoltati su apparecchi provvisti di tale riduttore.

Super ANRS (1972) : Proprietario della JVC, permette margine di riduzione di circa 7/8 dB nella prima versione e circa 13-15 dB nella successiva “Super ANRS” (1977) . Nato principalmente come fermo oppositore al dolby B aveva il vantaggio di essere meno legato alla taratura nastro/macchina rispetto al rivale americano. Anche questo metodo può essere riprodotto su apparecchi sprovvisti di ANRS senza particolari carenze . Per titolo di mera curiosità : Sul finire del 1980 la JVC concederà alla fine le royalities alla Dolby mettendo la parola “fine” al suo riduttore di rumore 😀

DNR (1981) : Marchio registrato dalla National/Panasonic  ma fu in origine Philips a svilupparlo dieci anni prima (Si chiamava allora DNL , acronimo di : Dinamic Noise Limiter). Agisce in sola lettura ed è paragonabile ad un “noise gate” attenuando l’estremo acuto del programma musicale al di sotto di una certa soglia … Ha il pregio della versatilità in quanto può essere applicato anche a sorgenti comuni quali vinili e radio senza bisogno di codifica alcuna . Curiosità : Era nato agli albori come “riduttore di rumore” per linee telefoniche….

HighCom (circa 1974) : Invenzione costola in parte del  Telefunken Telcom C4 , Stavolta a firma del binomio Telefunken/Nakamichi. Nelle sue varie revisioni è arrivato ad avere un attenuazione del rumore sino a 25 dB…Efficiente e abbastanza equilibrato nel suo intervento non ha conosciuto una diffusione eclatante se non su apparecchi tedeschi e del celebre casato nipponico . Esistevano anche varianti per poterlo utilizzare con sorgenti non necessariamente a nastro ,quali vinili e trasmissioni FM . Metodo di riduzione molto tecnico e performante .

Super D (1979) : Sviluppato dalla Sanyo / Fisher ,permetteva nel ciclo compressione/decompressione ,un incremento del rapporto S/N di circa 40dB di media con picchi di oltre 90dB…rispetto al DBX era meno invasivo nell’intervento,rendendolo più gradevole con certi generi musicali quali la “classica”. Andava anch’esso calibrato sul segnale musicale per un valido intervento ed era necessaria la riproduzione su apparecchi provvisti di tale riduttore.

ADRES (Circa 1978) : Sistema proprietario della Toshiba , permetteva una riduzione utile del rumore intorno ai 30dB su tutto lo spettro audio. Purtroppo ha avuto un successo risicato nonostante le ottime prestazioni soniche. Andava anch’esso (come il DBX ) tarato in funzione della sorgente per un perfetto funzionamento. Riduceva altrettanto bene il rumore dei vinili nelle applicazioni stand-alone ,anche se a dir la verità perlomeno qua in Italia ,dischi codificati in Adres non se ne sono mai visti in giro ,nemmeno nella “golden era” .

Cito poi per ultimo il sistema EX-KO che era prerogativa di alcuni apparecchi prevalentemente ungheresi edi alcune produzioni  autoctone della germania dell’est…. In buona sostanza fu un clone riconducibile come efficacia ai sistemi Dolby B / ANRS


  • Vu-Meter :

Ogni registratore a cassette che si rispetti deve avere a bordo un “modulometro” , ovvero un interfaccia uomo-macchina che permetta di valutare correttamente l’intensità del livello di registrazione per evitare l’inevitabile saturazione del nastro… al secolo ? Il VU-Meter!

Vu-Meter a riflessione ottica

Due famiglie prevalentemente: Gli analogici ad ago e i digitali a settori (siano essi lcd o fluorescenti).

Vu-Meter a tubo fluorescente VFD

Il fascino di un grosso vu-meter ad ago è indiscusso…lo  guarda per ore rimanendo ipnotizzati , tuttavia più grande è , più inerzia accumula restituendo quindi una lettura di “media” per quanto riguarda l’ampiezza del segnale che state registrando. Per questo motivo spesso capita di trovarci insieme un piccolo vu-meter ausiliario a led oppure una coppia di led L-R per rivelare il picco.

Vu-Meter ad ago

I display digitali ( o a led) aggirano il problema dell’inerzia avendo tempi di risposta inferiori ai 0.5mSec , dal canto loro sono un pelino meno scenici . Qui vi sono principalmente due sottocategorie : A cristalli liquidi e a tubo fluorescente (vfd , antenato dell’occhio magico a riscaldamento diretto).

Display VFD

Entrambi sono buoni metodi di lettura, ma i secondi emettendo luce e sono di più facile lettura rispetto agli LCD ,quindi da preferire.

 

  • Selettore nastri e Bias:

Come detto qualche paragrafo fà , quasi tutti i registratori a cassette posseggono sempre un selettore nastro per interfacciarsi a quanto il mercato offriva ( e offre tutt’ora) : La scelta migliore  è avere una macchina che possa registrare tutti i 4 tipi di nastro (Fe -FeCr-Cr-Metal)…Quelle più vecchie , antecedenti al 1980 non possiederanno posizione -metal- e pertanto sono più limitate nell’utilizzo di tutti i giorni .

Parecchi deck  di  fascia media ,hanno di norma il controllo esterno del bias (che permette solo una escursione del +/- 10% rispetto al tipo di nastro scelto )  . Questo comando può rivelarsi  spesso utile per cercare di ottenere una copia del nastro quanto più conforme all’originale…Particolare da preferire sempre restando nel discorso di un futuro acquisto, per maggiore versatilità offerta ,meglio se corredati anche da controllo fine del livello e dell’equalizzazione.

In macchine anni ’90 oltre ai controlli di cui sopra, troverà spazio il sistema  Dolby HX-Pro che in buona sostanza aiutava la dinamica di registrazione modulando la corrente di bias in funzione del programma musicale e in maniera del tutto automatica . Non lo si confonda coi riduttori di rumore prima citati … perchè non lo è !! 😉 anche se è vero che nei loghi nei frontali degli apparecchi è sempre a “braccetto” coi “noise reduction”

 


La manutenzione :

 

  • Pulizia delle testine e organi di guida nastro

Le testine vanno sempre pulite , su ogni registratore a cassette,   nell’intervallo medio di 15/20 ore di ascolto con alcool isopropilico , capstan compresi . Per il pinch roller in gomma è invece preferibile una soluzione di chante clair diluito in parti 1 a 2 da risciacquarsi in un secondo passaggio con acqua distillata . Per espletare queste operazioni i comuni cottonfioc sono perfetti per questo scopo. Essi vanno inumiditi e passati sulle parti meccaniche asportando ogni residuo lasciato dalle cassette.

Attendete sempre un tempo ragionevole di asciugatura prima di riascoltare nuovamente una  vostro amato nastro  . Scontato ma …. non troppo!  Dimenticate Altresì i troppo comodi sistemi a cassetta che ancor oggi sono resi disponibili dalla “grande rete” : Nessuno di essi riesce a restituire i risultati di una buona “pulizzata” manuale 😀

 

  • Demagnetizzazione del gruppo testine:

Di norma dopo molte registrazioni è possibile che un residuo di magnetismo si annidi nel gruppo testine e zone limitrofe…ciò è del tutto normale.  Fa quindi parte della “manutenzione di routine”  la smagnetizzazione delle testine oltre alla loro pulizia scrupolosa  (logicamente al bisogno se notate una riproduzione/registrazione cupa e in ogni caso ogni 100 ore circa) . Come per le cassette pulisci testine, esistono anche qui ,comodi accessori “demagnetizzanti” fatti a compact cassette … Evitateli come la peste !

Per procedere al lavoro bisogna primariamente procurarsi un idoneo smagnetizzatore a 220v. A registratore rigorosamente spento si apre il vano cassette (meglio se senza sportellino ,opzione consentita dalla stragrande maggioranza dei deck)  e fatto questo , a debita distanza si accende lo smagnetizzatore, avvicinando lentamente i suoi “becchi” al gruppo testine –senza che essi abbiano mai a toccare nessuna parte o componente del registratore– . Partendo da sinistra con passaggi molto lenti , a moto rotatorio lo si fa traslare verso destra , “coprendo” nel tragitto tutto il gruppo testine e i capstan  . Una volta arrivati a destra si allontanano quindi le espansioni polari  (sempre da acceso, mi raccomando) fino ad una distanza raccomandata , circa 60-80cm dal registratore, dopodichè lo si spegne definitivamente . Le operazioni ora descritte non devono durare giorni….ma solamente alcuni minuti 😉

Nota bene :  Lo smagnetizzatore altro non è che un grosso elettromagnete discretamente potente : Evitate pertanto di avvicinarlo da acceso ai Vu-meter analogici come anche alle testine di giradischi e in genere ad oggetti sensibili ai campi magnetici …rischiereste di danneggiarli irrimediabilmente.

Il tutto si basa (in breve) sulla coercizione data dal potente campo magnetico generato dall’elettromagnete a cui vengono “immerse” le testine….allontanandolo porterete via il magnetismo residuo in una sorta di ciclo d’isteresi.


E sul finire…..

 

Sarò “Cattivissimo Me” 🙂 ometterò quindi  volontariamente i costruttori di registratori a cassette da consigliarvi . Questo perchè le variabili in gioco sono molte (dal costo alle prestazioni passando per l’estetica)e pertanto di ciò, questo aspetto lo dovrete curare Voi stessi facendo un minimo di ricerca ,  tenendo a mente “quelle dritte” di cui si è parlato durante questo post ; I numerosi oggetti in circolazione non permetterebbero di fare una digressione seria e ragionata ! Se poi nutrite ancora qualche dubbio sul nastro e i sui registratori , ricordatevi solo di una cosa : Molte scatole nere degli aerei hanno ancora oggi sistemi magnetici di archiviazione (nonostante la codifica sia spesso in digitale) … Vi sarà un perchè 😉

 

Un caro saluto a tutti e a presto !!!

 

Andrea

 


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Link per saperne di più sull’argomento:

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Musicassetta

https://it.wikipedia.org/wiki/Registratore_a_nastro

https://it.wikipedia.org/wiki/Stereo8

https://www.facebook.com/groups/musicaanastro

https://www.facebook.com/groups/393797334561691/?modal=false&should_open_composer=false

 


Dedicato a mia mamma Martina.