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BUON NATALE 2013

Come ogni anno ,si tirano le somme di quello che è stato … si pensa a cosa preparare per pranzo ,ai regali da scartare e a qualche buon proposito per l’incalzante 2014…Pertanto in questo clima di bagordi e relax ,mi pregio di augurare a tutti quelli che capitano su queste pagine un CARO AUGURIO DI BUONE FESTIVITA’ A TUTTI

buon natale 2013 - moltisuoni

http://it.wikipedia.org/wiki/Natale

 Portate tipiche Genovesi per il pranzo di Natale :

Per antipasti : Salame di S.Olcese ,Galantina e Testa in Cassetta oltre ai soliti salumi classici italiani,quali prosciutti,mortadelle,pancetta o lardo…Panissette e Frisceau…con qualche ritaglio di Farinata…acciughe sotto sale.

Come Portate di Primo e Secondo : Cappelletti in brodo, ravioli alla genovese (ripieno di vitello, animelle, uova, erbe, pangrattato e  parmigiano), Cima alla Genovese, cappone lesso (Per i Signori) e Cappon Magro (Piatto fatto esclusivamente di verdure o di pesce…una volta portata dei meno abbienti fatta di rimasugli e  avanzi),Coniglio alla genovese,Faraona (o Agnello) al forno con carciofi e patate

Formaggi:  ….di tradizione genovese non c’è ne sono…gli unici più vicini sono il Grana e il Pecorino per la loro presenza nel “Pesto alla Genovese”

Dolci : Panettone Genovese (alto o basso) , Pandolce

 

 

Pioneer PL 510

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Introduzione:

 

Il Pioneer PL 510 è nato a metà anni ’70 ,si poneva in fascia medio-alta , e…diciamo che l’ho comprato per scherzo,visto le sue pessime condizioni. Era tuttavia ancora funzionante e quindi, dopo alcune prove musicali “al volo”, meritevole di un restauro . Se avrete pazienza di leggere (o avete del tempo da “perdere”…secondo i punti di vista) illustrerò brevemente il dafarsi aiutato dalle foto che rendono al meglio l’idea più di quanto possa impegnarmi a scrivere…anche perché,del resto,questo articoletto vuole essere uno spunto e non un tutorial vero è proprio!

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Il PL 510 è’ stato presentato nel 1976  … si proponeva proprio un gradino sotto all’allora top di gamma PL530 …Possiede un cabinet in truciolare impiallacciato con film vinilico tinta legno ( il quale catturava perfettamente i dettami / gusti estetici dell’epoca) ma soprattutto è dotato di motore a trazione diretta con stroboscopio,regolazione fine della rotazione ,più un buon braccio a S bilanciato staticamente ..particolarmente leggero  . Quindi si presentava (almeno) sulla carta come un buon compagno di ascolti nei salotti di molte persone disposte (per quell’epoca) a sacrificare qualche mese di stipendio per averlo nella loro catena Hi-Fi

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Il mio esemplare non se la passava bene ,quantomeno a livrea esteriore,come si sarà facilmente capito dalle foto (alternate a quelle post-restauro)…ma non ostante i molti anni di inattività, diciamo “funzionava” e le caratteristiche tecniche prese a catalogo miste alle prove musicali fatte dal sottoscritto,mi hanno invogliato a perderci dietro del tempo

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Analisi circuitale …. varianti e modifiche

 

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Una volta levate le viti che trattengono il fondo al cabinet,si accedono a tutte le parti elettriche e meccaniche del giradischi.Come tradizione della casa nipponica ,tutto è dislocato con ordine annoverando il dimensionamento dei vari componenti pensati per funzionare a lungo nel tempo. Si notano principalmente due schede “attive” (l’alimentatore e la scheda di pilotaggio del motore DD) , più una terza che serve da “ponte” ai vari collegamenti elettrici….ospita di fatto il fusibile di rete,il condensatore antidisturbo (parallelo all’interruttore On/Off) e il resistore della lampada-stroboscopio.Fa piacere notare come il trasformatore sia montato su di un supporto flottante per minimizzare il rumore captato dal fonorivelatore…una chicca insolita destinata ad apparecchi di ben altra levatura.

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L’alimentatore è un classico regolatore tipo “serie” a transistor con diodo zener di riferimento…due le capacità di filtro,rispettivamente di 330uF e 100 uF…la tensione in uscita è di 18 volt continui con circa 800mA efficaci

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Non vengono impiegati circuiti integrati ,ma solo transistor per asservire alle funzioni richieste

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La scheda di controllo  motore si basa sui rilevamenti di tre transistor ad effetto Hall che sono posizionati nel motore.A seconda della posizione magnetica del rotore vengono eccitati i poli corrispondenti alla opposta polarità generando così il moto. Un compensatore di temperatura formato da varistor mantiene la rotazione del piatto stabile al cambiare della temperatura in unione al controllo di velocità che invece,si ottiene mediante una circuitazione modulante la tensione indotta prodotta dagli avvolgimenti durante le rivoluzioni del rotore ,la quale viene usata come riferimento negativo proporzionale alla tensione positiva applicata agli avvolgimenti del motore.Questo feedback fa si che il motore sia governabile entro regimi ben definiti.Piccola parentesi : Il motore a trazione diretta (motore detto anche Brushless) ha principalmente il vantaggio di essere un propulsore dal moto accurato e di non emettere alcun disturbo a radiofrequenza,dovuto al fatto che non vi è un collettore come nei tradizionali motori elettrici,ma uno statore fisso con avvolgimenti ( detti poli) governati elettricamente da transistor.Altro vantaggio è la manutenzione pressochè inesistente…questo particolare tipo di motori è largamente impiegato in tutte quelle situazioni dove si richiede silenzionità,coppia elevata e stabilità delle prestazioni nel tempo (non a caso ,questa tipologia di motori sono adottati negli hard disk)

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Sia la scheda di controllo ,sia il motore a trazione diretta sono costruiti dalla Pioneer

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Faccio notare che,nelle versioni successive,questi due componenti cederanno il passo a motori con elettronica incorporata della Mitsumi (o altre marche equivalenti a seconda delle forniture e del lotto produttivo)…ciò renderà di fatto impossibile tentare eventuali riparazioni in caso di avarie 🙁

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L’unica operazione da prevedere è la sostituzione delle capacità elettrolitiche con altre nuove di pari valore (potete al limite aumentare leggermente le capacità di filtro nell’alimentatore, sull’esemplare in oggetto sono ora di 1000uF e 470uF,rispetto ai 330uF e 100 uF di origine) ,senza grossi investimenti in termini di qualità…le solite marche note saranno garanzia di avere una macchina affidabile….nel mio caso ho dovuto disossidare i due potenziometri della regolazione fine …potete anche prevedere una miglioria sostituendoli con una coppia di multigiri per una regolazione più efficace….ma non è indispensabile.La lampada dello stroboscopio è una comune lampadina al neon…se facesse poca luce o tremolasse durante il funzionamento,sostituitela senza indugi…e senza resistenza dato che c’è già un idoneo resistore da 10K e 1 watt sulla scheda di ingresso rete elettrica. Potrà anche capitare di  incontrare noie sul microswitch che commuta i 33/45 giri (sospettate di esso se continuate ad avere irregolarità di rotazione non ostante abbiate disossidato i potenziometri)…nel caso si cambia anche questo con uno nuovo e tagliate la testa al toro! Se presenti invece eventuali avarie nella scheda motore,vi consiglio di andare sul sito “Vinyl Engine”,registrarvi gratuitamente,poi scaricare il manuale “service” del Pioneer PL510 ,dove vi sono tutte le casistiche di malfunzionalmento,nonchè gli schemi elettrici e i vari passaggi per le riparazioni / tarature di tutto il giradischi….anche qui sempre a gratis (che bella parola!)

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Costruzione meccanica – cabinet , restauro ed eventuali modifiche

 

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La base del giradischi del Pioneer PL 510 è in plastica rigida di buon spessore,alloggiante le schede e le parti meccaniche nell’inferiore.Quest’ultima si separa dal cabinet  di legno mediante lo svitare di 8 viti parker

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Il motore ,solidale con il braccio ad S è montato su di un controtelaietto flottante a 4 ammortizzatori con molle smorzate (schema simile ai Thorens TD 160 per intenderci) ,su di questo telaietto vi è un cuscino di poliuretano che se in pessime condizioni va sostituito.Andrà bene un ritaglio di schiuma poliuretanica (tipo quelle che si usano per schermare i tubi).Se smontate le molle perché avete i cuscinetti interni malconci ,marcatevi le loro posizioni perché sono calibrate in maniera differente (più rigide vicino al motore e più morbide verso lato braccio)…questo per assecondare i pesi in gioco in favore del parallelismo piatto – plinto.

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il mobile di truciolare ha una impiallacciatura in vinilico recante un motivo simile al legno…con il passare del tempo questo si sbriciola al contatto con le mani….

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Pertanto conviene ragionare se:

1 – Rivestirlo in vero legno (come nel mio caso) avendo cura di prestare attenzione alle giunzioni tra bordi mobile e base

2 – Rifarlo Ex novo… in caso fosse deformato da umidità oppure recante segni del tempo profondi…del resto la semplice geometria ne rende facile la costruzione sia da parte di chi ama il -fai da te- ,sia da parte di un artigiano chiamato in causa a svolgere questa parte.In questo caso l’MDF da 18mm sarà un toccasana…si potrà poi successivamente re-impiallacciare in noce e ,dopo i consueti strati di turapori-impregnante, verniciare con un paio di mani di trasparente poliuretanico.

L’interno potrà essere eventualmente trattato con antirombo ,anche se non  c’è da aspettarsi chissà cosa in termini di migliorie….

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Una bella modifica invece, è quella di sostituire il fondello di formica (o masonite) ,con un idonea base in alluminio (da 4mm andrà benone) ,debitamente forata per ospitare i piedini e le viti che lo terranno avvitato al mobile (compreso il pin di massa che serve a schermare la superfice da eventuali spurie esterne)…I componenti del resto scaldano pochissimo a regime di funzionamento,quindi si può anche omettere la foratura della ventilazione (peraltro, non avendo sfoghi nella facciata superiore ha poco senso funzionale,in quanto viene meno il moto convettivo).Qui nulla superfice a vista interna si può prevedere un foglio di antirombo in maniera da minimizzare le risonanze … l’effetto migliorativo viene percepito stavolta.

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Se si riesce a distaccare dal vecchio fondello, è buona cosa mantenere l’adesivo originale posto sul fondo dell’apparecchio ( che mette in guardia il profano dall’aprirlo per metterci le manacce dentro ) e riposizionarlo sulla nuova base.

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Nel mio caso, concludendo, ho mantenuto il mobile originale impiallacciando in vero noce la parte esterna e trattata poi successivamente con diverse mani di turapori-impregnante , dopo di che (sorvolando la noia dei vari passaggi con carta vetro) ho dato 4 mani di trasparente al poliuretano.

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Testine e Shell portatestine

 

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A dotazione il Pioneer PL 510 propone uno shell di alluminio abbastanza grosso con, a corredo una testina Pioneer P110 come da foto sopra…un upgrade con un buon portatestina aftermarket ,unito ad una “signor” fonorivelatore ,può giovare seriamente alle già buone prestazioni del gira.Qua è un discorso puramente personale e più che dare le mie impressioni non vado oltre…di “esperti” e santoni-paragnosti ne è pieno il web e non credo di avere titolo per poter aggiungere altra aria fritta a quella già detta in 50 anni di alta fedeltà 🙂 Personalmente ho attrezzato lo shell originale con una testina ADC QLM mark

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Ho acquistato poi a parte uno shell ortofon e una testina NOS (cioè fondo di magazzino mai usata) della americana Pickering ,modello V15 in modo da avere diversi riscontri sonori…il Pioneer PL 510 possiede di fatto un comodo porta-shell in alto a sinistra ,che rende assai veloce il passaggio tra un fonorivelatore e l’altro…quindi perché non adoperarlo?

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L’impressione è quella che con un portatestina in lega il rapporto di bilanciatura delle masse braccio-testina sia un pelo più favorevole sotto il profilo acustico ,tuttavia ognuno trarrà le proprie considerazioni. i caratteri delle due fonorivelatori adoperati in questa configurazione,sono per certi versi diametralmente opposti come timbro….ma convincono entrambi specie se abbinati a generi musicali “compiacenti” In conclusione posso dire che è il Pioneer PL 510 è un giradischi che vale la pena di essere messo in sesto…ha dalla sua parte la buona fattura,con un prezzo ragionevole (specie se da “restaurare”) ,al tempo stesso offre buone doti soniche ed è indicato nelle catene di ascolto di un certo livello….per ultimo,la buona valutazione di mercato, lo rende facilmente rivendibile …. rappresenta dunque una ghiotta alternativa ai pochi giradischi abbordabili di oggi. Qualsiasi domanda abbiate,compilate l’apposito moduletto a fine articolo e ,nel limite delle mie conoscenze ,cercherò di essere d’aiuto per chi necessitasse di alcune “dritte”

Un saluto….Andrea “Moltisuoni”

 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

 

Link per saperne di più sull’argomento:

 

http://www.vinylengine.com/pioneer pl 510

http://www.thevintageknob.org/pioneer-PL-510A.html

 

Perser SA 2050

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Introduzione:

 

Stavolta si spolverano i fasti di una ditta italianissima nata,come molte altre sul territorio nazionale,nei primi anni ’60 con l’obiettivo di produrre apparecchiature elettroacustiche destinate al mercato privato e professionale mantenendo un prezzo competitivo.Il periodo di massimo splendore ricade sulla Perser nel mezzo della forbice degli anni ’70 a causa della crescente richiesta di apparecchiature stereofoniche. In Italia ,di fatto, il “boom” l’abbiamo assaggiato in ritardo rispetto ad altri paesi europei , pertanto il terreno fertile fece si che molte industrie fino a prima abbastanza in ombra,ora brillassero di luce propria…alcuni esempi clamorosi furono : Augusta,Hiletron,Davoli,Hirtel,Voxon…etc etc …. E per l’appunto la Vicentina “Perser” (Acronimo di PERetti SERgio..il suo fondatore) di cui oggi prendo a modello il suo più celebre quanto diffuso prodotto: L’amplificatore integrato Perser SA 2050.Ne sono entrato recentemente in possesso,acquistato su ebay e venduto classicamente come non funzionante dimenticato in chissà quale cantinato per parecchi anni … Visto il poco parlarne in rete ,questa recensione -pseudo seria- può avere a maggior ragione un motivo di esistere  ….

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Se non di altro in qualità di memoria storica … Specie per chi non era nemmeno nato in tale epoca . L’ impostazione estetica è molto cara alla moda negli anni ’70,con cabinet di legno unito al frontale di alluminio nero recante le belle serigrafie azzurrino/bianche.Seguendo fedelmente i dettami dell’epoca,l’abbondanza di comandi unita alla loro razionale dislocazione lo rende accattivante sul piano estetico… Fanno capolino in alto a sinistra una coppia di VU-Meter radiali che in questa veste ricoprono curiosamente il ruolo di modulometri  piuttosto che indicatori di potenza erogata al carico …. Chissà il perchè di questa inusuale scelta progettuale…mah!

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Alcune caratteristiche tecniche:

 

Modello: Perser SA 2050 , costruito a Vicenza (Italia) , circa 1977

Alimentazione: 125-220 volt 50/60Hz

Potenza in uscita RMS: 23+23 watt su 8-16 Ohm

Ingressi: 5 — Tape — Filodiffusione (AUX) — Tuner — Micro — Phono (DIN a 5 poli)

Uscite : 2 coppie di diffusori selezionabili (Punto e linea) più 1 cuffia (Jack 6.3mm)

Controlli di tono : Bassi – Medi – Acuti —- Loudness su 5 posizioni

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Costruzione e breve sintesi circuitale:

 

Una volta “sfilato” il cabinet  al Perser SA 2050, si accede comodamente (Per la gioia dei tecnici) a tutte le parti elettriche dell’amplificatore e colpisce favorevolmente il layout delle varie sezioni; Sono cablate manualmente con ordine inaspettato visto la tipologia di apparecchio…Va ricordato infatti che la vicentina Perser produceva apparecchi dal costo abbordabile rispetto alle produzioni nostrane (Vedi Galactron … Hirtel) …la piccola carrellata di foto vi rende l’idea di come una volta si era soliti costruire apparecchi ben fatti pur “strizzando” l’occhio all’economia.

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Il telaio dell’apparecchio è in lamierino zincato irrobustito da traverse (Due,in alluminio,una avente funzione di dissipatore per i transistor finali) ,su di esso vi è rivettato il trasformatore di alimentazione posizionato sulla sinistra…quest’ultimo è del tipo normale con nucleo ” E I ” ,senza schermature sull’avvolgimento e dotato di due secondari duali.Avvolto con cura nel cartoccio , è giustamente dimensionato per le caratteristiche dell’amplificatore

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Ogni scheda asserve ad una precisa funzione ,risulta quindi facile pensare ad eventuali riparazioni anche senza possedere lo schema elettrico,del resto le circuitazioni dell’amplificatore ricalcano i classici schemi intrapresi da molti costruttori di apparecchiature audio : Partendo da sinistra si può notare : la scheda di alimentazione e livellamento,la scheda relativa al Loudness. Al centro : L’amplificatore finale e la scheda del controllo toni / pre-amplificatore di linea / vu-meter . A destra infine : La scheda Micro / Phono RIAA e la sezione filtri / selettori di sorgente.

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Moltisuoni perser SA2050-7

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Non viene fatto uso di circuiti integrati , ma solo di transistor bipolari, le circuitazioni adottate sono classiche e diciamo che non ci sono molti fiori all’occhiello come soluzioni tecniche.Tuttavia un plauso va alla scheda Phono che fa uso di circuitazione separata per l’ingresso micro e quello per giradischi . L’equalizzazione RIAA del segnale è attiva,eseguita nella maglia della controreazione .Il preamplificatore di linea ha la peculiarità di avere il controllo di tonalità passivo (A favore del rapporto Segnale/Rumore) con una circuitazione di compressione dinamica dei picchi in modo da avere sempre il massimo segnale utile al pilotaggio dello stadio finale; I due Vu-Meter presenti mostrano -de facto- l’entità di tale compressione ( Lavorano infatti anche quando il volume è a “zero”) . L’ultima sezione,quella amplificatrice di potenza, configurata nella tipologia a specchio di corrente con alimentazione ritardata dello stadio pilota (Si comporta dunque come un anti-bump all’accensione,cosa assai gradita e spesso inusuale su questa tipologia di apparecchi) , fa uso di uno schema darlington sui transistor finali a simmetria complementare con limitazione della corrente al carico (Anche qui è una sorta di autoprotezione dai cortocircuiti in uscita ,che però penalizza abbastanza sia la potenza in uscita al variare dell’impedenza,sia la capacità di pilotaggio dinamico con altoparlanti “difficili”)  …quest’ultimi sono in contenitore TO220 , saldamente avvitati al generoso dissipatore. Le capacità di filtro appaiono dimensionalmente appena sufficienti nella sezione finale (4000+4000 uF) ,cosa che limita leggermente le prestazioni ( Va detto che per un 22 watt RMS nel passato era un “taglio” ritenuto adeguato) mentre per quello che riguarda la sezione “linea” le capacità in gioco sono dimensionate correttamente a garantire un efficace riduzione del ripple (1000+1000+2200 uF) . La componentistica utilizzata è in gran parte italiana (Facon,Unaohm,Femè,RCA italiana) eccezion fatta (Perlomeno nel mio esemplare) per alcune piccole capacità in poliestere recanti il marchio Wima ,comunque di qualità non eccelsa (Una cosa nella media)  allineata con la classe dell’apparecchio

 

Come suona e come va…..

 

Acusticamente Il Perser SA 2050 è abbastanza neutro e brillante, va accoppiato preferibilmente a diffusori non troppo impegnativi (Soprattutto se avete la sezione di alimentazione in formazione “originale”) , sicuramente era frutto di compromessi già all’epoca della sua uscita commerciale , pertanto non aspettatevi un apparecchiatura di riferimento (Diciamo che dista parecchio da un “hirtel”) . Tuttavia può ancora essere una tappa molto “gustosa” di chi ama le elettroniche vintage , e lo si sfrutta bene ancora oggi grazie al numero elevato di ingressi ….. Ha dalla sua parte , e va detto , un timbro piacevolmente dinamico … Lo stadio Phono riproduce i vinili con la giusta “corposità” unita ad un immagine tutto sommato corretta …. In secondo piano e  meno soddisfacenti invece (Come qualità soniche) , i vari controlli di tono sia sottoforma di Loudness , sia sottoforma di controlli Bassi-Medi-Acuti , per via del loro energico intervento . Gli ingressi di linea sono molto più sensibili rispetto agli standard attuali , pertanto collegando un cd player , ci si ritrova ad avere il massimo della potenza disponibile con solo 1/4 di corsa nella manopola del volume …. Utile prevedere senz’altro una attenuazione esterna per avere un utilizzo più fruibile (Altrimenti tipica situazione : silenzio oppure casino) . La potenza in gioco è comunque sufficiente per sonorizzare a livello sostenuto una sala di ascolto avente dimensioni medio-grandi … Le generose dimensioni del dissipatore e il corretto dimensionamento del trasformatore fanno si che la temperatura , anche a regimi acustici impegnativi ,si mantenga entro livelli accettabili (Il dissipatore dopo 2 ore al banco su carico 8 Ohm ,al limite del clipping era ad una temperatura di 56° ,tenendo conto che quella ambientale era di 23°)

 

Interventi,modifiche e riparazioni:

 

Il mio esemplare era dichiarato guasto da chi lo vendeva …. Nella realtà le uniche problematiche da me riscontrate erano le capacità che in molti casi erano finite in cortocircuito , dovuto alla mutua azione del tempo congiunta all’inattività di molti anni.

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Conseguentemente saltavano i fusibili di protezione ( E non solo…anche un diodo 1N4004 ha fatto il “botto” …come da prima foto) sulla scheda alimentatrice….E’ bastato sostituire come da foto (sotto),i condensatori elettrolitici , mettere dei diodi più consoni e ripristinare i fusibili per farlo tornare al normale funzionamento.

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Oltretutto non tutti i mali vengono per nuocere : Infatti oggi , con modesto impegno economico , si comprano ottimi componenti che quanto a prestazioni , distano anni luce rispetto quanto vi era montato di origine …. Un netto incremento in termini di qualità sonica / prestazionale !

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Una modifica da apportare sicuramente , i cui benefici si risentiranno soprattutto sulle capacità dinamiche dei finali , è quella di portare i condensatori di filtro da 4000 uF ad almeno 6800uF (Nel mio esemplare sono da 10000uF) e conseguentemente sostituire i quattro diodi 1N4004 con altrettanti diodi 1N5402 (Sempre sul mio apparecchio ho montato 4 diodi della IR da ben 20A … per pura botta di fortuna hanno lo stesso interasse dei fori sul circuito stampato ,ci stanno che è una meraviglia!)  oppure se preferite ,con un ponte integrato da 5 Ampere per “reggere” meglio i picchi acustici e le nuove capacità … Già che ci siete cambiate anche i diodi del secondo stadio di alimentazione (Quello delle sezioni “pre” e linea) con un ponte da 1,5 A  ; I valori che vi ho indicato andranno più che bene per le prestazioni in gioco , io ho montato qualcosa di più dimensionato perché in casa avevo questi componenti (Presi nuovi diversi anni fa e poi mai impiegati) quindi non mi andava di acquistarne di altri,ma ad ogni modo risultano ben oltre quello che serve a questo apparecchio. Genericamente è anche vero che un buon stadio di alimentazione è responsabile al 60% delle prestazioni soniche di un apparecchio, pertanto curare questa sezione ne vale sempre la pena !!!!

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Un’altra miglioria interessante che mi viene da suggerire consiste nella sostituzione delle capacità di equalizzazione attorno lo stadio Phono , con qualcosa di meglio qualitativamente parlando , senza esagerare in componenti ultracostosi .

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Oltre non mi spingerei , in quanto il gioco non varrebbe più la candela … Già con queste piccole modifiche si potranno avere benefici interessanti,con costi contenuti e affidabilità superiore …. Sul profilo sicurezza conviene sostituire il cavo di alimentazione (La piattina classica di molti apparecchi “Settantini”) con un cavo da 3 x 0,75 mmq avendo cura di collegare la presa di terra allo chassis dell’apparecchio . Se vi capita per le mani un Perser SA 2050 che è stato dismesso da parecchio tempo,vi sconsiglio vivamente di provarlo subito a collegarlo alla rete 220v…ma conviene altresì alimentarlo gradualmente a mezzo vari-AC per evitare di anticipare i botti di S.Silvestro… Il perchè è presto detto: probabilmente avrete la -nassa- di sostituire (Quasi) tutti gli elettrolitici a bordo…La -Facon- è nota per l’intolleranza ai momenti di “ferma”…

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Difficilmente avrete noie con i transistor grazie alla circuitazione non esasperata e avente punti di lavoro ampiamente entro margini sicuri….ad ogni modo tutti i componenti di questo amplificatore sono rintracciabili a costi minimi ed eventualmente sostituibili con equivalenti senza patire alcun chè..Si dovrà preventivare anche della de-ossidazione dei potenziometri e annessi selettori a slitta ; Essendo di qualità non eccelsa avranno sofferto l’inattività nel 90% dei casi….preferite in questa operazione uno spray disossidante oleoso piuttosto che secco (Vi lascerà i comandi “morbidi” all’azionamento)….In ultima analisi ,le lampadine dei Vu-Meter nel caso siano bruciate : Sono una coppia di bulbetti montati su zoccolo da 12 volt e 1,2 watt di potenza … Quelle che si usano di solito nei quadri delle automobili di qualche tempo fa (Ora ci sono i Led!).

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Il mobile di legno è in truciolare impiallacciato noce…Se in buone condizioni basterà una lucidata o reimpiallacciata….Ma se ha sofferto l’umidità di cantine o ripostigli / dimenticatoi , vi conviene prendere in considerazione l’idea di costruirne uno ex-novo … A chi legge, la scelta di mantenere la stessa essenza o usarne di una più accattivante….Ricordatevi solo di prevedere un adeguato ricircolo di aria, ancor meglio maggiorandolo rispetto all’originale .

E Concludo qui !  …. Come al solito se avete bisogno di delucidazioni , nel limite delle mie conoscenze,basterà fare richiesta nello spazio dei commenti all’articolo.

Alla prossima…Andrea “Moltisuoni”.

 

 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

 

Link per saperne di più sull’argomento :

 

http://www.guanciarossa.it/ieri/index.php?option=com_content&view=article&catid=44%3Ahi-fi-italia&id=179%3Ahi-fi-italia-perser&Itemid=89:

 

Moltisuoni-Pausa settembrina

MOLTISUONI …….. E’ ……. IN PAUSA ESTIVA !!!!!

moltisuoni nixie gif

 

 

 

In attesa del fresco e verso il finire delle (Mie,purtroppo!) ferie ……… vi rimando ai prossimi articoli !!!!!

Le future recensioni sul sito moltisuoni riguarderanno una buona parte di produzione Pioneer (Hi-Fi e pure una bella carrellata di Hi-Fi Car) degli anni d’oro 1975-1983, alcuni diffusori della produzione europea (Heco,Visonik,Teleton) sempre del periodo sopracitato,alcuni stereo portatili ( detti anche boombox o ghettoblaster) e altre elettroniche degne di interesse…..oltre che vari aggiornamenti agli articoli già esistenti.

Qui sotto vedete una piccola anteprima….Un ghiotto Mixer Pioneer MA 62A …apparecchio per uso professionale con strizzatina d’occhio alle prestazioni Hi-Fi…

moltisuoni-mixer pioneer MA62A

Pertanto il mio consiglio,se vi và, è quello di farvi un giro sul sito dalla terza settimana di settembre 2013…..ci saranno cose interessanti !!!!

Un caloroso saluto

Andrea Moltisuoni

Vi rammento il mio account eBay dove a volte vengono messi in vendita parte degli apparecchi in mio possesso: http://myworld.ebay.it/sampeiekanai

 

NOTA BENE:

I TESTI SONO DI LIBERO UTILIZZO SU SITI DI TERZE PARTI ,PREVIO LA CONDIZIONE DI CITARNE LA FONTE DA CUI AVETE ATTINTO LE INFORMAZIONI

 

 

Radiosveglia Sony

Radiosveglia a cartellini Sony - Moltisuoni 18

 

Introduzione :

 

Diversi anni fa (Circa 2008) sulla piattaforma eBay compro questa Radiosveglia Sony (Modello 8FC-59WA — anno 1971 — La prima serie Digimatic) nutrendo una certa passione di carattere estetico per questo genere di orologi . Poi , per un motivo piuttosto che per un altro l’ho abbandonata in uno scaffale del mio laboratorio . In tempi recenti ,una riorganizzazione / repulisti degli spazi nel  medesimo ha fatto si che mi ricapitasse per le mani . Mi decido quindi a sbloccare la situazione , e la apro per vedere il grattacapo celato al suo interno . Il cabinet si scompone esattamente in due semigusci, levando le 3 viti di fissaggio poste nell’inferiore , permettendo quindi di avere i circuiti e le parti meccaniche comodamente “a giorno” .

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Rcordo che nella descrizione del venditore si asseriva il buon funzionamento della sezione radio,mentre per quello che riguardava l’orologio , c’erano irregolarità nel lungo termine. Collegata alla rete in effetti posso confermare questo comportamento :  La radio riceve molto bene , ( Ottima  la selettività e audio sopportabile , ben migliore di tante realizzazioni odierne ) mentre l’orologio , puntando l’ora corrente , và per circa 10-15 minuti dopodichè si ferma o quantomeno non vi è più avanzamento temporale dei cartellini…

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Una volta aperta ad una prima occhiata sembra che nessuno prima di me ci abbia mai messo mano dentro … Ed è un bene perchè si parte da una base “sana”. Il motorino (Sincrono alimentato direttamente dalla 220 volt , con motoriduttore) responsabile del movimento cartellini gira correttamente e sembra libero da attriti che potrebbero pregiudicare il funzionamento . Anche questo gioca a favore,perchè normalmente in questo tipo di orologi,si deteriorano negli anni gli ingranaggi in plastica del motoriduttore ….. (Trovare i ricambi ad oggi è abbastanza una difficoltà … Comunque qualche negozio specializzato in rete esiste e nel caso , con un pò di pazienza, generalmente si riesce a reperire quello di cui si ha bisogno.. Logicamente essendo ricambi-rarità hanno il risvolto negativo di avere prezzi “salati”)

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Non ostante tutto , i cartellini ( In materiale plastico) rimangono sempre immobili … Dopo un secondo e più attento sguardo noto che nella sezione dei minuti vi è una copiosa patina oleosa (Da montata non si notava a causa del plexiglass azzurrato ) oltre a una buona dose di sporcizia , foriera degli anni di lavoro ….. Del resto per loro natura , i cartellini , stando a contatto e/o sfregando l’uno con l’altro tendono ad immagazzinare la polvere per principio elettrostatico.

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La sporcizia è cosa normale … La copiosa oleata un pò meno 🙂 ( Mi ricrederò ben presto infatti circa le condizioni immacolate della radiosveglia) Arrivo in breve alla conclusione , che qualcuno prima di me in passato l’ha aperta tentando una improbabile manutenzione alla meccanica dell’orologio…. Questo ragionamento viene giustificato dal fatto di aver notando una quantità abnorme di olio sotto la base della meccanica a cartellini . Probabilmente penso sia andata così : La patina di sporco rallentava di suo pian piano l’orologio non facendogli tenere correttamente l’orario….Quindi nel passato qualcuno avrà pensato che con una bella , energica oliata si sarebbe ovviato al problema … Non fù la scelta corretta ! Questo perché stando a contatto uno con l’altro, in presenza di un agente oleoso , i cartellini si incollano tra di loro diventando un “blocco unico”…

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Una volta chiara la dinamica , mi armo di “santa pazienza” e con un panno inumidito di acqua + sgrassatore Chante Clair ( 1 parte di sgrassatore – 5 parti di acqua , per non risultare troppo aggressivo , cosa che potrebbe cancellare le serigrafie dei numeri ) incomincio a far passare tutti i “60” minuti e tutte le “24” ore , aiutandomi a far scorrere le cifre con la manopola per registrare l’orario . Questo lavoro viene fatto per ben due cicli (Un ciclo è inteso come l’avanzamento manuale delle 24H) , cioè fino alla totale eliminazione di tutto l’olio in eccesso .. Operazione noiosamente certosina e molto di “tatto” , da eseguirsi con ferrea pazienza ;  Questo perché i cartellini hanno la fragilità del cristallo! Vengono infatti trattenuti in sede sul disco orario mediante piccoli dentini di plastica , oltremodo delicati e suscettibili a rottura … Pertanto bisogna prestare assai cura in questa operazione . Collego nuovamente l’apparecchio alla rete e appare un miglioramento del “quadro clinico” . Ora i cartellini girano senza interruzioni ma il tempo non viene mantenuto in maniera corretta … Ritarda di circa 1 minuto ogni 5 trascorsi .C’è ancora qualche anomalia da sanare …. Procedo dunque a smontare il motorino per vedere di capire quali siano le cause di tale malfunzionamento

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E’ trattenuto in sede mediante due bulloni M3 e tolti questi due si ha il gruppo motoriduttore svincolato dalla meccanica . Presenta sul volano esterno una curiosa “banda a spirale” e questa serve ad accertarsi del moto regolare nell’ orologio mediante una finestrella illuminata sulla destra rispetto a quelle orarie (Ricorda comunque il “nastro di terra” degli elettricisti 🙂)…L’unità è stata prodotta dalla COPAL ,come quasi tutte le realizzazioni a cartellini degli anni ’70 che ci sono in giro (Eccezzion fatta per gli orologi Solari-Udine) . Una ditta con una buona reputazione (Fa praticamente di tutto ed esiste ancor oggi)…Tale azienda in particolare commercializzava negli anni ’60 e ’70 orologi marchiati propriamente “COPAL” e vendeva poi anche a terzi le proprie meccaniche per realizzazioni personalizzate

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Il sistema prevede l’avanzamento delle cifre orarie mediante una camma sul motoriduttore . Questa va ad azionare un  bilanciere posto nella meccanica oraria , che , mediante un meccanismo a scatto dentato sul disco orario fa avanzare , agganciandolo il cartellino dei “minuti” ad ogni rivoluzione completa della camma . Il problema risiede proprio qua … Il suddetto alberino non ritorna correttamente in sede a seguito della copiosa lubrificata di cui si parlava prima, e rimane “smorzato” a causa della viscosità/densità dell’olio … Gli viene cioè impedito di seguire il profilo sulla camma (Ricordo che il motorino ha forza limitatissima , in favore di una accurata rotazione) rimanendo in una posizione intermedia che decreta talvolta il perdere uno scatto ogni 5 circa . Da qui nasce probabilmente il ritardo notato prima.

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Una accurata pulizia dalle morchie che si erano formate è stata l’azione vincente …In pratica anche qui è bastata molta pazienza , e l’uso di diversi cotton-fioc bagnati di alcool . Facendo anche stavolta due cicli di pulizia (Il “disco orario” dei minuti è quello che si vede dietro il pernetto) sono riuscito ad eliminare tutto l’eccesso di lubrificante, una volta rimontato il tutto, il tempo viene ora mantenuto con buonissima precisione , considerando sempre il metodo di funzionamento . Di seguito trovate un breve video (Quick time) sul funzionamento dopo la pulizia  >>>radiosveglia sony<<<  Avendo il gruppo orologio smontato , sostituisco , già che ci sono , la piccola lampadina al neon che illumina al buio i caratteri orari . Ormai emette luce fioca e traballante, sinonimo dell’essere arrivata alla fine del proprio ciclo vitale.

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Piccola parentesi : Gli orologi a palette hanno bisogno di illuminazione per essere consultati anche al buio  : Si adoperano prevalentemente questo genere di lampadine proprio per via della loro longevità  (Durano generalmente 25 anni usate quotidianamente !!!) unita ad una colorazione arancione che ben si intona all’illuminazione notturna . La completa insensibilità agli urti rispetto a quelle col filamento porta oltretutto garanzie in fatto di affidabilità. In esse infatti non esiste alcun tungsteno , la fonte luminosa arancione è ottenuta esclusivamente dalla ionizzazione del gas neon presente al suo interno . Solitamente tali bulbi lavorano con tensioni comprese nella forbice tra 50 e 80 volt…Pertando se alimentati dalla rete , va interposta una adeguata resistenza da mezzo watt  (150K su 220 volt). Parimenti alle più tradizionali lampadine a filamento possono lavorare sia in C.C sia in C.A . Messo a posto il fulcro di questo apparecchio , perchè non dare anche una controllatina anche alla sezione radio? Fortunatamente questa non è stata toccata da nessuno , pertanto ho solo verificato il suo allineamento , notando alcune insolite caratteristiche costruttive

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La realizzazione è di  buon grado…Stupisce come in questo genere di apparecchi fossero comunque curati gli aspetti realizzativi  , usando materiali di qualità

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Notare il trasformatore schermato e la sua dimensione …

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La scheda radio della radiosveglia Sony eroga circa 500mW nominali in altoparlante e viene alimentata con una tensione di 9 volt continui forniti (Previo classica raddrizzata e filtraggio) da un piccolo ma ben fatto trasformatore….Possiede 8 transistor , e sfrutta il principio della supereterodina , quindi ha una ottima selettività / sensibilità , tanto da essere ancora ben sfruttabile al giorno d’oggi. Possiede il volume (simpatica l’idea della finestrella che permette di verificare il “volume”) coassiale con il controllo di tonalità, e la dotazione viene completata con il selettore di banda unito alla presa per un altoparlante/auricolare esterno . Sottolineo l’insolito  geniale  posizionamento dell’altoparlante posto nella base dell’apparecchio il quale ricre un caricamento acustico a tromba , diffondendo  il suono sulla superfice dove appoggia la radiosveglia . Tale malizia facilita l’ascolto da parte dell’utilizzatore  migliorando al contempo l’efficienza del volume acustico riprodotto

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Il condensatore variabile viene azionato mediante un rinvio meccanico a corda coerente con la scala parlante (Quest’ultima viene illuminata,quando in funzione, da due microlampadine a 6 volt collegate alla scheda radio)…Sul suo alberino vi è una frizione meccanica per quando si arriva a fine scala -fine corsa in maniera da scongiurare rotture dovute ad un utilizzo energico…..Una attenzione raffinata generalmente sconosciuta su questi apparecchi

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Questa radiosveglia Sony da inoltre la possibilita di svegliarsi : Sia con la radio , sia con un segnale “buzzer” ( Chiamarlo buzzer è un affronto…è rumore di alternata a 50Hz bello e buono!!!!)  ricavato infatti prelevando dal secondario del trasformatore una parte di tensione alternata , attenuatondola con un partitore resistivo e immettendola poi schiettamente nell’amplificatore della radio mediante un condensatore da 4,7uF per disaccopiamento…Un risveglio “brutale”  🙂 L’orario di “sveglia” viene settato mediante il tamburo orario posto sulla sinistra . Quando impostata la modalità di sveglia esso si illumina di verde mettendo in evidenza (purtroppo) l’orario di “alzata” ; Il principio di funzionamento è sincrono all’avanzamento dei cartellini e chiude un contatto normalmente aperto  di un microswitch all’orario desiderato mediante una serie di rinvii meccanici . Queste di seguito sono le foto a revisione ultimata .  Come tutti gli oggetti degli anni passati non gli si può negare un certo fascino…specialmente al buio !!

 Radiosveglia Sony - Moltisuoni20

 Radiosveglia Sony - Moltisuoni21

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Se avete intezione di avventurarvi in un acquisto del genere , eBay vi viene incontro…Cercate specialmente in Germania …i prezzi sono ragionevoli mentre l’offerta del prodotto è generalmente buona (Migliore della situazione italiana dove i pochi che propongono tali elettroniche fanno “casta” vendendole a prezzi inauditi!!!)

Ricordatevi soprattutto che quelle destinate al mercato americano o Giapponese NON POSSONO ESSERE UTILIZZATE  qua in italia !!  Non tanto per i 110 volt (Per il  quale si potrebbe ovviare con un trasformatore riduttore step-down) , ma  per il discorso della frequenza ! Negli USA e nel Sol Levante la rete viaggia a 60 Hz e il motorino prende precisione di rotazione appunto dalla frequenza di rete…Se usato qua sarebbe perennemente fuori cadenza !!!

 

Un caro saluto … Andrea “Moltisuoni”

 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

 

Link sull’argomento :

 

http://www.nidec-copal.com/01/07.html

http://www.atsclock.com/categories/motors_movements.cfm

http://en.wikipedia.org/wiki/Flip_clock

 

 

Fonorivelatori MM-MC

Moltisuoni testine giradischi -2

 

Introduzione:

 

Fonorivelatori MM-MC : (Ovvero: Moving Magnet – Magnete Mobile / Moving Coil – Bobina Mobile)  … Tutti sanno che la differenza consiste nel metodo in cui il movimento meccanico viene translato in segnale elettrico…Non voglio quindi aggiungere altra “acqua calda” a quella già inventata e di pagine su come suonano o quali siano le migliori v’è ne sono a centinaia sul web..La mia intenzione è quindi dare solo un piccolo contributo fotografico a quello che sono i due metodi principali di riproduzione fonografica (in realtà ci sarebbe anche un terzo metodo che fa uso di un cristallo piezoelettrico,ma date le sue scarse qualità ,riservate in genere a fonovalige e affini,ne trascuro qui la discussione). Ah….D’ora in avanti,anche per comodità di scrittura le chiamerò “testine”

Moltisuoni testine giradischi -1

Il motivo che mi spinge in questo piccolo articolo è l’aver tra le mani due testine che rendono bene visivamente l’idea di cosa significhi MM-MC….Si tratta di due fonorivelatori dei primi anni ’80 :

Moltisuoni testina ADC QLM II - 1

La prima,qui sopra su shell Thorens , è una MM , costruita dalla americana ADC : modello QLM II

Moltisuoni testina Pioneer MC 5 - 1

La seconda , su shell proprietario Pioneer, è una MC , costruita sempre dalla Nipponica Pioneer : Modello MC5 (sottolineo come l’avanguardia ingegneristica Pioneer aveva reso possibile anche nelle MC la sostituzione del gruppo stilo in caso di usura , caso raro in questo genere di testine) In pratica e detta alla veloce (per chi fosse a digiuno sull’argomento) , la puntina vibra coerentemente con i solchi presenti sul vinile quando è in riproduzione … Questa vibrazione , trasmessa dallo stilo deve essere convertita in un segnale elettrico da amplificare e pertanto entrano in gioco i due metodi principali : Nel caso dell MM raggiungerà un magnete ( o ,in taluni fonorivelatori,una coppia di magneti)

Moltisuoni testina ADC QLM II - 3

Moltisuoni ADC QLM II - 4

…oppure una coppia di minuscoli avvolgimenti nel caso delle MC

Moltisuoni fonorivelatori MM-MC Pioneer MC5- 2

Moltisuoni fonorivelatori MM-MC Pioneer MC5 - 3

Per funzionare , entrambe le testine necessitano sempre e comunque di un magnete permanente ( in genere si sceglie il neodimio , grazie alla sua densità di flusso) : Nel caso delle MM è solidale stilo (mentre gli avvolgimenti sono nella struttura del fonorivelatore) . Nel caso dell MC il magnete è incorporato con la struttura del fonorivelatore (e quindi inversamente ,gli avvolgimenti sono solidali allo stilo) .. in ogni caso , MM e MC si rifanno al modello fisico del generatore a magneti permanenti . Le tensioni in uscita (come immaginabile) solo molto basse ,nell’ordine dei milliVolt , pertanto necessitano entrambe di pre-amplificazione e debita equalizzazione (oggi lo standard universale è quello RIAA) da parte della catena a cui vengono connesse…Altra parentesi…nel caso delle MC è necessario quasi sempre un ulteriore amplificazione rispetto alle MM , pertanto si è soliti intraporre appositi trasformatori di step-up (perchè ottimi sotto il profilo segnale/rumore,ma costosi) , prima di entrare in un ingresso Phono … questo passaggio è necessario solo in quegli apparecchi che non dispongono della scelta fonorivelatore (generalmente una manopola sul frontale oppure se nel posteriore, un pulsante) . Questo comando oltre ad innalzare la sensibilità dello stadio phono , permette anche una corretta interfaccia capacitiva-resistiva … Sotto vi riporto un esempio di tale comando presente su un Luxman L-510 (foto da archivio internet)

moltisuoni Luxman L510

 

PRO E CONTRO (fino a pochi anni fà….)

 

Fonorivelatori MM : Economicità di acquisto , ha uscita elevata (nell’ordine dei 4 mV) che la rende sorda ad eventuali spurie e disturbi esterni,sostituzione economica dello stilo in caso di usura ,buona risposta in frequenza e separazione dei canali.

Fonorivelatori MC : Generalmente più costosa , suscettibile ad essere inficiata da disturbi esterni di natura elettromagnetica , con minor uscita utile (intorno ad 1 mV)  e molte volte con impossibilità di sostituzione stilo (oggi esistono però ditte che ri-stilano i fonorivelatori meritevoli qualitativamente,ma i costi sono molto elevati ) ,ha però dalla sua parte una maggiore fedeltà e separazione dei canali dovuta sostanzialmente ad una minor inerzia di movimento

Parlando al presente si può dire che esse oggi grossomodo si equivalgano. Le MM sono cresciute (grazie anche a tecniche e materiali migliori) come qualità sonica raggiungendo le MC. Quest’ultime in alcuni casi (Un esempio ad un prezzo ragionevole ne è la Denon DL 110) hanno tensioni di uscita quasi simili alle MM , non prevedono quindi l’uso di  Step-up o amplificatori con ingresso Phono dedicato MM-MC…pertanto la scelta ricade in definitiva su punti di vista e di ascolto che fanno preferire l’una rispetto all’altra .

 

Un caro saluto

 

Andrea Moltisuoni

 

 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

 

 

Per saperne di più sull’argomento :

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Testina_fonografica

 

 

Semprini ST 240

 

Moltisuoni semprini ST 240

 

 

Introduzione :

 

Recentemente (Luglio 2013) sono entrato in possesso di una unità Semprini ST 240 ,databile intorno alla metà degli anni ’60…avevo sempre letto critiche e recensioni molto favorevoli in rete di queste apparecchiature,e quindi alla prima occasione non me lo sono fatto sfuggire….reperirne uno è stata comunque davvero un impresa!!!!

Le caratteristiche salienti ,di cui tutti parlano sono prevalentemente: Costruzione Massiccia e curata,modulabilità ( quindi versatilità ),componentistica di elevata qualità e ottime doti soniche.Tanto è vero che furono scelti all’epoca da cantanti del calibro di Mina,Jimi Hendrix,Gianni Morandi,Ella Fitzgerald,Frank Sinatra e cosi via…Va anche sottolineato che all’epoca erano probabilmente molto costosi per via delle loro ottime caratteristiche,pertanto la diffusione è stata prevalentemente in ambienti di un certo livello

Il Segreto del successo era dato,come detto poco fa, dalle possibili configurazioni che uno poteva ottenere semplicemente abbinando i relativi moduli in base alle proprie esigenze in fatto di ingressi e sonorizzazioni…infatti esistevano moduli preamplificatrici-miscelatori (Preamplificatore ST240) e moduli amplificatori (Amplificatore-Mixer ST 240…ST280)

La foto sotto,presa dal repertorio internet come esempio,mostra l’accoppiata tra un Preamplificatore ST280 ,sulla destra col suo relativo finale ST280 sulla sinistra

Moltisuoni Semprini ST240/40-internet

Completava il tutto una estetica pulita con comandi razionali montati su uno spettacolare plexiglass retroilluminato (!) recante le orgogliose serigrafie in italiano,come a voler sottolineare le radici del genuino progetto

Purtroppo reperirne uno ,come dicevo poc’anzi,al giorno d’oggi è chimera…Il mio proviene,dopo diversi anni di monitoraggio,dalla piattaforma eBay (di cui foto ad inizio articolo),più precisamente da Roma (Chissà non sia passato nelle mani di qualche artista famoso ?? :D) ed è configurato cosi: Alimentatore Semprini ST 240/40 con Due moduli amplificatori-mixer Semprini ST 240…quindi “strizza l’occhio” ad un possibile utilizzo domestico in una catena Hi-Fi. Fortunatamente,l’esemplare in mio possesso è in discrete condizioni estetico-circuitali, ma soprattutto è IMMACOLATO,cioè nessun “”maniscalco”” ha mai provato/tentato di ripararlo alla “bene e meglio”….mi è stato venduto come non funzionante,ma (alimentato gradualmente con un Variac) in realtà esso funzionava..molto male…ma riusciva ancora a far sentire qualcosa in altoparlante.Restaurato ,leggerete di seguito cosa è in buona sostanza,come è fatto e soprattutto come suona!!

Buona lettura!

 

 Caratteristiche tecniche amplificatore ST 240:

 

Alimentazione (da Modulo ST 240/40) : 110-125-140-160-220 volt 50Hz 500 Watt

Controlli : Volume Generale ,Bassi , Acuti ,Volume microfono (miscelabile su audio)

Ingressi : Tre ; 2 microfono dinamico (4mV) + 1 ingresso magnetofono/linea (200mV)

Uscite : Due ; 1 di potenza e 1 per altoparlante monitor-spia

Tipo connessioni : Connettori XLR / Presa tipo “Geloso”

Tubi impiegati (un solo modulo) : 1 (ECC83) – 1 (EF86) – 1 (ECC85) – 2 ( EL36) – 1 (EM84)

Potenza (ST 240) : 40 Watt nominali su 4-8-16-32-64-128 Ohm + 3 Watt altoparlante spia

Risposta in frequenza : N/D (presunto standard alta fedeltà)

Dimensioni (L x A x P)  e peso :   Circa 360x150x300 — Peso 20 Kg

 

 Descrizione e costruzione :

 

moltisuoni semprini ST240 -21

Il cabinet esterno è in metallo massiccio, forato sopra-sotto , garanzia di un corretto raffreddamento per convenzione ospita al suo interno un vero e proprio rack in alluminio a tre posti con connettori tipo pettine più rispettive guide che alloggiano precisamente i vari moduli. Qui lo potete vedere appena smontato,con ancora la patina appiccicosa degli anni di “fatica”… Sulla Sinistra vi è un portafusibili a 4 posti per avere a portata di mano (e alla svelta!) i ricambi in caso di avaria.

Moltisuoni rack semprini

Il cablaggio è fatto a mano e legato (per tenerlo in ordine) con un filo di canapa ,mediante una sapiente legatura a strozzo.Notate l’interruttore nel posteriore(in corrispondenza dell’ulima guida)..serve per la commutazione Stereo-Mono nel caso ( come questo) si utilizzino due moduli amplificatori e si abbia a che fare con una sorgente audio singola,le forature posteriori sono i “passaggi” per le varie connessioni  “IN-OUT” e per i vitoni di fissaggio dei vari moduli

Moltisuoni rack semprini 2

Moltisuoni Semprini ST240/40-11

Modulo di Alimentazione Semprini ST240/40

 

Il contributo ai 20 kg di peso dell’unità viene ,per un buon 40% da questo modulo,colpisce infatti per le generose (ed è limitato come aggettivo) dimensioni del trasformatore di alimentazione…come ogni buon progetto appare surdimensionato rispetto alle reali necessità ed è garanzia di lunghi periodi di funzionamento senza patire eccessive perdite di rendimento; La sua fattura è ottima,possiede nucleo ad ” E I ” … gli avvolgimenti del cartoccio sono ordinati e disposti razionalmente.

Moltisuoni Semprini ST240/40-4

Moltisuoni Semprini ST240/40

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Moltisuoni Semprini ST240/40-3

L’anodica è tutta in “stato solido”..non ci sono tubi rettificatori in favore di una maggiore affidabilità nel tempo e prestazioni più decise.La tensione alternata (350 Volt) del secondario viene rettificata da una coppia di ponti al selenio (Siemens B300C200) connessi in parallelo,a cui fa subito capo la prima capacità di filtro del doppio pi-greco resistivo.Il livellamento è garantito dall’utilizzo di tre condensatori con capacità di 50uF in ingresso,50uF intemedio,e in uscita un’altro da 50 uF,con i classici condensatori a vitone della Sprague (Che…non ostante gli anni di lavoro e quelli di inattività, funzionano ancora abbastanza bene)

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Sempre sullo stesso modulo vi è la sezione di alimentazione negativa per il Bias ( fisso -30volt ) delle valvole finali ,ed è costituito da un diodo al selenio ,seguito anche qui da un pi-greco resistivo (100uF) per il livellamento.Nella foto sotto lo si può vedere in alto a sinistra nel primo piano

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il secondario dedicato all’accensione dei filamenti nei tubi (6,3 volt 8 Ampere) non viene raddrizzato..vi è solo il classico reostato variabile ai capi di tale secondario,con il cursore connesso alla massa dell’apparecchio (150 Ohm 2 watt..visibile chiaramente nelle prime foto) questo accorgimento serve per poter minimizzare il rumore di fondo (HUM) e dare al contempo, il riferimento a “zero” volt della sezione anodica nei filamenti.

Completano il tutto la spia di alimentazione-illuminazione frontale (6,3 volt 1 watt) , il cambiatensioni con valori: 110-125-140-160-220 volt , il fusibile sul primario del trasformatore ( 5×30 – 250volt 3A) e l’interruttore di accensione (che … come brutta abitudine degli apparecchi di 50 anni fà, leva solo tensione sulla fase di rete, pertanto fate attenzione a prestare manutenzioni quando l’apparecchio è collegato alla 220).

All’epoca non erano previste nemmeno prese di terra (forse nei rack dedicati semprini c’erano ??? Chi può dirlo…) ,tuttavia se considerate di restaurarne uno oppure semplicemente di adoperarlo per vostra gioa ,è consigliabile adottare una modifica con questo accorgimento ..se possibile nel rispetto dell’estetica originale dell’apparecchio.

 

Amplificatore-Mixer Semprini ST 240

Moltisuoni Semprini ST240/40-7

Ogni modulo monta un totale di 6 tubi : 3 di segnale,2 di potenza e un “occhio magico” per avere un idea della potenza impegnata a colpo d’occhio ( battutaccia… 😀 )

Moltisuoni Semprini ST240/40-8

Moltisuoni Semprini ST240/40-9

Moltisuoni Semprini ST240/40-10

Costruito per durare a piena potenza e per molto tempo…ha zoccoli ceramici noval e zoccoli in steatite octal per le finali,resistenze con tolleranza 10% (ricordo che di norma all’epoca,negli apparecchi commerciali,la tolleranza di ogni singola resistenza era nell’ordine del 25-30%..quando andava bene) tutte da 1 watt in carbone,il trasformatore di uscita è correttamente dimensionato per un uso continuo ed è di ottima fattura,anch’esso con nucleo a ” E I ”

Tutto il cablaggio e la disposizione dei componenti sono altamente curate,ragionate e rifinite ( eccezzion fatta,voglio metterlo in chiaro, per l’isolamento anodico tra tubi e Trasfo  di uscita…. che è opera del precedente “tecnico” ..ex possessore di codesto apparecchio…chi sa se costei era conscio del fatto che su ogni cappuccio ci sono ben oltre 400 volt in corrente continua … 😮 😮 )…logicamente ogni modulo veniva assemblato manualmente uno ad uno…da manodopera altamente esperta e qualificata come si evince dalle foto

moltisuoni semprini ST240 -12

Lo schema amplificatore adottato è una rivisitazione dell’arcinoto “Mullard 5-20” con alcune debite modifiche per innalzare la potenza di uscita (utilizza tubi EL36 al posto delle celebri EL34,probabilmente per un fattore di robustezza unita all’economia di esercizio-facile rintracciamento dei ricambi ) con varianti minori dovute alla presenza del preamplificatore microfonico (basato sulle due sezioni presenti nella ECC83)  e dell’occhio magico EM84.Fa inoltre comparsa,benchè fisso,il bias a polarizzazione negativa dei tubi finali,cosa che nello schema mullard mancava.Diverso anche il trasformatore di uscita,che dispone di avvolgimento dedicato per la controreazione ,inoltre, differenza significativa la troviamo nell’alimentazione totalmente a stato solido….Appena disponibile l’originale Semprini (sempre che riesca a reperirlo…) pubblicherò in rete lo schema elettrico relativo al modulo ST 240 …per il momento,tanto per dare un l’idea circuitale , pubblico lo schema del Mullard 5-20 a carattere di linea guida generale.

 

Principio di funzionamento del finale:

 

In breve … il pentodo EF86 da una prima amplificata al segnale di ingresso,che verrà poi portato alla sfasatrice split costituita dalla ECC85..le due porzioni speculari di segnale (polarizzate debitamente dal bias negativo) verranno poi applicate alla coppia di pentodi finali EL36 che piloteranno il primario del trasformatore d’uscita.Un secondario dedicato alla controreazione proporrà parte del segnale amplificato alla EF86 fornendo così la retroazione necessaria alla stabilità e linearità del finale.Versioni più potenti (cito ST 280,ma anche altri apparecchi Semprini adottavano questo accorgimento) usavano il medesimo schema adottando 4 tubi finali ,anzichè due con debiti partitori resistivi a valle della ECC85 per polarizzazione e punto di lavoro . Il trasformatore di uscita audio disponeva quindi in questo caso di 4 doppi primari anodici dedicati ad ogni EL 36.

moltisuoni mullard 5-20

Piccola parentesi :

Verso il finire degli anni ’60 la Mullard rilasciò un certo numero di progetti (all’epoca vera e propria novità) che la rivista “wireless world” rese in anteprima celebri e di dominio pubblico..a distanza di breve usci il famoso “mullard -circuit for audio amplifier-” che vedete in copertina qui sotto:

Moltisuoni-Mullard_Circuits_for_Audio_Amplifiers

In europa  furono molti i costruttori che ne fecero tesoro di tale manuale …..

Cito fra i tanti :

Philips,Davoli,Geloso,Binson,Semprini,Grundig,Saba,Farfisa,Fbt,Meazzi etc etc  ,  i quali  presero spunto come base per le proprie elettroniche consumer , spesse volte con minime varianti..Questo fa si che ripararli sia tutto sommato una impresa abbastanza semplice avendo un minimo di bagaglio sul mondo delle amplificazioni valvolari

moltisuoni semprini ST240 -13

I controlli di tono(bassi-alti) coassiali sono passivi e non hanno coinvolgimenti col circuito di controreazione (come spesso si vede in circuitazioni valvolari retrò),sono a monte della EF86 e sfruttano la sensibilità di questo pentodo..come detto poco fa,l’unica sezione attiva la si può ricondurre allo stadio microfonico costruito intorno alla ECC83 (nello schema classico di amplificatore di tensione) ,l’uscita fa capo al potenziometro del “volume micro” cui a sua volta si va ad immettere nel cursore del “volume generale”,rendendo così possibile di fatto una miscelazione tra parlato e base musicale ,se lo si desiderava.

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Nota di riguardo sul trasformatore di uscita che annovera doppi secondari : Il primo serve per pilotare le casse a cui è collegato l’amplificatore, con la possibilità di scegliere impedenze di : 4-8-16-32-64-128,mediante un comodissimo selettore rotativo…Il secondo “secondario” serve per pilotare un altoparlante spia (oggi lo chiameremmo monitor) ed è studiato per aver potenza contenuta (circa 3 watt) con la prerogativa di essere totalmente indipendente dal sistema principale,a scanso di perdite in potenza..una soluzione raffinata se pensiamo ad un apparecchio d 50 anni fa.Completano l’ottima fattura del modulo ,le prese XLR-Geloso che vedete nell foto sopra (notate anche la qualità del pettine di connessione al rack)

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L’occhio magico EM84 (tenuto saldamente in sede mediante un clamp a molla) è stato da me prima definito impropriamente VU-Meter,in realtà la sua funzione è quella di valutare l’indice di potenza erogata dal finale per prevedere eventuali clipping…esso infatti viene pilotato,mediante rettifica a doppia semionda da due diodi al germanio + capacità di livellamento, direttamente dal segnale disponibile sul secondario del  T.U, proprio come accadrebbe per un VU-Meter a lancetta…ma la sua inerzia,unita all’assenza di scala graduata,ne fanno più un uso “indice” rispetto ad un vero strumento di misura.Notate in alto a destra la lampadina di illuminazione da 1 watt del plexiglass frontale,che avviene per riflesso..questa “chicca” oltre a donare un aspetto scenografico spettacolare al buio,permette al tempo stesso di individuare immediatamente i comandi in condizioni di chiaroscuro.

 

Fotogallery del restauro ( in costruzione-aggiornamento al 21/7/2013 )

 

Il termine restauro viene inteso dal sottoscritto come : pulizia,controllo,ricablaggio(se necessario) e sostituzione delle parti usurate,taratura finale strumentale e collaudo al banco per sincerarsi del buon esito.

Nello specifico il mio esemplare necessita della sostituzione (classico difetto) di buona parte delle capacità di filtro e accoppiamento/disaccoppiamento,di alcune resistenze e logicamente di alcuni tubi usurati dagli anni di lavoro,meccanicamente avrò da sostituire un certo numero di viti arrugginite e riverniciare sicuramente il contenitore che appare malconcio.Qualche piccola opera di ricablaggio completerà il lavoro che rimetterà a nuova vita questo meritevole Semprini !

Fotogallery restauro modulo Amplificatore-mixer Semprini ST 240

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Considerazioni finali e giudizio

 

 

Moltisuoni-Under_Construction

 

 

 

 

 

 

 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

Link per saperne di più sull’argomento Semprini :

https://www.facebook.com/pages/Semprini-History/166017446765410

http://www.radiomuseum.org/r/liare_semprini_st280st_28.html

 

 

 

Moltisuoni …. Chi Sono?

Blaupunkt Amsterdam 11 - moltisuoni 1

 

Classe 1976 nato in quel di Genova e ivi attualmente residente in questa ormai snaturata cittadina . Da piccolo , per gioia e disperazione dei miei genitori ,ero sovente a smontare qualsiasi tipo di apparecchiatura avesse a che vedere con circuiti e affini. La mia fame di capire (per quanto potesse farlo un bambino) in un epoca dove non esisteva internet era il pane di tutti i giorni. Complice la passione per la musica che alimentava come un mantice le braci di un neonato hobby che dall’età di 5 anni circa si svegliò in me. Oggi (fortunatamente) ho mezzi intellettuali sufficienti per poter divertirmi a riparare e costruire apparecchi audio e non…Oltretutto  come per molte persone accade , di mestiere faccio tutt’altro rispetto a quello che la mia passione imporrebbe , dunque uno sfogo è doveroso 😉

Moltisuoni Rogers HD 88

A dire la verità non avevo mai pensato di mettere su un “baraccone” on line di quello che sono i miei “maneggi” (per dirla in genovese) , tuttavia un giorno pensai che quel bagaglio di esperienze man mano accumulato , sarebbe stato corretto condividerlo con altre persone le quali nutrono i miei medesimi interessi. Per spirito di avventura,guardando un pò in rete e leggendo alcuni tutorial…ho dunque iniziato su questo spazio Altervista!

moltisuoni sub pioneer gtx

Moltisuoni philips AG9016

Moltisuoni woofer ESB cdx1

La differenza rispetto ai tanti siti che uno può trovare curiosando on-line stà nel fatto che gli oggetti proposti a scadenza variabile sono delle più disparate estrazioni, perchè saranno quelli che piacciono a me e che ritengo doverosi di approfondimento . Diciamo che il senso di “moltisuoni” è quello di comportarsi come un diario di bordo relativo alle mie esperienze. Specifico che non è un blog a carattere commerciale….cioè potrà capitare che io ceda qualche apparecchiatura su altri siti e-commerce,ma non soddisferò richieste di riparazione elettroniche guaste per conto terzi.

Moltisuoni marantz 5025

Logicamente l’idea di partenza nell’aprire il blog , è quella di essere anche di aiuto per chi ha medesimi interessi e necessiti di qualche dritta (nel limite delle mie conoscenze)…o semplicemente abbia piacere nel vedere l’interno degli apparecchi in mio possesso, venendo a conoscenza di caratteristiche tecniche,circuitali,di fattura costruttiva e così via. Come in tutte le cose anche critiche e pareri sono sempre ben accettti perchè aiutano a capire e migliorarsi (L’importante ,fondamentale requisito,è essere sempre educati col prossimo,proprio come lo si vorrebbe con se stessi 😉 ) pertanto se lo riterrete opportuno potrete contattarmi se vi servissero dei pareri.

Moltisuoni jukebox seeburg

Sicuramente tratterò ,con recensioni più o meno dettagliate ( oppure con semplici gallerie ) tanti apparecchi legati alla riproduzione audio, e non per forza Hi-Fi ( di quelli il web ne è già pieno fin troppo e credo che non se ne senta la mancanza di un altro in tema…come cita il titolo sarà una panoramica audio “diversa” ). Quindi sarà fattibile leggere in questo blog di giradischi,come di autoradio,passando poi per radioregistratori portatili e cosi via. Oltre al fattore suono, prediligo anche l’aspetto emozionale / estetico che l’oggetto comunica alla persona….E non è neanche detto però che,  non troviate una ricetta di cucina suggerita da mia moglie,in occasione di qualche festività!

Moltisuoni AIWA CS-M1 microboombox

La mia passione coincide ( guarda caso ) anche con un account su eBay.it ( Lo potrete raggiungere al link in fondo pagina ,oppure tramite il pulsante “IN VENDITA” sulla sinistra del desktop ) , fonte inesauribile di alimentazione a questa passione nata da bambino .Sempre sulla piattaforma appena citata, puntualmente vengono messi anche in vendita apparecchi da me posseduti…in modo da avere un “ricambio generazionale” nel parco delle mie elettroniche….e far felice qualcuno che desiderava proprio quell’oggetto!

moltisuoni pioneer RT303 reel to reel

Concludo qui  per non annoiarvi con sermoni che son poco utili , del resto ognuno saprà dare un giudizio  sul mio operato e dilungarsi non serve!

Moltisuoni Scott A299

Un caro saluto …. 🙂

 

 

Andrea “MOLTISUONI”

 

 

 

moltisuoni garrard lab 80