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Brionvega TS 505 – Buon “Brioso” Ferragosto 2017

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

Con un breve sguardo dentro all’italianissima Brionvega TS 505 vi auguro di passare un piacevole Ferragosto assieme ai Vostri parenti ed amici all’insegna della buona compagnia !!!

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

Oggi nessuna descrizione tecnica al riguardo : E’ festa !!!! Quindi solo foto seguite da concise delucidazioni per non farsi mancare il piacere di constatare come certi oggetti , oggi definiti “di consumo” , fossero all’epoca ben costruiti ed ingegnerizzati sul nostro territorio.

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

Circuiti stampati estremamente ben realizzati per una radiolina portatile ; Un piccolo capolavoro racchiuso in un cubetto di materiale termoplastico . Il classico esempio di “value for money” per contenuto tecnologico oltre che per la felice matita di Zanuso & Sapper !!

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

Lo strumentino poteva aiutare a centrare la sintonia in Fm e mostrava la qualità del segnale captato in AM . Un semplice tocco alla levetta rosso/verde permetteva però l’immediato monitoraggio dello stato di carica delle Pile ; Evitando così di rimanere senza musica , sul più bello , quando utilizzata fuori dalle mura casalinghe !

Robusti e al pari di componentistica degna dei migliori impianti Hi-Fi i funzionali deviatori ALPS presenti nella piccola Brionvega TS 505

L’altoparlante montato all’interno è un largabanda da 80mm fornito dalla Genovese IREL , il cui acronimo significa  : Industrie Radio Elettriche Liguri . Di questa ditta ormai rimane solo il bel ricordo in quel di Molassana….Manco a doverlo sottolineare 🙁   è un’altra realtà meramente scomparsa dal panorama manufatturiero italiano.

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

A servire degnamente il piccolo altoparlantino ligure un ruggente integrato TCA 830 nel suo curioso contenitore ad alette tipo DIL 16 Similare pin-to-pin al più recente TBA 810 ! Grintosissimi 1,6W  🙂

Assai interessante la demoltiplicazione sintonia del condensatore variabile a ruotismi concentrici con indice integrato

Brionvega TS 505 - Moltisuoni

La sezione FM/AM/OL conta la sua buona ricezione grazie alla presenza dell’ottimo TDA 1220 che assolve egregiamente tutte le funzioni richieste da un serio radioricevitore , annoverando fra le altre cose il controllo AGC per la sezione Am e il controllo AFC per quanto riguarda la Fm ( e le stazioni non si muovono più 🙂 ) .

Lo schema riporta il vecchio integrato IF tipo TAA991 il quale verrò poi rimpiazzato per obsolescenza dal più performante TDA1220

Con lo schema elettrico concludo la breve carrellata utile per stemperare il clima di mangiate e bagordi onnipresenti come da buona tradizione italiana . Un caro saluto a tutti e buone ferie!!

Andrea Moltisuoni

 

 


NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.


Link per saperne di più sull’argomento:

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Brionvega

https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Zanuso

https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Sapper

https://it.wikipedia.org/wiki/Industrie_Radio_Elettriche_Liguri

http://www.radiomuseum.org/tubes/tube_tca830.html

http://www.radiomuseum.org/tubes/tube_tba1220.html

 


 

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Alcune immagini sono tratte da internet (ove dichiarato) , ma se il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno rimossi

ESB CDX-SB2 ( Il tempo non è galantuomo parte 1°)

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

La classica grana prima delle tanto agoniate ferie estive. Un paio di sere fà , inizio ad ascoltare qualche disco e qualcosa non mi quadra . Le mie amate ESB CDX2 non suonano più uguale a prima . Tolta la griglia , fatta l’amara scoperta : Foam sbriciolati da tutte le parti ! Evito di raccontarvi la parte dove “snocciolavo” i Santi dal lunario…

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Ma come ?? Le avevo appena ribordate ?!?!?! Passato lo stupore e fatta mente locale , si : Le avevo ribordate ….Ma ormai più di 8 anni fà or sono e il tempo , si sà , non è galantuomo . Eh..meno male che all’epoca me li avevano garantiti come i migliori foam sulla piazza … 🙁 C’est la vie !! Smonto e rimpiazzo provvisoriamente con due “parenti alla lontana” , al secolo una coppia di  Ciare HW 131 .

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Parenti alla lontana , perchè ESB era solita far costruire su proprie specifiche dalla defunta CIARE i trasduttori che montava poi nei suoi sistemi acustici (Ahimè , purtroppo un’altra grossa realtà scomparsa impietosamente in questo paesello malpreso 🙁 ) . Discorso similare è applicabile anche per i tweeter che , a seconda dei modelli , potevano essere sempre forniti sempre dalla azienda di Senigallia , oppure da altre ditte note a seconda del caso e del progetto . Nelle CDX-SB2 viene ad esempio impiegato un’unità prodotta dalla Vifa ( Modello D19TD ) rimarchiato successivamente in ESB con la dicitura DCD19 .

Gli HW131 citati poc’anzi sono la versione upgradata ( Per potenza, Ø bobina mobile , complesso magnetico maggiorato con ventilazione posteriore , cono smorzato e sospensione in gomma ) di quelli verosimilmente montati dalla casa di Aprilia . Nonostante le migliori prestazioni sulla carta , non suonano però altrettanto bene come i suoi originali . Più avanti vi spiegherò il perchè!  🙂

Moltisuoni - ESB CDX SB 2
Sede ex Ciare a Senigallia (AN)

Montati dunque i sostituti per proseguire i miei ascolti serali , inizio a guardare cosa offre il mercato odierno in tema di sospensioni . Innanzitutto va considerato che nonostante il Ø nominale di 130mm , in realtà il cono ha superficie utile di circa 124mm , peculiarità che rende assolutamente necessario trovare bordature quindi per altoparlanti da Ø 125mm …. il bacino d’utenza si restringe assai . Preso atto della scarsa longevità , avevo oltretutto intenzione di utilizzare stavolta un paio di sospensioni di gomma butilica in luogo del solito foam . Diversamente a quanto pensavo ho trovato invece abbastanza facilmente il rimpiazzo su eBay a un costo morigerato .

 

Beh tuttavia fino ad oggi in quattro anni di blog non avevo mai parlato di altoparlanti e diffusori….Quale migliore occasione ?  🙂

 


Perchè il foam tende a deteriorarsi ??

Prettamente per ragioni legate al mondo della chimica ! Il foam è  formato da molecole (a struttura aperta) di poliuretano le quali tendono a subire l’aggressione da parte di agenti esterni quali principalmente : Ossigeno , Radiazioni UV ( Irraggiamento solare diretto / indiretto , detta anche “foto-ossidazione”) e umidità relativa nell’ambiente in cui gli altoparlanti lavorano. Questa esposizione porta in un certo lasso di tempo alla rottura delle loro catene polimeriche causando  l’alterazione chimica della sospensione e delle relative proprietà meccaniche ( In talune circostanze varia anche il colore originale tendendo ad assumere colorazione giallastra ).

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Va anche detto chè , la capacità di immagazzinare umidità da parte del poliuretano , favorisce la proliferazione di : Batteri , funghi invisibili all’occhio umano e muffe . La loro presenza coadiuvata agli agenti esterni prima accennati ,  tende a velocizzare il degrado dei legami chimici i quali si dissociano strutturalmente in ammine primarie , anidride carbonica e olefini (la morchia appiccicosa per gli addetti ai lavori )

Moltisuoni - ESB CDX SB 2
Muffe presenti sulla sospensione in foam di un mio Woofer Philips Match-Line


Ribordare un altoparlante : Tips & Tricks

 

Non amo gli aggettivi anglofoni , ma questo rende bene l’idea del concetto “suggerimenti e trucchi” per il tema di cui parlerò a breve . Non vuole essere un tutorial , perchè il web ne è pieno , ma un insieme di “dritte” su cui porre attenzione per ambire a risultati impeccabili e duraturi su un lavoro quantomai utile .

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

La prima operazione è quella di rimuovere tutto il foam degradato. E’ la parte più importante e noiosa di tutta la trafila di operazioni che definiscono una ribordatura fatta bene. Mi raccomando senza levare la cupola para-polvere . Diversamente tutta la “rumenta” finirà nel traferro della bobina mobile e addio alle buone intenzioni di salvare il vostro amato altoparlante dall’oblio del tempo . E’ un operazione dove si sporca parecchio , quindi bisogna prendere tutte le misure del caso per non insudiciare se stessi e la postazione di lavoro.

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Con utensili affilati quali cutter e bisturi , aiutandosi con dell’acetone (un cottonfioc imbevuto) si rimuove la morchia del foam , e il precedente mastice utilizzato per incollare il suddetto . Ci vuole pazienza , un ambiente sufficientemente ventilato e “tatto” per non rovinare il cono . Un’altro requisito fondamentale : Non avere fretta!

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Operazione d’elezione dove bisogna essere -certosini- . La nuova sospensione in gomma calzerà sopra la vecchia “sede” ; Tutta la sporcizia che ivi lascerete degraderà il risultato finale estetico (Si noteranno oltretutto antiestetiche bugnette sul labbro che appoggia lato interno cono) limitando di conseguenza  la tenacità di presa della stessa nei picchi di stress meccanico dovuto a passaggi sonori difficili. Vi è quindi più di un buon motivo per dedicarci tempo!

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Una volta ripulito il cono , sarà il momento del cestello, anche qui vale la stessa regola . Le superfici dovranno essere esenti da precedenti residui di foam e colle varie ,si deve insomma arrivare al “ferro nudo” , avendo cura poi di sgrassare bene le parti.

L’acetone è un solvente molto volatile . Asciuga in breve senza aloni e senza decolorazioni nella cellulosa , ha inoltre eccellenti proprietà decapanti nei confronti delle colle vecchie . Ma c’è un rovescio della medaglia : Possiede odore pungente e non può essere impiegato su altoparlanti aventi cono in mylar o con materiali compositi in resina epossidica ( per esempio quelli in carbonio / kevlar ) , pena l’alterazione permanente delle superfici in modo irrimediabile ! Se dovete ribordare uno di questo tipo potete provare come solvente alternativo tipo l’acquaragia la quale dovrebbe essere inerte . Vivamente consigliate delle prove preliminari in spazi nascosti .

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Completate le operazioni di rimozione del foam , viene il momento di presentare la nuova sospensione sull’altoparlante ; Questo passaggio permetterà di capire ( Dando per scontato l’acquisto di bordature con dimensioni corrette per la tipologia di altoparlante ) se bisogna rifilare il lato esterno che andrà incollato sul cestello , contemporaneamente essa si adatterà dolcemente alle geometrie dell’altoparlante , prendendone pian piano forma . E’ consigliabile lasciarcele sopra almeno una nottata a tal scopo !

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Una volta che le dimensioni collimano favorevolmente , si procede a rimuovere la cupola parapolvere . Per scollarla basta passarci intorno un pennellino imbevuto di acetone e fare leva gentilmente con un idoneo utensiletto (utili le spatole piatte per modellare la plastilina) insistendo sempre con estrema gentilezza nei gesti , diversamente il danno irrimediabile potrebbe essere “dietro l’angolo” !

 


Assemblaggio nuova sospensione sul cono

 

Nonostante alcuni affermino sia possibile ribordare un altoparlante  senza centrare la bobina mobile (utilizzando un “tone test” a 50hz durante l’incollatura della sospensione sul cestello) , io sono di avviso differente e consiglio vivamente di spessorare la suddetta per avere la certezza essa sia equidistante dal traferro .

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Gli spessori vanno disposti in croce e senza MAI sovrapporsi ; Su bobine mobili di grande Ø è consigliabile coprire tutta la circonfenza della stessa , ponendo sempre molta attenzione anche qui a non sovrapporre gli spessori per non creare decentramenti  . Tali spessori possono essere di semplice cartoncino rigido, oppure , ancora meglio di acetato il quale non lascia residui di alcun tipo ! Ogni altoparlante ha il suo “gap” ,dunque  volta per volta dovrete cercare spessori che permettono il moderato quanto solido “bloccaggio” dell’equipaggio mobile , condizione assai  indispensabile per lavorare correttamente nelle fasi di incollatura.

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Alzando il cono verso la massima escursione esterna si inizia incollando il labbro interno della sospensione ( tendenzialmente tenendosi con la colla più verso il “roll edge” della sospensione  , si eviterà così di strabordare con l’adesivo  ), per poi posizionarla sul cono e centrarla. Questa operazione necessita di un pelo d’esperienza , cosa che vi farete solo nel tempo utilizzando altoparlanti “cavia” 🙂 e prendendo confidenza con questa tipologia di lavoro 😉

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Una volta evaporato il solvente e verificata la buona presa del labbro interno sul cartone del cono, potrete passare all’incollaggio del bordo sul cestello . Passando omogeneamente un velo di colla sulla sede del medesimo e abbassando , successivamente a questa operazione, il cono nel suo limite inferiore di escursione . Questo farà in modo che il labbro esterno della nuova bordatura appoggi correttamente sulla porzione precedentemente spalmata di colla , attendendo pure in questa circostanza l’evaporazione del solvente per il tempo necessario.

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Le due operazioni vanno fatte SEMPRE con spessori ben saldi nel traferro . Se anche solo uno dei quattro si scalza , l’equipaggio mobile sarà decentrato : Questo farà “gracidare” il povero altoparlante , porterà la sua bobina mobile in rovina nel breve tempo e il tutto risulterà dunque inutilizzabile . Lasciate riposare il tutto almeno 12 ore prima di rimuovere gli spessori .


Pulizia del traferro

Oltre al’ovvia attenzione a non farci finire dentro sporcizia durante il tempo in cui il para-polvere è rimosso , nel traferro c’è comuque la tendenza da parte della polvere a sedimentarsi nel normale funzionamento del trasduttore . Ciò è dovuto al moto pistonico in unione alla permeabilità pneumatica della cupola parapolvere che tende ad aspirare e cedere aria verso l’esterno ( contestualmente permette al calore generato dalla bobina mobile di essere correttamente dissipato in una sorta di ventilazione forzata ).

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Un trucchetto furbo per pulire bobina e traferro ? Utilizzare dei foglietti adesivi tipo “post-it” ! Si ritagliano delle striscioline e si infila il lato col blando adesivo nel traferro . Esso andrà a racattare tutta la microspazzatura presente …. con minimo sforzo e massima resa !

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

E’ possibile ora rimettere la cupola para-polvere al suo posto, non prima comunque di aver dato un’occhiata ai collegamenti elettrici della bobina mobile . Se la colla che trattiene i sottili fili di rame fosse secca , rinnovatela con una spennelata di adesivo vinilico e lasciate asciugare convenientemente . Eventualmente potete renderla nera con gli appositi pigmenti vendibili nei colorifici . Questo è un’altro passaggio  molto importante per evitare che i transienti elettrici e le vibrazioni interrompano il collegamento  tra morsetti e bobina mobile , lasciandovi con un altoparlante semi-nuovo , ma “muto” !

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Il collaudo ? In tutto due prove : La prima a volume molto basso con orecchio teso sul cono (Indispensabile per individuare eventuali distorsioni o “grattate” dovuti a errori di centraggio >>> può essere altrettanto utile in questa circostanza l’utilizzo di un brano musicale ben noto ) . La seconda prova invece verrà eseguita applicando un segnale a volume sostenuto , sempre restando nei parametri di sicurezza dell’altoparlante , per notare eventuali anomalie o deformazioni alla vista…riconducibili ad errori di assemblaggio e/o incollaggio nella sospensione . Entrambe le “delibere” vengono condotte mediante l’ausilio di un buon generatore sinusoidale (“sweppando” il segnale nell’intervallo tra 40 e 250hz )  coadiuvato da un altrettanto buon amplificatore . Specialmente in questa seconda circostanza  , abbiate cura di proteggere il Vostro udito impiegando idonei “DPI” 


Colle da utilizzarsi

 

Si ottengono validi risultati con le colle viniliche (speciali per legno) su altoparlanti aventi diametro sino a 200mm oltre al quale , per “fisica” le forze in gioco richiedono adesivi più tenaci , anche se in certe circostanze ho avuto modo di riparare coni da 32cm con tale adesivo senza particolari problematiche . Hanno l’enorme vantaggio di non avere solventi legati al petrolio e di essere “riposizionabili” entro una ragionevole tempistica . Le consiglio vivamente al neofita e per chi necessariamente non sopporta gli olezzi aromatici degli idrocarburi!

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Per maggiori diametri è consigliabile scegliere adesivi neoprenici più tenaci . Ho trovato valide a tal scopo : il “tre pin prene” ( genovese d’elezione ) , il Bostik chiaro e l’Artiglio . Tutti e tre sono a base acetonica e vengono brillantemente rimossi con tale solvente in caso di errori. Hanno lo svantaggio di essere adesivi “a contatto” quindi non danno grosso margine ad errori dovuti al mal posizionamento .

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Offrono viceversa una tenace presa e reggono anche in situazioni estreme d’utilizzo.

 


 

Ribordare : Considerazioni (personali) in tema.

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Un altoparlante con 15 o più anni di vita “normale” alle spalle , mutua lentamente le sue caratteristiche rispetto al cabinet in cui lavora , progettato (si spera) considerando i parametri di Small . Questo è meglio tenerlo a mente , nessun manufatto umano tende a rimanere identico nel tempo,  tantomeno un altoparlante fatto in parte di materie organiche…Evito qui di parlare dell’orecchio che è ancora più soggetto a tale irreversibile invecchiamento 😉

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Partendo da questo presupposto, ribordare un altoparlante ad oggi è l’unica  soluzione che darà risultati molto vicini a quello che doveva essere il trasduttore in origine e questo a mio parere rappresenta la “via” più conforme per mantenere il “suono” di un determinato sistema di altoparlanti . Tralasciando il comparto professionale , trovare woofer o midrange di ricambio per diffusori con 20 o 30 anni alle spalle sono chimere e spesso pur avendo la botta di fortuna a trovarli nuovi , le loro sospensioni sono parimenti in pieno degrado . Sostituire l’altoparlante di primo impianto con uno odierno , oltre a perdere di valore su realizzazioni di pregio , quasi sempre restituisce prestazioni mediocri quanto sbilanciate , questo accade in eguale misura anche con trasduttori aventi parametri prossimi ai coni di primo equipaggio , la causa è insita nella perdita di accordo tra cabinet e parametri del medesimo (anche in sospensione pneumatica !) senza contare che normalmente i tagli del crossover vengono progettati per assecondare e “limare” la risposta dell’altoparlante impiegato nel progetto . Il rodaggio meccanico (100-150 ore grossomodo a volumi normali) permetterà alla nuova sospensione di eliminare eventuali rigidità di fabbricazione , quindi passato questo periodo non si noteranno ad orecchio differenze tra prima e dopo la cura . Generalmente va detto che , risonanza e cedevolezza vengono assai più influenzate quando si sostitusce lo spider ; Il ribordare di per sè , non comporta effetti così drastici nei parametri Thiele & Small dell’altoparlante … E su questo potete dormirci tra due guanciali !

 


Upgrade e migliorie :

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Già che avete il cabinet all’aria , è sempre consigliabile curiosare e controllare il crossover (Specialmente gli attenuatori di livello, se le casse ne sono dotate…potrebbero essere ossidati o “cotti”).

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

L’attenzione cade sempre sulle capacità elettrolitiche (Quando presenti) sensibili all’incedere del tempo . Inoltre è utile verificare anche su tutte le parti saldate : Essendo sottoposte a vibrazione il loro invalidarsi può essere meno remoto di quanto si pensi . Nel caso i cavi interni fossero “dimessi” , perdeteci 10 minuti a sostituirli con odierne cavetterie OFC di pari sezione . Elegante attenzione è rivestirli di nastro telato per evitare che essi generino rumore durante gli spostamenti d’aria , specialmente nei sistemi bass-reflex con woofer di grande diametro .

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Questo nastro è largamente utilizzato nel settore “automotive” nei cablaggi interni al cruscotto per evitare rumori  e battiti fastidiosi , si trova nei vari siti e-commerce e nelle ferramente ben fornite

Moltisuoni - ESB CDX SB 2

Se a qualcuno servisse , riporto infine  lo schema elettrico  del crossover , estrapolato per “reverse engineering” dalle mie ottime CDX

Sul terminare è d’uopo un plauso meritevole al compianto ingegner Renato Giussani : Direttore dello sviluppo e ricerca alla ESB  dal ’79 fino al 1986 circa (Troverete in rete molte nozioni su questa brillante persona , un vero ricercatore nel campo dell’acustica ) . La sua esperienza  ha permesso all’azienda di Aprilia – guidata nel frattempo dal suo successore Francesco Sorino – il concepire nell’ormai lontano 1987 un piccolo diffusore da libreria con  prestazioni da “grande” . Forse oggi un pelo meno novità , ma all’epoca un crossover con pendenze 18 – 12 dB/ottava erano davvero novizie su sistemi così compatti . Eccezion fatta dei cavetti di connessione interni ( un tempo si poneva meno attenzione alle connessioni brevi ) tutta la componentistica è di ottima qualità e questo restituisce ancor oggi prestazioni assai notevoli , sinonimo di una progettazione accurata.

 

Moltisuoni - Renato Giussani ESB
Pagina tratta dalla rivista Audioreview N°44 – Novembre 1985

 

Con questo , cari signori , concludo e me ne vado in ferie !

Spengo quel poco di cervello rimasto per qualche tempo , condizione indispensabile per ripartire di settembre con brio in tutti i campi . I nuovi progetti all’orizzonte oltremodo promettono un autunno bensuonante sempre all’insegna del Nostro made in Italy  🙂

 

Buone vacanze a tutti !!!!!!!

 

Andrea Moltisuoni

 


 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 


Link per saperne di più sull’argomento :

 

http://www.giussani-research.it/renato-giussani/?lang=it

http://www.ciare.com/

https://it.wikipedia.org/wiki/Crossover_(elettronica)

https://it.wikipedia.org/wiki/Diffusore_acustico

http://www.audioreview.it/prove/storiche/esb-7-07ii.html

 


Caratteristiche e ricambio Tweeter :

 

https://www.madisoundspeakerstore.com/seas-soft-dome-tweeters/seas-prestige-19tff1-h0737-3/4-textile-dome-tweeter/

 

 


 

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Alcune immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno rimossi

 

 

 

Beomaster 900 – Bang&Olufsen

Meritevole tappa in questi primi giorni di Luglio su questo bel sinto-ampli della Bang & Olufsen , progettato e concepito rigorosamente in Danimarca verso il 1964  .

Raffinato , compatto , versatile e ben costruito , meritava quindi  almeno un passaggio veloce su queste pagine , non senza qualche proposta di semplice “abarthizzazione” da leggersi  comodamente più avanti 🙂

beomaster 900 bang&olufsen - moltisuoni

E’ bene sapere che , il Beomaster 900 Bang & Olufsen  , veniva commercializzato in due versioni distinte : Quello che vedrete su queste pagine virtuali (Serie M) , sintoamplificatore a tutti gli effetti , e il gemello (Serie K) con due altoparlanti doppio cono (150x90mm) integrati nel mobile ligneo con tanto di griglie rimovibili . Quest’ultima realizzazione sminuisce (è un mio personale giudizio) leggermente le doti di un apparecchio assai performante , assimilandolo alle tante banali “table radio” del periodo … Almeno ad un primo approccio perché da quanto si legge in rete è assai  bensuonante

Photo credits : Forum.beomaster.org

Si può tranquillamente definirla una delle capostipiti a stato solido per la casa Danese, impiegando su larga scala quello che all’epoca erano i prodigi di una tecnologia in piena ascesa : I transistor. Nello specifico vengono impiegati solo semiconduttori al germanio (Serie AF , AC , e AD nello stadio finale) . Sorpassata quindi la tassa sul numero di valvole negli apparecchi radioriceventi (più valvole , più salata l’accisa finale del ricevitore in oltre al suo prezzo) con questi nuovi transistor , bisognava immediatamente sul nostro territorio , inventarsi qualche altro metodo infallibile per fare cassa … tòu li !!!  (Tòu li = Ecco lì , in dialetto genovese)

Meramente pubblicitaria mista a fierezza , troneggia nel posteriore la scritta “All transistor” , per seppellire prontamente il vecchiume delle valvole (tsè…tsè) appena dimenticate dietro l’angolo ….. Insomma , largo all’avanguardia come cantava il compianto Roberto “freak” Antoni qualche tempo fa 🙂

 


Breve descrizione circuitale

Particolare abbastanza inusuale su un apparecchio di questa classe, risulta essere l’alimentazione stabilizzata (24 Volt)  a tutti i livelli di tensioni : Dal tuner allo stadio finale.

In verità  è stata una scelta progettuale dettata dalla natura “delicata” propria dei semiconduttori al germanio : Se uno voleva un apparecchiatura affidabile (dato per scontata una sana progettazione sulla carta) doveva per forza ripiegare su tale artifizio . Come in quasi tutte le prime elettroniche a transistor, ha chassis positivo e tensione motrice a potenziale negativo su ogni scheda. Di questo va tenuto conto nella riparazione e ripristino! Guardatevi lo schema , qua di seguito riportato , per le debite considerazioni del caso un domani dobbiate “ser-viziarlo” .

La Radio è a 3 gamme d’onda con decoder Fm stereo (opzionale , ma venduto però già incorporato nel ricevitore in quei paesi dove il servizio di stereofonia era regolarmente in uso) , di tipo supereterodina , con sistema AFC per “bloccare” la stazione sintonizzata e strumentino Vu-Meter per valutare l’intensità di quanto ricevuto .

beomaster 900 bang&olufsen - moltisuoni

Molto sensibile, ma al tempo stesso, con buona capacità discriminante , tiene egregiamente il passo con quanto oggi si trova nell’affollato etere Fm …. Decorosa e degna di lode, la separazione stereo operata decoder . Curiosità : il controllo di bilanciamento è posto sul retro  :O  stranezze Danesi !

In tema di versatilità , è fattibile collegare al Beomaster 900 due sorgenti esterne : Un giradischi (purtroppo solo cartucce ceramiche , niente stadio Riaa) e un registratore a nastro . Le sorgenti si connettono al retro mediante i rigorosi  connettori DIN a 5 poli , mentre ai diffusori tale compito è relegato al classico “punto e linea”

Questo fa del Beomaster 900 Bang & Olufsen  un prodotto versatile a tutto tondo , al pari di sinto-ampli di maggior caratura.

Lo stadio finale , da 6+6 watt nominali è classicamente un “emitter follower” in simmetria quasi complementare , annovera il controllo di tonalità (bassi – acuti) implementati nella controreazione , soluzione brillante per non allungare il percorso del segnale inutilmente ; Agiscono in misura corretta (10 dB)  senza essere esagerati . Non posso sperticarmi in altrettante lodi circa l’intervento del filtro “contour” presente sul potenziometro del volume ed autonomo nel suo intervenire…..Specialmente nella prima metà della corsa le note basse sono mostruosamente in esaltate rispetto al resto del programma musicale

Immancabile sul retro il “cambio tensione”, che lo rende internazionale tutt’oggi ; Valido il solito consiglio di portare tale selettore sul valore 240 V dato che oggi la distribuzione nazionale fornisce al cliente residenziale (tranne alcuni casi) una tensione di 230-235 V .

 


Cosa migliorare? Proposte di “Abarthizzazione”

 

LA SOLITA NOIOSA PREFAZIONE PRIMA DI OGNI INTERVENTO : SCOLLEGATE L’APPARECCHIO DALLA PRESA DI CORRENTE E VERIFICATE AL CONTEMPO LA BONTA’ DEI COLLEGAMENTI ALL’INTERNO PER QUANTO RIGUARDA LE PARTI SOTTOPOSTE A TENSIONE DI RETE. OGNUNO CONSCIO DEI PROPRI LIMITI SAPRA’ STABILIRE SE FAR DA SE’ OPPURE SE RIVOLGERSI A PERSONALE COMPETENTE . DECLINO OGNI RESPONSABILITA CIRCA LE MODIFICHE PROPOSTE, CHE HANNO IL SOLO SCOPO DI ESSERE UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE IN TEMA.

 

1) Iniziamo subito con il cuore del Beomaster 900 : L’alimentatore !

Alimentatore d’origine Beomaster 900

Usando l’apparecchio vi accorgerete subito che la tensione , benché “sbandierata” come stabilizzata , in realtà è molto altalenante , questo ve lo confermerà il tester se porrete i suoi puntali  tra l’emettitore del 2N555 e telaio . La misura correttiva consiste nell’aggiornamento del ponte raddrizzatore al selenio (30 volt 1,6 Ampere) , raddrizzatore noto per la delicatezza famosa quanto la loro scarsa capacità di erogare correnti di picco. Si può anche pensare di inserire il ponte dentro il contenitore metallico ,convenientemente svuotato, del vecchio raddrizzatore…per mantenere un canone estetico conforme all’originale.

L’upgrade ad un odierno ponte al silicio da 3 Ampere darà il vantaggio di poter utilizzare capacità di filtro maggiorate , passando dagli attuali 1000μF a 6600μF (2 x 3300 μF 50 V a bassa perdita + bypass da 0,22 μF) .  Un bel lavoro è prevedere il fissaggio del ponte sul fondo dell’apparecchio interponendo un velo di grasso al silicone . Darete così modo al calore generato di essere correttamente smaltito .

Ho utilizzato un circuito stampato per rendere più ordinata la soluzione ma non è strettamente indispensabile .

Il valore di quasi 7000 μF  può apparire esagerato per le potenze in gioco , ma negli alimentatori stabilizzati ciò permette di avere sempre a “scorta” una robusta riserva di energia a monte del transistor di regolazione , questo ridimensiona di parecchio il lavoro del circuito adibito alla stabilizzazione  (più precisamente del suo amplificatore di errore ) .

beomaster 900 bang&olufsen - moltisuoni

Anche l’occhio vuole la sua rivincita  🙂 l’ordine di cavi e componenti  all’interno è sempre un bel vedere su qualsiasi apparecchio ! Notare l’ottima fattura del trasformatore di alimentazione a doppio nucleo.


 

2) Segnalo la doverosa sostituzione degli elettrolitici di uscita .

Stranamente di scarsa qualità e  ben oltre il loro valore nominale come si può osservare dal capacimetro .

Una brillante miglioria viene dall’adozione di nuovi condensatori da 1000 μF/35v in tandem ad una rete R-L di compensazione . Utile disaccoppiare gli elettrolitici con un ulteriore bypass verso le alte frequenze, da 0.1μF posto in parallelo ai medesimi .

beomaster 900 bang&olufsen - moltisuoni

Con un piccolo circuitino stampato eliminerete oltretutto la discutibile soluzione di fissaggio originale a tutto pregio di un layout che predilige ordine e razionalità .

beomaster 900 bang&olufsen - moltisuoni

L’introduzione di una rete L-C permetterà di contrastare i picchi di corrente che si generano nei diffusori plurivie con cross-over fortemente induttivo (secondo legge di Lenz), e nello specifico caso metterà a maggior riparo  i delicati finali al germanio da strapazzi a volumi sostenuti . Normalmente è una attenzione che si trova obbligatoriamente in finali di maggior potenza, ma nulla nuoce (Anzi  …. ) inserirla anche in amplificatori di modeste potenze. Questa miglioria renderà meno “delicata” l’interfaccia sorgente – diffusore

I valori dei componenti di tale rete non sono critici : RS =10 Ω / 5 W  , l’induttanza (da auto-costruirsi) L = 15 spire con rame Ø 0.40mm . L’avvolgimento può essere convenientemente eseguito direttamente sopra il resistore (a patto che quest’ultimo sia amagnetico  😉 ) bloccando poi il tutto con guaina termoretraibile oppure con una goccia di colla cianoacrilica . Per dovere di chiarezza : C1  avrà valore di 0.1 μF (al poliestere) mentre C2 sarà pari a 1000μF 35v , possibilmente di buona qualità e bassa ESR .

Curioso e degno di menzione : Le altre capacità presenti (marca Philips) godevano “stranamente” di ottima salute . Uno dei rari casi dove non ho dovuto intervenire passando ore a recappare qua e la 🙂

 


 

3) Come accennavo poc’anzi , il filtro “contour” presente sul volume ha un’intervento molto deciso. Si possono intraprendere due scelte :

La prima ( Da puristi 🙂 ) è disinserirlo del tutto , scollegando il filtro R-C , e inserendo al suo posto altrettante due resistenze da 15KΩ per simulare l’attenuazione introdotta e quindi conservare  una corsa del volume fruibile . Sotto le modifiche da apportare , riferite ad un solo canale per semplicità raffigurativa.

beomaster 900 bang&olufsen - moltisuoni

La seconda , risulta essere un ridimensionamento vero e proprio delle costanti di tempo unito all’upgrade di farlo diventare un loudness a tutti gli effetti . Sotto il dafarsi , con la raccomandazione di fare attenzione alle sezioni a cui collegare la rete passa-alto ; Diversamente metterete in mono l’apparecchio fino ad almeno metà corsa del volume , usate quindi cavetti colorati per evitare di cadere in errore ! Ricordo che anche stavolta viene sempre rappresentato un solo canale per semplicità descrittiva.

beomaster 900 bang&olufsen - moltisuoniI valori indicati danno luogo ad un “loudness” molto blando  il quale enfatizza leggermente gli estremi del programma musicale , lasciando inalterate le qualità acustiche del Beomaster 900 . Anche qui un ritaglio di millefori o un piccolo circuito stampato sarà all’uopo per avere una soluzione ordinata . Mi raccomando : Non usate qui capacità ceramiche !!!

 


 

4) Altro beneficio (di natura pratica) è dotare il transistor AC153  posto esternamente alla scheda decoder Fm , e responsabile dell’accensione della relativa spia “Stereo” , di fili rispetto ai suoi reofori originali .

Questa attenzione permetterà di poter sollevare comodamente il telaio finale – decoder senza doverlo rimuovere dalla sua squadretta ogni volta … Con la conseguente sicura interruzione , prima o poi , di qualche terminale (Ma nel caso questo accadesse il rimpiazzo “cross-reference”  più comune è rappresentato dal gemello AC128)

Ultime parole in favore della lampadina presente nella sopracitata spia “stereo” : E’ dedicata : 19 Volt 0,1 A  (quindi oramai introvabile) .

In caso di fulminazione (come occorso al sottoscritto durante le fasi di restauro) , è ben calzante  la diretta sostituzione con le odierne miniature E10 a 24 volt tipicamente usate per illuminare i pulpiti citofonici  (Sceglierle preferibilmente da 1W e non oltre i 3w )

E’ curioso notare che , nonostante il voltaggio maggiore , emettono lo stesso quantitativo di luce ; Motivo dovuto alla più elevata resistenza interna della sostituta … Ne giova anche una minore dissipazione di calore del transistor deputato alla sua accensione , poc’anzi citato per la modifica a fili lunghi . Un escamotage per evitare la sua perenne illuminazione “traballante” ( l’accensione viene pilotata amplificando una porzione della portante a 38Khz nel decoder quindi influenzata talvolta da spurie e disturbi vari ) è prevedere un condensatore da 1000μF/35V in parallelo alla lampadina . Normalmente per esperienza , questa “aggiunta” allunga anche la vita della stessa , questo grazie ad accensioni e spegnimenti più dolci !

 

 


Sul finire  un’ultimo consiglio per ridare lustro al Beomaster 900 …  preferite sempre le viti in inox per il fissaggio nel mobile , oltre a rimanere belle nel tempo risulteranno sempre facili da svitare !


Pregi e difetti…..

 

Partiamo dagli aspetti sconvenienti : Principalmente una certa difficoltà a pilotare diffusori impegnativi , unita alla fragilità intrinseca dei transistor al germanio se strapazzati al limite delle proprie possibilità . Di sé , i 6 Watt nominali per canale sono abbastanza sufficienti per ottenere volumi di ascolto normali : Se si vuole ottenere di più , è giocoforza necessario agevolare lo stadio finale con diffusori sensibili ma soprattutto di facile pilotaggio . Reputo questo l’unico grosso difetto di questo apparecchio , specie senza interventi migliorativi allo stadio alimentatore . Come tutti gli apparecchi di scuola europea , è predisposto per funzionare con diffusori aventi impedenza compresa tra 3,2 e 5 Ω . Questo riduce ulteriormente la forbice degli abbinamenti compatibili . Sconsiglio vivamente il funzionamento in parallelo di due coppie di altoparlanti da 8Ω . Volendo essere ulteriormente pignoli ? E’ da segnalare l’impossibilità di collegare una cuffia per un ascolto privato….

E detto questo , ora i pregi : L’estetica del Beomaster 900 primus omnium : La scala parlante viene dolcemente illuminata indirettamente per trasparenza dal plexiglass , ammaliante nel contrasto col legno del mobile . Il mix risultante ha  un’impatto scenico notevolissimo (Ulteriormente marcato , benchè divergente con l’originalità , se opterete per terze colorazioni a mezzo filtri o gelatine per faretti PAR come da foto sotto , esperimento condotto per mera curiosità personale ) . Riceve molto bene , ha una ottima separazione stereo , può accettare sorgenti esterne (Quindi benvenuti Cellulari e Ipod per le proprie playlist … ma anche un bel CD player perché no !?!? )  con un suono ricco , piacevolmente brioso ed equilibrato  a maggior ragione se applicherete l’aggiornamento del  “contour”, riportando una equità acustica più vicina agli odierni canoni d’ascolto .

 

 


Meglio Germanio o Silicio? Considerazioni varie

 

Apro a tal proposito una breve digressione in tema : I transistor al germanio NON suonano meglio di quelli al silicio … Anzi! Vi sono molteplici ragioni per cercare di evitarli come la peste nonostante oggi abbiano cavalcato una nuova ondata “vitale” ( Complici alcuni distorsori per chitarre elettriche) . I motivi di questo mio dire sono votati solidamente al fatto che , un semiconduttore , suona e ha prestazioni soniche per come gli si progetta il circuito intorno ( punti di lavoro in primis )  e nulla di più ! L’aspetto che fa apparire semmai (e forse) più gradevole il suono di un transistor al Germanio è nel modo in cui deforma il segnale applicato al suo ingresso nel processo di amplificazione : Questo tipo di non linearità è in genere più ben tollerata al nostro orecchio ( Parimenti di quanto fanno i finali valvolari annoverando distorsioni con pendenze più dolci e discostamenti di linearità dovuti ai trasformatori d’uscita e controreazioni varie ) . Da qui svelata la magia di certi ascolti meno affaticanti relegati a questa tipologia di semiconduttore .

Photo credits: Slideplayer.it

Giusto per spezzare una lancia a favore di questi primordiali transistor , gli riconosco come UNICO vantaggio , quello di avere una soglia di conduzione pari a 0,2 volt (rispetto ai canonici 0,6-0,8 V necessari agli odierni  “siliciosi” )….Questa qualità si traduceva favorevolmente negli apparecchi alimentati a batterie quali radioline portatili et similia che sfruttavano al meglio sino all’ultimo volt delle pile . Per tutto il resto hanno una marea di svantaggi : Elevata deriva e sensibilità termica , linearità discutibile , tolleranze mostruose (leggasi β) a parità di sigla , povere capacità di erogare corrente , per finire con l’odierna scarsa reperibilità dei suddetti  (a prezzi da gioielleria) . Nel passato non c’era altro e quindi si doveva fare buon viso a cattivo gioco , ma oggi progettare circuitazioni  con tali semiconduttori è un complicarsi la vita enormemente senza una reale motivazione plausibile sulla carta ….

 

 


Conclusioni finali

Vale dunque la pena possederlo questo Beomaster 900 ? Assolutamente Si!

beomaster 900 bang&olufsen - moltisuoni

Non fatevi impressionare da quanto poco fa scritto…Ho semplicemente esposto (a mio umile giudizio tecnico) la realtà dei fatti riguardanti una tecnologia del passato e niente più !

I pregi di questo apparecchio si ripercuotono favorevolmente rispetto ai difetti e la sua robusta costruzione (sommata ad una sapiente progettazione circuitale) permette anni di ascolti senza noie particolari . Riceve e suona decorosamente , specie se abbinato in maniera oculata con diffusori che sanno metterlo a proprio agio . A tutto ciò va aggiunto il  “non plus ultra” di un’estetica mozzafiato che ben va a nozze con qualsiasi ambiente moderno . Si può volere qualcosa di più da un oggetto di quasi 60 anni fa ?

 

Un caro saluto “estivo” … e per chi le inizia … Buone Ferie!

 

Andrea Moltisuoni

 


 

 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

 


 

 

Link per saperne di più sull’argomento:

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Bang_%26_Olufsen

https://www.beoworld.org/prod_details.asp?pid=378

https://beocentral.com/beomaster900k

http://www.radiomuseum.org/r/bang_beomaster_900_rll_tonmeis.html

https://www.hifiengine.com/manual_library/bang-and-olufsen/beomaster-900.shtml

http://audiovideo.fi/testi/bang-olufsen-beomaster-900k-transistoriradio-testissa

https://it.wikipedia.org/wiki/Transistor

http://www.carlobramantiradio.it/1934.htm

 

 


 

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Alcune immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno rimossi

 

 

 

 

 

Hornyphon Souveran 61

Sulla breccia estiva un altro bel sintoamplificatore Fm  in veste di radio d’epoca . Devo essere sincero: Nutro una certa passione per questo confine….Dove la radio d’epoca si trasforma in apparecchiatura Hi-Fi mantenendo tuttavia canoni estetici tipici .

Questa sinto-radio veniva costruito da due ditte dell’Est Europa nei primi anni ’60 (Horny Radio e Verdik)  su licenza Philips , infatti tecnicamente risulta essere identica alla Philips Premiere 61  eccezion fatta per diverse caratterizzazioni di natura estetica nel mobile di legno e nelle griglie altoparlanti .

Sulla carta abbiamo un sintonizzatore supereterodina a 5 valvole con doppia scala sintonizzatrice contornato da un ottimo stadio finale sviluppato attorno a due EL84 in single ended altrettanto ben servite da una coppia di doppio-cono Philips serie ottagonale .

Completa il bel quadretto  poc’anzi descritto , lo stadio alimentatore misto induttivo / resistivo su cui a monte troneggia una bella EZ81…..e l’immancabile occhio magico per un totale di ben 9 valvole . Non da meno ,molte raffinate soluzioni meccaniche per attuare tutte le funzioni di cui è dotato questo ricevitore (cito i cavi bowden tra tutti) …. Valeva quindi  sicuramente la pena scriverci dietro qualcosa 🙂

 

Uno sguardo alle scelte progettuali elettro-meccaniche della Hornyphon Souveran 61

 

Il set-up ricevente è tipico dell’epoca ,troviamo infatti due front-end separati per FM e OM – OL -OC . Nel primo la soluzione di accordo sintonia è a nucleo magnetico permeabile , mentre per le restanti gamme d’onda si ricorre al più classico condensatore variabile . Adeguatamente demoltiplicati , e comandati a mezzo cordina + carrucole , entrambi fanno capo ad un unico comando meccanico dove spicca la prima chicca : Una presa di forza “mobile” azionata da un riinvio a cavo bowden posto sulla tastiera selettrice.

In pratica a seconda della gamma radio prescelta sulla tastiera, questo cavo azionava due distinte pulegge spostandosi assialmente su di esse  . Questo permetteva di avere quindi due indici sulla scala parlante e un unico comando.

La sezione Fm concentra nella ECC 85 le funzioni di oscillatore e mixer-amplificatore AF accordato  . L’uscita di tale stadio viene accomodata all’ingresso degli altri stadi successivi  per l’opportuna rivelazione ed amplificazione in tensione.

Le sezioni OM-OL-OC invece sfruttano il collaudato trio formato dalle arcinote   ECH 81 – EF183 – EABC 80 in unione a convenienti stadi L – C di accordo selezionati a tastiera : Anche qui la commutazione delle varie bobine sulla sezione AF avveniva mediante due commutatori multivia a slitta azionati da altrettanti cavi Bowden facenti capolino ai tasti di selezione….Tanto per non dire mai che alla Philips  non erano capaci a progettare 😀

L’antenna OM-OL-OC poteva essere selezionata tra Interna / Esterna  grazie a eleganti scelte meccaniche .

Coassialmente al comando di sintonia principale troviamo infatti un comando che potrei chiamare, di “sintonia fine”, anche se non è poi del tutto appropriato definirlo così . Era infatti tipico negli apparecchi di classe in quell’epoca , trovare antenne OM rotanti ( Questo escamotage permetteva la discriminazione in maniera selettiva dei disturbi radio rispetto al segnale trasmesso senza dover ruotare la radio sul suo asse come avveniva in passato )  .

Una camma presente alla base del “Ferroceptor” (Questo il suo nome corretto) azionava a sua volta un deviatore che escludeva la ferrite interna in favore del dipolo esterno …. In Olanda avevano a cuore le cose precise e complicate, scalzando agli svizzeri questo primato!

Il tuner veniva arricchito da un occhio magico EM84 per avere una interfaccia uomo-macchina circa l’intensità del segnale captato.

Faccio notare la presenza di una uscita preamplificata dedicata alla possibilità di collegare un registratore a nastro per incidere le trasmissioni ricevute .

 

Stadio finale

Un classicone della EL84 :  Single ended  connessa in ultralineare . Il tutto genera circa 2,5 watt continui per canale contando su due trasformatorini ben costruiti dalla Philips …Qui sotto in bella compagnia del nuovo elettrolitico di filtro da 50+100+100 uF 385V

La parte di preamplificazione è curiosamente insolita : Assegnata alla una sezione triodo di EABC 80 per il canale sinistro e ad una EBC 81 per il segnale destro (Che è poi la copia conforme del triodo incorporato nella EABC 80) .

I controlli di tonalità acustica sono asserviti in maniera mista :  Intervenendo sull’anello di controreazione dello stadio finale per quanto riguarda l’intervento dei toni gravi …

Il dosaggio dei toni acuti è invece appannaggio di modifiche sulla banda passante del segnale audio applicato all’ingresso , come si evince dai rettangoli verdi qua sotto! Immancabile la presenza di una presa fisiologica sulla corsa del volume , a mò di loudness , per rendere più corposo l’ascolto ai moderati volumi di ascolto (rettangoli rossi sullo schema elettrico) . Una nota ,infine, circa la possibilità di escludere l’intervento dei controlli di tono mediante l tasti “Mixer bass – hohen”…Precursore di 20 anni  del tasto “direct” di molti amplificatori

Il registro sonoro della radio poteva contare ,oltre ai filtri poc’anzi accennati, anche a 2+2 preselezioni a tastiera aventi funzione di esaltare (almeno le intenzioni erano quelle 😉 ) un determinato programma musicale

Coassialmente al controllo volume , troviamo per ultimo il comando del  “Balance” responsabile del bilanciamento canali .

Non poteva mancare anche qui il fiore all’occhiello non scevro da difficolta realizzative : Una rappresentazione visuale dello “zero” relativo al perfetto bilanciamento.

Mosso da due carrucole e altri due Bowden , l’alberino del potenziometro fa capo ad una ruota dentata su cui fa cremaliera un filtro ottico (Debitamente retroilluminato ) a due colori divisi diagonalmente da un sottile profilo bianco  .

Questo permetteva di farsi un’idea di quando gli amplificatori lavoravano equalmente, contribuendo al contempo ad arricchire la “palette” di curiosità che attorniano questo ricevitore poliedrico .

Gli altoparlanti (Philips AD3700) presenti nella Hornyphon Souveran 61 sono tutt’oggi appannaggio di molti appassionati legati all’autocostruzione di sistemi acustici per finali valvolari. Molto sensibili ( Col mio “”orecchiometro”” oltre 90dB di efficienza almeno) coprono egregiamente lo spettro audio con un brio sconosciuto a molti monovia moderni. Hanno magnete in Alnico e un diametro utile di cono intorno ai 150mm pertanto anche i toni gravi hanno  giustizia nella riproduzione del programma musicale. Il generoso mobile della radio contribuisce favorevolmente nel metterli a proprio agio !

Anomalie , noie e fastidi vari …..

Prima di procedere oltre, vi ricordo sempre di porre la massima attenzione : Noisamente ridico e riscrivo per la 101esima volta che gli apparecchi valvolari “viaggiano” con tensioni interne elevate, prossime  in questa circostanza ai 300 Volt in corrente continua dunque potenzialmente letali per animali e persone . Prendete sempre tutte le distanze necessarie affinché non vi siano pericoli per Voi e i Vostri cari !!!!

Difficilmente una radio usata ( Oppure mai ser-viziata) con più di mezzo secolo funzionerà bene al primo ascolto….Anzi guardatevene sempre bene prima di collegarla alla rete perché qualche elettrolitico “scontroso” vi potrebbe scoppiare inzozzandovi di isolante dielettrico mezza radio . Questa in mio possesso oltretutto pativa diversi lustri di letargo in qualche scantinato della bassa Olandese ed era arrivata a me mezza distrutta causa imballo ridicolo , provarla preliminarmente avrebbe avuto poco senso .

Senza soffermarmi troppo nel dire che tutte le capacità (sia elettrolitiche ,sia ceramiche/micacee) erano praticamente “morte” o di parecchio fuori valore nominale …..

Ho riscontrato l’insolita anomalia nella  interruzione delle piste di molti potenziometri come da foto (!)

E’ una situazione abbastanza rara, perché questi componenti solitamente patiscono solo il fermo-azione ….Ma generalmente anche i più ossidati con buona pazienza tornano a rivivere . Di interrotti son sincero è uno dei primi casi in molti anni . Sotto potete osservare la pista chiaramente assente su uno del trio “difettosi”

Sostituirli non è un grosso problema fintanto non fate i conti con quelli aventi alberino lungo . Non se ne trovano più in giro (Soprattutto oltre il valore tabù 500kΩ) e quei pochi vengono venduti a peso d’oro perché odiernamente vengono relegati al mondo dell’ elite valvolare …. Anche le mie riserve sono agli sgoccioli  🙁  dovrò sperare di rintracciarne alcuni in qualche fiera !

Qualche altro fastidio me l’hanno provocato gli zoccoli delle finali, che essendo “cotti” ,di bachelite (e decisamente economici made in Philips) tendevano a generare scariche tra i reofori durante i transitori . Sostituiti immediatamente con due ceramici , i problemi si sono tacitati prontamente ….

Uno dei due riinvi /demoltiplica a cordina era usurato , si è pertanto reso necessario il cambio con una odierna cavettatura in Nylon da 1mm . Allego lo schema del giro corretto cordina per praticità di chi si troverà ad affrontare una delle “12 fatiche di Asterix” … Qui la pazienza umana trova il suo benchmark ideale …

Le valvole presenti facevano ancora la loro onesta parte , eccezion fatta per la EZ81 e la EABC 80 , infatti , il giudizio del mio severissimo provavalvole -Mercurio- decretava come “stanco” il loro operato 🙂 . L’occhio magico era superfluo menzionarlo….Essendo “cinquantino” la sua luminosità era al tramonto….

In totale quindi solo 3 tubi sostituiti e qualche lampadina …. Tutti contenti , nessun salasso al bilancio familiare !

Rivisto in parte il caotico cablaggio interno, ho preferito upgradare con RG174 tutti i transiti di segnale debole visto la fattura discutibile dei cavetti coassiali utilizzati all’epoca….Nell’ottica del riordino prevedete il passaggio qualitativo relativo al cavo di rete . Un buon 3 x 0.75 garantirà sicurezza e ascolti maggiormente selettivi ( La presa di terra aumenta sempre il coefficiente di segnale ricevuto in antenna , quindi ha più di una ragione il fare questa modifica 😉 ) . Utilizzando oltretutto uno dei recenti cavi “tessili”  coadiuvato da una opportuna presa sarà il ” tocco d’antan ” alla vostra radio , sinonimo di un restauro meticoloso e bello a vedersi. Lo so … lo so : Non è originale ma sempre meglio delle odierne cablature 3×0,75 …..

Le parti in ottone e le manopole ( Nel mio esemplare non originali benché carine esteticamente … Credo siano di provenienza Grundig )  dovranno essere ripulite dagli anni di sudiciume .

Merita la solita attenzione dedicata alla scala parlante…. Spolveratela solamente se potete , e fate attenzione anche all’acqua : Molte serigrafie se invecchiate o secche possono esser cancellate in un sol colpo!

Evito a piè pari il restauro del mobile essendo un argomento “borderline” e abbastanza complesso se eseguito con tutti i crismi . L’unico consiglio in questa direzione è quella di preferire una Souveran in buono stato estetico spendendoci magari qualche soldo in più anche se da revisionare completamente…..Discorso differente se avete parenti o amici “impelagati” nella sfera della falegnameria  !

 

Considerazioni finali :

 

Chi è appassionato di radio d’epoca non avrà bisogno di sentirsi tessere lodi sulle potenzialità della Hornyphon Souveran 61 perché molto probabilmente ne sarà ben conscio senza le mie proselie .

Queste poche righe sono rivolte a chi non ne ha mai posseduto uno e si vuole levare lo sfizio perché fortemente incuriosito da quanto si vede o si legge nella rete . Sono scoperte piacevoli…Per un tot di fattori appagati ; Dalla riproduzione acustica di qualità , per passare al fattore “arredo” e concludendo per l’alta qualità manufatturiera nonché unica ,cose che non torneranno più ahimè . E vero non si possono definire del tutto Hi-Fi (almeno questa in particolare) ,ma il suono riprodotto è davvero gradevole e mai affaticante. Difficile poter fare paragoni con oggetti odierni, sembra comunque che quasi 60 anni abbiano marcato poco il confine di queste apparecchiature che nascevano di fatto in un periodo d’albore per quello che sarebbe poi stata la riproduzione audio di qualità

Questo genere di radio hanno oltretutto la possibilità di collegarci (all’ingresso fonografo) apparecchi di moderna estrazione quali Pc , lettori Mp3 e cellulari per sfruttare le proprie playlist musicali , riprodotte in un ruggente suono stereofonico al solo impegno di costruirgli un cavetto di connessione ad hoc .

In particolare la Hornyphon è succulenta per l’insolita presenza di comandi e caratteristiche che la scorporano dalle molte in circolazione . Non per ultimo sottolineo la possibilità  (visto lo stadio finale stereo) di arricchirla  , un domani , di un decoder Fm Stereo…..Il mio esemplare ne è al momento sprovvisto ma sto accarezzando l’idea…..Ultima foto dedicata alla “spazzatura” come mio consueto rituale dopo un restauro 🙂

Si conclude anche questa volta , pronti al prossimo progettino! Rimango come sempre disponibile per delucidazioni in merito usando l’apposito tasto “vuoi contattarmi” posto sulla sinistra del desktop.

 

Un caro saluto “estivo” !

Andrea Moltisuoni

 


 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 


Link per saperne di più sull’argomento:

 

http://www.radiomuseum.org/r/hornyphon_souveraen_w671a_w_671_a.html

 

http://www.hifi-forum.de/viewthread-84-24716.html

 

http://www.radiomuseum.org/r/philips_premiere_61_b6a04a.html

 

http://ev.stiftswiese.at/web/1102_Philips/Philips_Premiere61.htm

 


Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Alcune immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all’autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L’autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno rimossi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buon 1° Maggio !!!!

Un caloroso augurio di Buon 1° Maggio a tutti i lavoratori , con l’auspicio contemporaneo che in questa malandata Italia possano cambiare le cose anche per chi attualmente è in faticosa cerca di occupazione !

A. Moltisuoni

 

 

Per saperne di più circa la radio nelle due fotografie:

Produttore : Philips / Hornyphon 

Modello : Souveran 61 Stereo

 

Charlie Chaplin – Tempi Moderni (1936)

 

 

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Pioneer SA-508

Moltisuoni Pioneer SA-508

Per ben cominciare l’anno nuovo , apriamo con un gran classico dell’amplificazione giapponese classe 1979 , collocabile nella lunga lista degli integrati Hi-Fi entry level del periodo . Il Pioneer SA-508 era l’austero debuttante della famiglia  fluoroscan , vi erano infatti della stessa serie anche il 608 e il 708 , i quali differivano principalmente per potenza erogata e per altre caratteristiche minori . Questi erano stati concepiti come alternativa abbordabile alla serie capostipite SA7800 / 8800 / 9800 , meglio conosciute al pubblico come “Non Switching Amp” e decisamente mooolto più dispendiose . Il mio esemplare è dunque il “brutto anatroccolo” che nasconde in realtà al suo interno la possibilità di trasformarsi in un bel cigno con pochissime modifiche , oltretutto sempre reversibili e poco costose , che vi illustrerò tra breve .

Moltisuoni - Pioneer SA-508 catalogo

 


 Introduzione veloce al Pioneer SA-508

 

Dotato di funzioni basilari , ha tutto quello che occorre per poterlo “ammettere” nel calderone degli integrati ad alta fedeltà . L’economia di progetto ha fortunatamente risparmiato il down-sizing , almeno nei punti cruciali , dei componenti generalmente sottoposti a stress ; Quindi troviamo all’interno un trasformatore ben dimensionato per i 25 watt a canale , sezione di filtro da 8000+8000 uF e transistor finali da 6A per ramo racchiusi nel un poco comune contenitore XM20 e , a loro volta assemblati su di un dissipatore ad “U”  in alluminio di generosa sezione .

Moltisuoni Pioneer SA-508

Moltisuoni Pioneer SA-508

Il pannello frontale è in alluminio rettificato / spazzolato di spessore più esiguo rispetto alle versioni costose , infatti ha solo il bordo del lato superiore da 4mm ( Per appagare meglio l’occhio ) mentre le restanti superfici mostrano spessore totale di 2mm

Moltisuoni Pioneer SA508

Tutte le manopole sono di alluminio , non ricavate dal pieno come nei modelli “ricchi” , ma rivestite all’interno da un anima di plastica per renderle solide al tatto . Sotto vi fate l’idea : SA-508 vs SA-8500

Moltisuoni Pioneer SA508

Il telaio , per ultimo , è di lamiera stampata con buon spessore ed annovera la comoda possibilità di levare il fondello permettendo così  l’accesso al circuito stampato madre in caso di riparazioni .

Moltisuoni Pioneer SA-508

Come sottolineo sempre , in passato anche negli oggetti economici vi era la coscienza di poterli riparare e tenere in vita al contrario di quanto si costruisce oggi ….. Non ostante si parli molto di ecologia .

Moltisuoni Pioneer SA508

Frutto dell’economia , gli ingegneri Pioneer hanno quindi disegnato una circuitazione molto semplice , raggruppabile in soli 4 blocchi attivi : Alimentatore , stadio phono , amplificatore audio e stadio vu-meter . Questo fa si che il segnale abbia ben pochi passaggi di transito , a tutto vantaggio della qualità . E se una volta poteva sembrare spartano , ai giorni d’oggi è dogma progettuale di elettroniche molto costose . Sotto lo schema a blocchi illustra brevemente i vari stadi di cui è composto il Pioneer SA-508 .

Moltisuoni - Pioneer Sa508 schema a blocchi

Mi preme evidenziare come i controlli di tono e filtro subsonico in questo ampli siano passivi ed implementati dell’anello di controreazione dello stadio finale (Evidenziato nel quadrato rosso) evitando quindi rumore e degrado aggiuntivi , una elegante chicca circuitale che molti costruttori noti hanno usato in elettroniche di gran pregio (Un esempio fra tutti ? Luxman! Con la sua serie L 510 -530 – 550 ). La cosa assurda è che , nei modelli di fascia superiore (SA-608 e SA-708)  del produttore nipponico , questa valida tipologia circuitale non verrà adottata , facendo ricorso invece a classici controlli di tono “attivi” che introdurranno giocoforza un leggero peggioramento del rapporto  S/N dato che in cascata :O tanto è vero che nei modelli superiori farà infatti  comparsa sul frontale un comando a levetta denominato per l’appunto “tone defeat” il quale compito è quello di escludere fisicamente lo stadio dal percorso del segnale ….. Una inutile complicanza!

Moltisuoni Pioneer SA-508

I suoi 25 watt a canale in regime nominale garantiscono un corretto ascolto di ogni genere musicale senza doversi preoccupare più di tanto sui diffusori ad esso collegati . Tranne alcune eccezioni infatti , il Pioneer SA-508 è in grado di pilotare correttamente il 90% delle casse in circolazione , da 4 a 16 Ohm . Questo era propriamente una politica della Pioneer , che dotava i propri apparecchi di robusti alimentatori e generosi stadi finali . Di seguito , le caratteristiche tecniche dichiarate dal costruttore , un po’ appiattite per farcele stare in una sola pagina (Valutate un curioso particolare : Le versione con cabinet in legno , vendute principalmente all’estero , venivano chiamate SA-5800 e SA-6800 ) :

moltisuoni - pioneer SA508 specification

 

Moltisuoni Pioneer SA-508

 


Come e cosa migliorare nel Pioneer SA-508 ?

 

moltisuoni - Pioneer SA-508

Parto col precisare che per mia prerogativa non ho intenzione stravolgere l’apparecchio , ne elettricamente , ne tantomeno esteticamente . Detto ciò andrò solo ad intervenire modificando alcune scelte circuitali che per mero marketing sono state poste  . Il perché di queste scelte ? Presto detto : Per evitare una concorrenza interna tra modelli di pari marchio con caratteristiche tecniche un po’ troppo similari . Se andiamo a vedere , il più altolocato SA-608 non aveva detto in sincerità molto di più da offrire , se non una ventina di watt  a canale , rispetto al Pioneer SA-508  tale soprattutto da giustificare un esborso extra di 50mila lire all’epoca (Fonte annuario Suono 1980 . Non erano certo spiccioli) In ragione di ciò , il più economico veniva “limitato”  applicando “impasse” circuitali e lesinando un pelo sulla componentistica di contorno per aumentare il divario nel listino . Capisco che affermare una cosa del genere sia al giorno d’oggi ” Politically Scorrect ”  ma non sono certo cose che mi invento , basta dare un’occhiata allo schema elettrico  per rendersi conto che vi era la precisa volontà di  ” strozzare ” determinate performance . Ma state tranquilli : Oggi nel mondo dell’elettronica di consumo c’e , e si fa , di peggio 😉 . Le modifiche che tra breve andrò a proporre , seppur semplici , sono comunque rivolte alle persone che possiedono una certa familiarità con amplificatori e circuitazioni affini. Di conseguenza ognuno ,” conscio dei propri limiti “ , deciderà cosa fare (e cosa non fare) sotto la propria responsabilità ed arbitrio . All’interno le tensioni d’esercizio sono ancora in categoria ” E.L.V. “ , ma dovete far anche i conti con la tensione di rete , presente in alcune parti “vive” come le prese “outlet” o la piastra fusibili / cambio rete  .

Quindi mi raccomando,sempre attenzione ad apparecchio aperto !

Moltisuoni Pioneer SA-508

 

1° modifica : Stadio alimentatore

E’ conveniente aggiungere , in parallelo ad ogni diodo del ponte destinato ad alimentare lo stadio finale , un condensatore in mylar da 1,5nF che andrà a smorzare i picchi di commutazione durante la raddrizzatura della tensione alternata , specie se l’amplificatore si troverà a lavorare con carichi fortemente induttivi  . Vanno altrettanto bene anche quelli ceramici se non  li reperite in Mylar ! Almeno da 100V

Moltisuoni Pioneer SA508

Gli elettrolitici di filtro sono già ampiamente dimensionati per la potenza erogata , quindi se sono in buona salute non dovrete sostituirli ne tantomeno maggiorarli . Verrà utile dotarli solo di un ulteriore bypass verso le alte frequenze essendo singoli con grossa capacità … In ragione di ciò, in parallelo ai due da 8000uF , troveranno dimora anche altrettante capacità al poliestere da 0,1uF , aventi almeno tensione nominale di lavoro 100V.

Moltisuoni Pioneer SA-508

Restando in questo stadio sarà opportuno aumentare leggermente la capacità del regolatore di tensione dedicato allo stadio phono e al primo stadio di segnale del finale , portando da 330 a 470 uF il valore del condensatore di filtro ,  questo contribuirà ad abbassare ulteriormente il ripple residuo a tutto vantaggio del rapporto segnale/rumore.

 

2° modifica : Loudness

Questa è propriamente una vigliaccata circuitale , come amo definirle 🙁 . Se vi andate a leggere le specifiche tecniche del manuale d’istruzioni , apprenderete che il loudness in questo apparecchio enfatizza solo i toni bassi  senza adeguare (come norma vuole) anche gli acuti. Curiosando lo schema elettrico del “service manual” capirete subito il perchè . Si evince infatti che la levetta in questione non fa altro che inserire solo un filtro passabasso sulla presa intermedia del potenziometro . A moderati volumi di riproduzione (La classica condizione degli ascolti serali ) l’audio risulta dunque eccessivamente ricco di basse frequenze . Più che venire in aiuto alla natura dell’orecchio umano è un penalizzare il suono senza aver peraltro una sua funzione effettiva .

moltisuoni-loudness

Poco male , si ovvia aggiungendo i quattro componenti di numero (i quali formano la rete passa-alto ) come da schemino sopra  e facendo riferimento ai punti dove collegarsi come da foto qua sotto . Attenzione massima a non invertire i canali , diversamente metterete in MONO l’apparecchio , almeno entro una certa corsa del potenziometro volume . Se possibile i condensatori dovranno essere tassativamente al poliestere . Evitate qui i materiali ceramici !

Moltisuoni Pioneer SA508

In corso d’opera abbiate cura di scollegare inoltre i due condensatori da 120pF che limitano l’estremo acuto del programma musicale . La cosa migliore è sollevarli da un reoforo e lasciarli li in loco …. Potrete sempre ripristinarli come e quando volete un domani senza troppi problemi !

Moltisuoni Pioneer SA-508

Se non siete fanatici del “loudness”  potete anche evitare questo passaggio , ma già che ci siete avete un occasione per riportare un po’ di giustizia in questo amplificatore.

 

3° Modifica : Qualità componentistica sul segnale

 

moltisuoni pioneer sa508 condensatori

Senza accendere un mutuo , si può avere un importante miglioramento sonico sostituendo tutte le piccole capacità elettrolitiche ( 0.1 – 0.47 – 2.2 uF ) presenti  sul segnale con altrettanta componentistica in poliestere , le quali annoverano tra le altre cose anche una tolleranza più stretta sui valori riportati a tutto vantaggio dell’equità tra i canali destro e sinistro .

moltisuoni - pioneer SA-508 - elettrolitici

Moltisuoni Pioneer SA508

Ne risulterà da questo impegno profuso , un miglior dettaglio in tutta la gamma  del programma musicale e il maggior beneficiario di tal upgrade sarà , manco a dirlo , lo stadio Phono . A riguardo di quest’ultimo , prestate attenzione al flat cable responsabile del trasferimento segnale sorgenti al selettore posto nel frontale . Non sopporta l’essere strapazzato più di un tot … La conseguenza di tal “offesa” è l’irrimediabile interruzione elettrica di uno o più conduttori al suo interno . Provvedere nel caso alla sua sostituzione diventa una vera e propria prova di pazienza umana , de hoc satis!

Moltisuoni - Pioneer SA-508 - stadio phono

4° Modifica : Schermatura scheda Phono e Ingressi linea

Sostituite tutte le vecchie capacità elettrolitiche con le nuove al poliestere , un’altro grazioso upgrade consiste nel creare una schermatura lato piste per cercare di minimizzare ogni possibile interferenza spuria proveniente dall’esterno .

Oltretutto il lato piste del circuito stampato rimane esposto a vista sulla griglia superiore e tende nel tempo a ricoprirsi di polvere ( Oltre a rimanere più vulnerabile circa eventuali disturbi a radiofrequenza in quanto l’effetto “gabbia di faraday” risulta più debole in prossimità delle feritoie ) . Un ritaglio di rame (circa 100×80 mm) distanziato circa 10mm dalle piste risulterà perfetto per risolvere le problematiche sopra accennate  .

Moltisuoni Pioneer SA-508

Questo schermo si collegherà al telaio dell’amplificatore avendo cura di utilizzare dei cubetti di neoprene bi-adesivo per garantire esso non vada a creare corto circuiti ai componenti sottostanti .

Moltisuoni Pioneer SA-508

A lavoro ultimato oltretutto dona un gradevole tocco estetico facendo contrasto con il nero della griglia di areazione … L’utile al dilettevole in un sol colpo  😉

 


 Controlli e verifiche

Norma vuole che se tutto funziona , è sempre attenzione gradita dare un’occhiata almeno alla corrente di riposo degli stadi finali per evitare brutte sorprese durante  l’utilizzo di tutti i giorni . Nel Pioneer SA508 il bias è fisso ; Deve essere compreso nella forbice tra :  4 e 35 milliVolt  letti con adeguato voltmetro ai capi della coppia di ” Test Point ” (TP 1-2 e 3-4) , dopo aver acceso  l’apparecchio da almeno 10 minuti col volume  a zero per potersi stabilizzare termicamente e con un carico da 8Ω all’uscita  .

Moltisuoni - Pioneer SA-508 - idle current

E da considerarsi normale una certa differenza sui valori letti tra canale destro e canale sinistro come da foto sopra e sotto … Questo “gap” è dovuto al  ß dei transistor. Nulla avrà effetto sul suono riprodotto , state sereni 🙂 e soprattutto non sarà necessario finire sul lastrico a cercare coppie selezionate di finali 😉

Moltisuoni Pioneer SA-508

Fate  però attenzione a due cose : La temperatura ambiente della Vostra stanza (Se molto bassa o troppo alta potrebbe indurvi in false letture seppur tutto OK ) e gli eventuali sbalzi termici dovuti a finestre aperte o condizionatori . Essi saranno inevitabilmente la variabile capace di rendere altalenante la lettura . Il dissipatore di calore , essendo abbastanza ampio capta e trasmette le variazioni di T° al diodo responsabile di regolare la corrente di riposo al variare della temperatura (Quell’elemento posto in mezzo ai due transistor finali) , quest’ultimo oltretutto è abbastanza sensibile da mettere in atto variazioni repentine al pari di un sensore da termostato .

Moltisuoni Pioneer SA-508

Ritornando al discorso iniziato : Se il valore letto , dopo tutto quanto sopra , fosse inferiore ai 4 mV occorre tagliare il ponticello in foto  per inserire una resistenza atta a “sollevare” la tensione che scorre nelle basi dei finali rispetto a massa . Questa necessità  la avvertirete oltretutto  sotto forma di una fastidiosa distorsione crescente  a basso volume che tende a strappare il segnale in stile “noise gate” … Casistica  perlopiù confinata solo alla circostanza di quando si “rifanno” gli stadi finali …. Oppure quando quest’ultimi hanno β bassi già di loro .

Moltisuoni Pioneer SA-508

Se invece , la lettura eccedesse di parecchio (30-50%)  oltre i 35mV indicati nel service manual , andranno controllati valori Hfe dei driver Q107-108-109-110  passibili di una probabile anomalia nelle giunzioni interne e stessa attenzione andrà posta anche per  i pre-driver Q105 e Q106  e diodi di rilevazione temperatura ( Se possedete un traccia-curve a comparazione ancora meglio) . Tale avaria è generalmente  più subdola perché sembra funzionare tutto normalmente …. Potreste accorgervi , al limite , di codesta problematica solo se fate caso ad una certa mole  di temperatura sul dissipatore  senza amplificare nulla … Similare “alla lontana” al comportamento di un finale in classe A . Il perdurare di questa situazione nel tempo può portare alla distruzione dei transistor finali , quindi va posta assoluta attenzione perché il costo dei 4 transistor vale circa la metà dell’intero apparecchio . Un set di 4 pezzi , marca Toshiba o Sanken  , viene venduta dai grossisti  mediamente alla cifra di 80 euro …. 20€ cadauno . Ipse dixit : Prevenire è meglio che curare (Come recitava un famoso spot di qualche tempo fa …. ) . In tema attinente , non fatevi nemmeno invogliare da chi propone gli stessi nuovi e a prezzi stracciati  ; Generalmente sono dei transistor “rimarchiati” di provenienza Cina o Taiwan , i quali oltre a non possedere le medesime caratteristiche elettriche , rendono di fatto impossibile una messa a punto stabile dello stadio finale . Ho voluto riportare questo aneddoto perché occorso personalmente al sottoscritto non più tardi di tre anni fa  ! La vicenda dei transistor “tarocchi” è un fenomeno dilagante e coinvolge specialmente quelli di tipologia al Germanio . Si possono comunque osservare casi anche tra quelli in Silicio specie se di scarsa reperibilità , o senza equivalenza diretta .

Moltisuoni Pioneer SA-508

Altro controllino doveroso riguarda la taratura della scheda  vu-meter . Questo display , contrariamente a quanti affermino sia un LCD illuminato a led blu ,  è di tipo termoionico a bassa tensione . Viene pilotato da una serie di comparatori per canale (Tanti quanti sono i segmenti da accendere) preceduto da un pre-compressore costruito attorno all’integrato TA7318P . Di suo , la scheda , ha anche dedicato un piccolo trasformatore responsabile dell’alimentazione , e riferimento verso massa , dei filamenti catodici

Moltisuoni Pioneer SA-508

Moltisuoni - Pioneer SA-508

Moltisuoni Pioneer SA-508

La verifica della coerenza consiste nell’applicare un segnale sinusoidale da 1Khz all’ingresso destro e sinistro (AUX) dell’amplificatore . Successivamente alle uscite diffusori andrà connesso un carico fittizio da 8 ohm . Dando volume si dovrà arrivare a leggere una tensione alternata di 9 volt sul carico ; Fatto questo si tareranno i due trimmer fino a illuminare simmetricamente i segmenti relativi ai 10 Watt di uscita . Se i trimmer faticano a tenere la taratura , provvedete a rimpiazzarli con una coppia di nuovi . Anche qui l’upgrade della componentistica è a discrezione , ma se di revisione seria si tratta….

Moltisuoni Pioneer SA-508

Questa ultima operazione completa la “messa a punto” del vu-meter come da dettami del service manual Pioneer . In ultimo , se rumorosi , disossidate potenziometri e commutatori con un buon puliscicontatti secco , unito ad una energica soffiata di aria compressa,asciugando l’eventuale eccedenza fuoriuscita . Pari attenzione anche per gli RCA di ingresso e il jack 6.3mm per le cuffie . Utilizzate un panno imbevuto del sopracitato pulisci contatti e  per il jack un cotton fioc . Normalmente i morsetti a molla destinati ai diffusori non sono soliti a creare problemi .

Moltisuoni Pioneer SA-508

Finisco con un’attenzione spesso dimenticata : Il settaggio corretto della tensione di rete : Quasi tutte le elettroniche del secolo scorso hanno il cambio tensioni , posto nel fondello posteriore oppure dentro al loro interno …. E quasi tutte sono impostate di default sul valore di 220Volt perlomeno sul nostro territorio . Tenete presente che dal 1993 in poi  , l’ente nazionale per l’esercizio elettrico  ha gradualmente portato la tensione di rete nei vari comuni , dagli storici 217-223 V agli attuali 227-235V per via del progressivo aggiornamento di stazioni e sottostazioni distributive che hanno visto dunque il passaggio dai trasformatori trifase a quelli monofase sulle linee di bassa destinate ai clienti residenziali . E’ assai saggio , pertanto , settare (Se vi è il cambia-tensioni )  i Vostri  set up Hi-Fi sul valore 230-240V . Questo certamente vi farà perdere qualche watt (Argomento confinato solo alla categoria “amplificatori”) , ma vi guadagnerete la tranquillità non indifferente di far lavorare in “agio” le vostre care elettroniche , preservandole ancora per molti anni a venire , specialmente in caso di sbalzi e/o picchi nella fornitura elettrica ; Questo perché andrete a ripristinare la giusta tolleranza verso la rete nello stadio alimentatore . Gli amplificatori Pioneer SA508 destinati al mercato europeo ( Siglati  : HE – HB – HP ) dispongono solo di due “varianti” di alimentazione . Per attuare quanto detto poco fa , dovrete spostare ( A spina disconnessa , ovvio , ma preferisco sempre ribadirlo ! ) un fusibile internamente dalla sede 220V a quella 240V come in foto . Il valore rimane sempre lo stesso ( Di tipo ritardato da 1 A – sezione 5x20mm)

Moltisuoni Pioneer SA508


 Pulizia del frontale in alluminio

Moltisuoni Pioneer SA-508

Moltisuoni Pioneer SA-508

Già che lo si ha per le mani vale la pena di dargli una ripulita come si deve . Utilizzo di solito in queste circostanze uno sgrassatore (quello che profuma di sapone marsigliese) per levarci tutto il grosso del sudiciume , passando poi ad un successivo accurato risciacquo sotto acqua calda .  Sempre attuale il consiglio di fare una prova preliminare sulle serigrafie nascoste per evitare brutte sorprese dovute a inchiostri deboli . La scritta sul selettore di funzioni (OBA 8561 – N° di serie del frontale ) viene comoda allo scopo di cavia !

Moltisuoni Pioneer SA-508

Se sono presenti righine o macchioline superficiali , si può procedere ad una successiva lucidatura … Ma scordatevi di eliminarle , la superficie è rettificata dunque non arriverete mai manualmente a tal grado di finitura meccanica . Accontentatevi pertanto di renderle meno visibili senza farci una malattia e soprattutto senza portarvi via le serigrafie con abrasivi troppo tosti !

Moltisuoni Pioneer SA-508

Per attuare dunque questa “famosa” lucidatura , di norma utilizzo un abrasivo finissimo per vetri (serve ad eliminare graffi ed aloni)….Può comunque venire utile allo scopo anche un buon polish di finizione per carrozzerie (detailing Polish) da applicarsi mediante cotone . Per quest’ultimo scegliete tagli finissimi (>5000) pena il rischio tangibile di  cancellare irrimediabilmente le serigrafie . Attenzione ad un particolare importante : Nel lucidare seguite sempre la direzione delle linee di rettifica , diversamente andrete a rigare ulteriormente il frontale , al pari di quanto potreste fare carteggiando un pezzo di legno in senso opposto alle sue venature !

Moltisuoni Pioneer SA-508

Moltisuoni Pioneer SA-508

Per comodità di lavoro , vi consiglio di smontare le guide dei selettori e il filtro blu del display ; Questo accorgimento  permetterà di non avere residui di abrasivo negli interstizi . I medesimi verranno ripristinati successivamente nelle loro posizioni originarie con un velo di Bostik trasparente dal lato interno.

Moltisuoni Pioneer SA-508

Le manopole riceveranno la stessa procedura appena vista per il frontale , con la sola differenza di utilizzare una spazzolina per raggiungere tutti gli spazi angusti di smussi e spigoli e bassifondi .

Moltisuoni Pioneer SA-508 - manopole

Moltisuoni - Pioneer SA-508 - frontale lucido

Il frontale a lavoro ultimato , rimane di una lucentezza imbarazzante; Dispiace fin metterci le mani per utilizzare i vari comandi…. 🙂


Prima e dopo……E cosa mancherebbe….

 

Se ve lo siete ascoltato un po’ di tempo in formazione originale, noterete che dopo le piccole modifiche , il suono è meno sbracato e più preciso , nulla di eclatante per carità ma sulla distanza di ascolto la differenza della cura si nota eccome . Il loudness , per  chi l’utilizza , ora funziona davvero e compensa la naturale carenza logaritmica dell’orecchio senza sacrificare il suono in un rimbombante tripudio di basse frequenze . Tutto sommato pur essendo un entry level senza troppe pretese , lo si può benissimo utilizzare in abbinamento ad elettroniche d’ interesse con una certa libidine . Assai più disinvoltamente di quanto fanno tanti blasonati amplificatori odierni nella modaiola  classe D . Considerate che a livello di ingressi di linea , vi collegate direttamente allo stadio finale , previo potenziometro del volume cosa rara in questa fascia merceologica . Mancherebbe se vogliamo (Non ostante esista una forma di ritardo d’accensione dello stadio finale per non sentire brutti rumori sui woofer in unione ad una coppia di fusibili ) , un serio anti-bump / protezione elettronica a relè verso i diffusori . Si potrebbe implementare tranquillamente e senza troppe difficoltà , ma ritengo sia snaturare un pelo troppo un apparecchiatura nata volutamente semplice . Comunque in rete ne trovate di ogni senza che il sottoscritto vi dica cosa scegliere 😉

Alla prossima egregi !

 

Andrea Moltisuoni

 


 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

 

Link per saperne di più sull’argomento:

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Pioneer

https://www.hifiengine.com/manual_library/pioneer/sa-508.shtml

http://www.radiomuseum.org/r/pioneer_stereo_amplifier_sa_508.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Standard_elettrici_nel_mondo

https://en.wikipedia.org/wiki/Vacuum_fluorescent_display

https://it.wikipedia.org/wiki/Bassissima_tensione

 

 

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Augusta Stereo Tuner 740

 

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 27

Passate come un lampo le agoniate ferie estive ci si ritrova nuovamente a Settembre !!! Si  torna sui banchi di scuola e per qualcuno….sui banchi di laboratorio ….. Ad ognuno il suo “trastullo” !

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 26

Sul mio banco , seppur non di scuola , oggi è  il momento del sintonizzatore Augusta stereo tuner 740 , promesso di recensione qualche tempo fa sulle pagine di questo stesso blog .

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 9

Pensato espressamente come gemello al già recensìto amplificatore Augusta 240 ( http://moltisuoni.altervista.org/tag/augusta-240/ ) anche questa realizzazione Trentina ha peculiarità e soluzioni molto originali pur rimanendo in un contesto marcatamente economico . Questo non significa necessariamente una malfatta costruzione….Ma anzi , come si vedrà in seguito , vi sono scelte costruttive molto azzeccate nonchè funzionali , racchiuse in uno chassis metallico di decente fattura e robustezza .

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 11

La caratteristica di avere una sola gamma di ricezione (FM)  è un’altra scelta progettuale che denota la volontà di un prodotto ben fatto a prescindere dal costo finale contenuto.

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 29

Il frontale , oltre alla scenografica quanto originale scala parlante verde (Munita di strumentino atto a dirci la qualità del segnale ricevuto e  spia FM Stereo) , ospita i comandi di : Accensione , AFC (Centraggio automatico e cattura della stazione) , muting e selettore Stereo/Mono . Le manopole , benchè appaiano ad un primo sguardo , di alluminio sono invece di plastica verniciata…. E’un piccolo sacrificio a vantaggio della qualità posta in altre parti dove peggio sarebbe stato lesinare .

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 8

Sul retro , nello stile più spartano possibile , troviamo ingresso a 75 Ohm per antenna esterna e uscita audio (Standard DIN) con la possibilità di inserire o meno ,un’attenuatore sul percorso segnale.

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 12

Fatte le dovute presentazioni è il momento di vedere come è costruito al suo interno ! Al solito , razionalità e pulizia di esecuzione regnano sovrane e ci  si aspetterebbe di  trovarle in elettroniche di levatura maggiore ….

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 13

Sicuramente la prima caratteristica che non passa inosservata è il modulo tuner “all-in-one” della milanese Lares , al quale fanno capo tutte le funzioni sopra descritte . Del tutto similare ad un comune tuner TV , assolve tutte le funzioni richieste ad un moderno sintonizzatore supereterodina Hi-Fi … Decodifica stereo compresa!

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 14

 Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 19

Sebbene oggi possa sembrare una scelta desueta  , 40 anni fa era una vera e propria novità d’avanguardia ( Tanto vi basti pensare che anche nel sintonizzatore Brionvega TXS 1000 vi erano state fatte scelte similari…il divario di prezzo tra il sopracitato e l’Augusta stereo tuner 740 erano notevoli , mi preme ricordare! ) oltre a rappresentare una certa innovazione nel modo di concepire la radio . L’utilizzo di circuitazioni accordate con diodi varicap permettevano non per ultimo precise sintonie (Eccezion  fatta per quei sinto  dell’epoca con memorie “slittanti”….Ma è un’altra storia) e una certa libertà costruttiva non avendo più il vincolo del condesatore variabile . Di fatto , il circuito stampato “madre” ospita solamente un certo numero di componenti relegati principalmente all’alimentazione , sintonia e trattamento del segnale . Purtroppo non  avendo trovato in rete alcunchè sui tuner Lares (Vuoi anche perchè pure questa eccellenza italiana risulta essere in fallimento 🙁 ) mi vedo impossibilitato a fornire indicazioni circa la verifica della taratura , ma va anche detto che si tratta di componenti dove raramente c’è necessità di intervenire per il fatto che molte bobine di accordo sono “strip-line” direttamente incise su circuito stampato. Gli unici trimmer presenti quindi sullo stampato servono per regolare : La sensibilità di aggancio AFC , il fondo scala dello strumentino S-Meter , il centraggio della sintonia rispetto a quanto indicato nella  scala parlante e per ultimo , la soglia d’intervento del muting detto anche in gergo  “Threshold”

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 16

La sezione di alimentazione , oltre al ponte di diodi , impiega curiosamente  un circuito integrato per stabilizzare la tensione (Al posto del consueto transistor + zener) , nel dettaglio  un TDA 1415 , parente strettissimo (pin to pin) dell’odierno uA 7815 .

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 17

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 3

Il modulo Lares, come anzidetto possiede al suo interno anche il decoder FM stereo , pertanto propone nelle sue uscite , un segnale già stereofonico al quale va applicata solamente la giusta deenfasi (filtro passa basso) in base allo stato in cui ci si trova a ricevere  (In europa il valore di deenfasi è fissato in 50uSec….stati uniti e giappone invece abbracciano lo standard di  equalizzazione 75uSec )

DEENFASI 50 uSec - MOLTISUONI

Per finire la “presentazione” interna non poteva mancare il gruppo di sintonia , nel quale il potenziometro è cardine ! In fronte ad esso si trova il circuito stampato ospitante le 3 lampadine di illuminazione

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 20

 

Qualche modifica …. ? …. Si , grazie!!!

 

Senza stravolgere l’economicità posta come base dai progettisti di  Calliano , è tuttavia possibile apportare qualche piccola miglioria sul piano acustico – funzionale, senza spese eccessive e con modesto impegno . Prima fra tutte quelle consigliate : I due condensatori di disaccoppiamento sul segnale audio che risultano essere normali elettrolitici da 10 uF ; Sicuramente un ottimo beneficio è passare al poliestere, di pari valore!

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 25

Le dimensioni in gioco non permettono però il montaggio “lato componenti” , pertanto una volta levato il fondello dell’apparecchio dovrete farceli stare dal “lato rame”.

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 2

Sempre in tema di capacità ,  un’altra miglioria è intervenire con un filtraggio più accurato nella sezione alimentatrice . Il valore attuale è fissato in 470uF …. Ma il passaggio a 680uF specie se con bassa ESR  (Nel mio caso ho utilizzato un ROE serie EKM)  porterà un beneficio in termini di segnale / rumore . Altrettanto consigliato è dotare il regolatore di un piccolo dissipatore . A regime di funzionamento risulta piuttosto caldo , tanto da scottare le dita ! Se lo ritenete conveniente è possibile sostituire anche il potenziometro responsabile della sintonia con qualcosa di più recente , ma se correttamente deossidato, quello presente in loco funzionerà impeccabilmente . Nella giostra dei controlli includete anche i trimmer…Se “traballano” nel tenere le tarature , cambiateli con altrettanti di pari valore , ma di nuova fattura !

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 4

Conclusioni sul finire…..

Senza spenderci grosse parole , l’Augusta stereo tuner 740 è un prodotto onesto , funziona bene e riceve con brio tutte le stazioni , mantenendo allo stesso tempo  una buona selettività . Dopo la piccola cura oltretutto suona in modo assai decoroso , regalando ascolti piacevoli nella timbrica , e non per ultimo con un’estetica particolarmente accattivante . Ottimo quindi se accoppiato col suo amplificatore Augusta 240 , ma altrettanto valido se inserito in una catena audio qualsiasi . Sulle varie piattaforme “on-line” lo si trova di solito a prezzi stracciatissimi…..dalle 20 alle 40 euro! Dato il modesto impegno economico vale sicuramente la pena di possederlo per levarsi se non altro una curiosità …. Sarà un’ulteriore occasione (Semmai fosse il caso) per accertarsi della bontà di un prodotto tutto italiano 🙂 .

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 7

Augusta stereo tuner 740 - Moltisuoni 5

 

Alla prossima……tanti cari saluti da Moltisuoni !!!

 


NOTA BENE:

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Link per saperne di più sull’argomento:

 

http://scuoladigiornalismo.blogspot.it/2010/07/cera-una-volta-la-lares.html

 


 

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Mivar Lero UCM 601 (Buon 2 Giugno)

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Egregi signori : In occasione del settantesimo anno della Repubblica Italiana  ,  Moltisuoni decide di onorare tale importante ricorrenza a modo suo . E in logica coerenza col blog , lo fa con una radio costruita da uno storico marchio Italiano !

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La radio  Lero UCM 601 e’ stata prodotta dalla ditta VAR  di Abbiategrasso , meglio poi conosciuta da tutti come MIVAR ( MIlano Vichi Apparecchi Radio )  nel 1959 . Dispone di FM e AM + banda VHF per la ricezione dell’audio tv ( Ad oggi , con l’avvento delle trasmissioni in digitale, risulta purtroppo muta ) . Si aggiunge poi , a quanto sopra in elenco , la comoda possibilita’ di collegare una sorgente esterna quale poteva essere un giradischi ( Con testina ceramica / piezo ) o un registratore a nastro.

Abbiategrasso alla Mivar Carlo Vichi con i cc. - Fotografo: Borsotti
Carlo Vichi – Fotografo: Borsotti

Il signor Carlo Vichi , vulcanico imprenditore ha prodotto e costruito ( Per chi non lo sapesse ) il 30 % degli apparecchi tv che gli italiani avevano in casa prima dell’avvento ( O piaga per l’industria nostrana ?) della tecnologia LCD ,nonche’ sforno’ in gran numero tutta una serie di apparecchi radio di pregevole fattura , dal design accattivamente , tipico del nostro buon gusto . Pertanto ho ritenuto corretto festeggiare questo 2 Giugno con un prodotto concepito da un azienda che ha tutto da insegnare al nostro tempo odierno . Mi piacerebbe esprimermi in maniera piu’ decisa ( Forse anche dai toni rabbiosi, visto il deprecabile andazzo delle cose in una ennesima grossa realta’ aziendale italiana ) , ma per impostazione di questo blog , voglio lasciare fuori politica e considerazioni su questi “strani giorni” per dirla con una canzone di Battiato . Le immagini dunque che vedrete poc’anzi sono del mio esemplare , ritrovato e restaurato ,con qualche breve consiglio per una fruizione moderna  . Volutamente non scendero’ questa volta nei particolari tecnici …. Ma al solito , se avrete bisogno di dritte e informazioni , c’e’ sempre il moduletto a fine pagina per i contatti   🙂  oppure il tasto a sinistra per l’e-mail…….Buona visione e buon Ponte!

 

Mivar Lero UCM 601

 

La solita “ramanzina” sulle tensioni elevate e’ doverosa : Le valvole lavorano con tensioni nell’ordine dei 250-300V in corrente continua , pertanto se non siete esperti o non avete dimestichezza con le circuitazioni a tubi , evitate di metterci le mani . Non voglio apparire presuntuoso ne tantomeno saccente , quello che Vi voglio dire e’ : Una incauta manipolazione puo’ portare conseguenze gravi e talvolta irreversibili , quindi valutate sempre se potete far da Voi o se e’ meglio affidarsi a terzi per il ripristino di tali circuitazioni ! Non mettetevi mai in situazioni di pericolo , ragionateci prima !!

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E’ interessante notare la compattezza razionale di tutto il telaio radio , che ospita pure l’altoparlante per risultare agevole nelle operazioni di riparazione e/o controllo . Lo chassis si inserisce stabilmente nel mobile grazie a spine di centraggio presenti su quest’ultimo , le quali a loro volta vanno a fare scontro nel telaio radio . Due viti M4 trattengono infine il tutto in maniera definitiva .

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La polverosa coltre del tempo poco galantuomo …..

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Secondo Voi : Il Facon di livellamento era ancora  funzionante? 😀 😀

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Il foglietto sotto lo chassis e’ lo schema elettrico della radio,da avere per future referenze a portata di mano.

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La famosa levetta che attuava il passaggio dalla gamma FM alla banda VHF che ospitava la portante audio  TV , permettendo cosi’ la ricezione di musica o parlato relativo al programma televisivo . E’ montata a stretto ridosso della sezione tuner costituita dalla ECC85 L’ adesivo sul mobile ricordava di controllare sempre la corretta posizione , perche’ infatti se posta a meta’ della sua corsa rendeva l’apparecchio impossibilitato a ricevere . Nel restauro di questa radio disossidatelo a dovere e controllate minuziosamente le saldature

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Utilizzo con sorgenti esterne

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Per semplificazione viene fatto uso di un autotrasformatore di alimentazione in questa radio, pertanto non esiste isolamento galvanico dalla rete . Ne consegue che il telaio , benche’ a potenziale zero volt , sia sempre giocoforza interessato dalla fase . Per poter connettere senza rischio di scosse o danneggiamenti  una sorgente esterna avete sostanzialmente a disposizione due possibili vie : La prima (Come chiaramente indicato nel retro dell’apparecchio) e’ interporre un trasformatore d’isolamento 220-220.

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La seconda invece prende in considerazione l’utilizzo di un piccolo trasformatore audio d’interstadio (In questa precisa circostanza  ho utilizzato quello usato nelle piastre a cassette per modulare lo stadio “record” ) .

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Questa seconda opzione ha tra l’altro il vantaggio , di poter essere direttamente integrata nella radio visto le ridotte dimensioni , senza turbare in nessun modo l’estetica . Come potete osservare nella foto sotto , se non lo utilizzate vi “beccate” la fase di rete direttamente nella vostra sorgente , il bulbetto al neon (Dal sottoscritto utilizzato impropriamente come  cercafase )  vale piu’ di mille parole !!! Le odierne delicate elettroniche potrebbero uscirne -offese- da tale “spiffero” di rete …. Ma non solo loro….. 🙂 🙂

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Oltretutto rimarrete stupiti dalla piacevole qualita’ di riproduzione ; Merito sicuramente della UL84 (Che e’ poi del tutto identica alla EL84 eccezion fatta della tensione filamento)  , ma soprattutto del trasformatore e altoparlante (Diametro 100mm) in alnico di buona qualita’ . Come ho avuto modo di ribadire in altre occasioni , scoprirete come 2 watt in abbinamento ad un altoparlante efficiente sappiano fare la voce grossa  🙂

 

Un caro saluto a tutti …. Andrea Moltisuoni

 


 

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Link per saperne di piu’ sull’argomento:

 

 

 

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Mivar

 

http://www.mivar.it/

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Vichi

 


 

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Steelphon Phantom

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Ritorniamo a parlare di valvole…. E che ritorno signori cari ! Qua come avrete modo di leggere e vedere nel breve , ci sarà a che fare con un ottima testata tutta concepita e realizzata in Italia dall’ingegner Ferrarotti . Un prodotto maturo a tutto tondo, con un carattere distintivo e  prerogative tali da non renderla obsoleta a distanza di oltre 45 anni dal suo debutto sul mercato .

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Un mio caro amico di adolescenza è riuscito a rintracciarne una ferma da almeno una 20ina di anni in qualche scantinato genovese . La mossa successiva era capire in quali condizioni versasse . Ci vediamo quindi nel pomeriggio di questo febbraio appena passato e me lo porto a casa, con la solita curiosità di poterci mettere al più presto le mani….

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Lo Steelphon Phantom è una “testata” totalmente valvolare , dotata al suo interno di :  Riverbero , vibrato e distorsore incorporato. Possiede due coppie di canali di cui uno prioritario (Channel 1) in termini di pulizia sonora (Potendo contare sul tragitto più breve del segnale) . Il cuore dello stadio finale fa cardine per ultimo  , su un briosissimo quartetto di  EL84 configurate in push pull parallelo , per una potenza nominale di oltre 30 Watt

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Qui le vedete nella loro polverosa livrea fresche di letargo! Assemblata totalmente in Italia ad inizio anni settanta , ha scelte e costruzione dettate dalla versatilità e robustezza d’uso . Al suo interno ogni stadio è a sè stante , cablato manualmente  come si faceva all’epoca , utilizzando oltretutto cavi di qualità (Con isolante in silicone….una verà novizia!) . Il suo notevole peso (13Kg)  rende sicuramente giustizia alla  qualità costruttiva, specialmente per quanto concerne il dimensionamento dei trasformatori

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Va ricordato che è corretto valutarlo  in un ottica di prodotto nato come alternativa abbordabile ai mostri sacri statunitensi, quindi con un occhio alla qualità e uno al portafogli in piena austerity anni ’70  . Ma nonostante gli inevitabili compromessi ha stoffa da vendere  …..

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Come c’era da aspettarsi , una volta aperto noto subito i condensatori di filtro in perdità ( I condensatori della Facon non si smentiscono mai…..) e nel sotto dell’apparecchio si osservano gli anni di fermo dove l’ossidazione in certi punti ha raggiunto pure gli zoccoli delle finali . Non sono cose drammatiche…Molti apparecchi con quasi 45 anni presentano bene o male queste problematiche . Di lavoro c’è ne da svolgere ma è recuperabile al 100% . Ulteriore vantaggio come ribadito in altre occasioni, è quello di essere arrivato ai giorni d’oggi intonso senza che nessuno l’abbia snaturato negli anni passati con modifiche personali e rattoppi di ogni sorta .

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Principio di funzionamento

 

Prenderò a riferimento lo schema dello Steelphon mod. Pioneer (Trovato in rete e ridisegnato ottimamente da un certo sig. Valmer che ringrazio per il suo certosino lavoro) essendo grossomodo identico allo Steelphon Phantom eccezion fatta per particolari minori (Ndr: Interruttore di stand-by e selettore impedenza)

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I due doppi (2+2 parelleli) canali d’ingresso fanno capo ad altrettanti identici stadi amplificatrici ,completi di controllo bassi/acuti/bright (Quest’ultimo esalta l’estremo acuto del segnale)  costruiti attorno a due triodi ECC83 . Sotto si può intravedere una delle due schede prima e dopo la cura

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L’uscita della coppia di preamplificatori fa poi capo rispettivamente : Per il –channel1- Al riverbero con la possibilità di esclusione tramite un deviatore bypass per avere una sorta di canale prioritario in termini qualitativi . Per il –channel 2- : Al circuito distorsore (BEND) disinseribile anche qui mediante un deviatore . La differenza però rispetto al canale prioritario 1 consiste nell’essere vincolato  al riverbero / vibrato in maniera permanente ; Infatti solo l’attenuazione del relativo potenziometro esclude totalmente gli effetti quindi da qui il leggero degrado di segnale . Le uscite di questi stadi , (Riverbero + vibrato e distorsore) fanno , in ultima battua, finalmente il loro ingresso  nell’amplificatore finale ; Qui un ottimo quartetto di EL 84 pilotate dal driver/sfasatore ECC81 ,nel più puro degli schemi Williamson, riversano oltre 30 watt nominali nel trasformatore d’uscita . Una delle tante peculiarità che testimonia la buona progettazione di questa testata è la presenza di due trimmer-reostati nello stadio finale per regolare sia il bias delle 4 valvole finali ,sia il loro bilanciamento visto ai capi del pushpull a valle dello sfasatore…è un’attenzione più facile da trovare su finali domestici rispetto che su applicazioni professionali.

Il riverbero / vibrato : Come funziona…..

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Viene inpiegata una unità a molle come era rigore dell’epoca. Costruita dall’americana Hammond (Quella dei famosi organi con altoparlanti rotanti) sfrutta il principio della trasmissione meccano-sonora prodotto da due avvolgimenti (Uno trasmittente e uno ricevente/pick up) correlati l’uno all’altro per l’appunto da molle .

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L’avvolgimento trasmettitore viene eccitato da uno stadio di “potenza” basato sul triodo-pentodo ECL86 contornato da alcuni filtri passivi per modificare entro certi limiti le caratteristiche dell’eco . Una volta applicato all’ingresso dell’unita di riverbero , il trasduttore vibra mettendo in risonanza le molle presenti al suo capo.

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Dall’altra parte questa vibrazione viene captata (Addizionata dalla risonanza dovuta alle molle) dal pick-up di ricezione e viene quindi amplificata da un triodo ECC83. A mezzo di un potenziomente si dosa l’intervento sul segnale esistente creando una sorta di eco/riverbero del programma musicale.

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A costola di questa circuitazione troviamo il “vibrato” . Questa è una funzione di attenuazione-esaltazione periodica dell’amplificazione . All’epoca il metodo convenzionale per creare tale effetto era  modulare il guadagno di uno stadio amplificatore mediante una fotoresistenza (LDR) accoppiata ad una lampadina in una camera oscura . La lampadina a sua volta era pilotata da un oscillatore a cadenza variabile, che la faceva lampeggiare più o meno velocemente a seconda di quanto impostato. In questo modo la “LDR” variava appunto la sua resistenza interna modificando l’anello di  guadagno del circuito amplificatore restituendo quindi in soldoni un segnale di ampiezza “tremolante” .  L’intervento del vibrato poteva infine essere  gestito  anche in remoto sostituendo il “tappo” con un pedale .

presa vibrato steelphon phantom - moltisuoni

 

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Un paio di controlli passivi definiscono per ultimo la velocità / profondità del segnale trattato .

 

Lo stadio distorsore

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E’ la forma più classica . Due diodi, uno per semionda , tosano brutalmente il segnale  nella maglia amplificatrice della ECC83 donando un suono “saturato al limite”.  Una serie di filtri passa alto accentuano maggiormente la sensazione del clipping…La scheda BEND ospita e condivide l’amplificazione del riverbero…Qua sopra la potete osservare nel bel mezzo del “refurbishment”

Cosa e come ripristinare:

 

Al solito ,prima di entrare nel vivo, la dovuta raccomandazione :

I valvolari hanno tensioni interne molto elevate (>450 volt) potenzialmente letali per animali e persone. In ragione di ciò modifiche ,riparazioni,controlli e quanto di altro devono essere messi in pratica solo da chi ha una solida conoscenza dell’argomento. Si rischia di peccare e apparire presuntuosi, ma una qualsiasi operazione svolta senza sapere cosa si sta facendo rischia di divenire irreversibile nelle conseguenze.

Pertanto siate sempre obiettivi verso Voi stessi prima di procedere…e fatta questa necessaria premessa iniziamo un pò a vedere come riportare in vita questo “pezzo di storia” .

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In via preliminare si controlleranno tutte le valvole (Per far questo occorrerà per forza un provavalvole ad emissione) annotandosi con cura le varie posizioni delle medesime , soprattutto delle finali. Questo perchè la loro usura dipende dai punti di lavoro delle schede.

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Successivamente come seconda operazione preliminare sarà la volta dei due trasformatori . Per quello di alimentazione si dovranno verificare le tensioni presenti ai secondari ( 300  volt anodica  – 40 volt bias – 6,5 volt per i filamenti).

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Per tutti questi valori ritengo normale osservare un 10-15% di scarto ± rispetto allo schema elettrico…. A riguardo invece di quello d’uscita si verificheranno le impedenze primario/secondario mediante un multimetro ( 5+5 Kohm primario – 6 ohm secondario) .

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Avendo ora la certezza della bontà dei due trasformatori è lecito procedere oltre senza aver timore di spendere tempo e soldi per niente….Come si accennava , si deve procedere alla sostituzione di tutti i condensatori elettrolitici, estendendo il controllo (Mediante un capacimetro) anche a tutte le capacità ceramiche presenti ; Il calore misto all’umidità dello stoccaggio negli anni d’inutilizzo potrebbero aver falsato il loro corretto funzionamento . Il rimpiazzo con equivalenti in poliestere è doveroso se ambite ad avere una testata performante e affidabile!

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Per gli elettrolitici usate componenti di marche note …Elna, Nippon Chemicon, Rubycon,ERO, Sanyo tanto per citare le solite….Detto in breve? Evitate le cineserie ….

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Nello stadio di alimentazione , punto cruciale di ogni apparecchio , conviene sostituire i 4 diodi “anodici” con un ponte integrato. Le correnti in gioco sono di circa 300mA ,però in ragione delle molteplici capacità di filtro presenti , vi converrà metterne uno almeno da 3A ,  idoneo cioè sopportare picchi dieci volte maggiori … Questo risulta necessario per via del fatto che, per poche frazioni di secondi ,una capacità scarica è vista al pari di un cortocircuito dal ponte raddrizzatore .

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Stessa sorte per l’unico diodo adibito a raddrizzare negativamente la tensione destinata al bias per le finali….un moderno 1N4007 con un piccolo condensatore in parallelo (Atto a smorzare le commutazioni) sarà garanzia di bias precisi e silenziosi nelle finali .

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Se avete sott’occhio lo schema avrete sicuramente notato come  tutte i voltaggi per le varie schede siano ricavate in cascata da un certo numero di pi-greco resistivi….Verificate ordunque in questo senso, che tali resistori siano ancora  in perfetta efficienza e nelle giuste tolleranze ohmiche . Utile prevedere l’aumento  dello scambio convettivo di quelle soggette a maggior carico di lavoro…come da foto sottostanti.

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Le quattro capacità anodiche responsabili dei vari livellamenti  dovranno necessariamente avere tensione nominale di 400 volt lavoro. Si parla invece di almeno 500Volt nominali peril condensatore subito a valle del ponte raddrizzatore : Quando l’apparecchio è in stand-by , risulta essere l’unica capacità sempre interessata dalla tensione anodica , che assume valori  di circa ben 460 volt a vuoto. Per ovviare all’esborso di condensatori HT , si può ottimamente risolvere ponendo due capacità identiche in parallelo da 250 volt lavoro ,abbinandole ad altrettanti resistori di equalizzazione affinchè la tensione ai loro capi risulti identica grossomodo. Non servono capacità mostruose in quanto è un primo grossolano livellamento anodico…Ricordatevi che in serie le capacità  si dimezzano !!

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Il condensatore al poliestere in parallelo al secondario “anodico” dovrà avere valore di 0.33uF e almeno 630volt lavoro,il suo scopo è sopprimere i residui transienti e commutazioni provenienti dalla linea elettrica. Qui sotto lo vedere col suo circuito stampato ad hoc.

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Merita una rigorosa verifica funzionale  anche  il “fotocoupler” del riverbero/vibrato . Come spiegato prima, l’effetto fa cardine sull’amplificazione variabile data dalla luce pulsante di una lampadina che eccita direttamente una opportuna fotoresistenza . E’ intuibile dunque che si dovrà scrupolosamente accertare il buon funzionamento del bulbetto al neon, pena il certo malfunzionamento del vibrato. Tale lampadina con circa 65/70 volt continui deve presentare una brillante luminosità come da foto.

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Una volta appurato il corretto funzionamento si dovrà ripristinare la schermatura (Camera oscura) verso la luce esterna come da prime foto, in maniera che il fotoresistore risponda solo alle sollecitazioni luminose della lampadina e non sia influenzato da fonti luminose esterne . A questo punto mi sembra doveroso  spendere due parole per i reostati  / trimmer : Se sono in buone condizioni (Non ossidati o rovinati) lasciateli in loco pulendoli solo con del puliscicontatti in unione ad una soffiata d’aria compressa .

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Sono elementi oggigiorno di difficile reperibilità , per valore ohmico e per potenza dissipante .Quelli presenti sopportano almeno 2,5 watt e sono in filo  avvolto …. Un trimmer qualunque con piste in cermet sopporta al massimo ½ watt e le conseguenze ve le immaginate . Se irrimediabilmente compromessi cercate di trovarne altri similari estendendo le vostre ricerche anche ai rari ex-riparatori TV delle vostre zone … Nei vecchi tv a CRT erano spesso impiegati nella deflessione

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In tema attiguo spendo alcune righe  a favore delle resistenze ,  meritevoli di un discorso a parte. Partendo dalla genesi ci sono in ragione differenti scuole di pensiero nel restaurare un vecchio apparecchio di 40/50 anni fà…Ciò non toglie che quasi tutti gli “addetti ai lavori” all’unisono  son concordi nel lasciare le resistenze al loro posto se in ordine e non deteriorate da calore o altro. Il perchè vien presto detto : Anni fa , quando andava bene , le tolleranze delle componentistiche resistive erano nell’ordine di un buon 10-30%…. Colui che all’epoca progettava una qualsivoglia circuitazione era ben conscio di ciò , e sceglieva punti di lavoro tenendo a mente questo particolare tutt’altro che trascurabile . Succede invece che al giorno d’oggi le attuali resistenze sono molto più precise….Al massimo scarto si possono avere discostamenti nell’ordine del 2-5% dal valore nominale per componenti non di precisione . Questo va inesorabilmente ( Specie quando in presenza di molti stadi in successione) , a modificare i punti di lavoro originari….Da qui nascono poi gli inspiegabili cali di rendimento che alcune volte deludono tecnici speranzosi di avere tra le mani un apparecchio più performante di quando costruito da casa madre . A volte le realtà appaiono bizzarre : Uno sostituisce quasi tutto con materiali di pregio e va peggio di prima…o magari si perde quel “suono” vintage …oppure ancora ci si ritrova con un apparecchio che “strappa” . Non date la colpa ai componenti di nuova fattura…Sono il più delle volte i valori di lavoro che sono cambiati rispetto a prima ! Cercare di trovare nuovamente il giusto  equilibrio timbrico può diventare un ardua impresa , di pazienza e non per ultimo di fortuna (Leggasi sperimentazione).

Terminato tutto il controllo e l’aggiornamento delle varie schede , sarà il momento di potenziometri e jack d’ingresso . Se potete,  disossidate e ripristinate i primi … Qualora le condizioni non permettano un solido ripristino procedete con i componenti nuovi , di qualità all’altezza!

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Concludo tutta questa proselia con le molle ammortizzatrici dell’unità riverbero. Bisogna accertarsi siano in buone condizioni;  Se notate snervature o vistosi sbilanciamenti cambiatele tutte e quattro. Hanno una funzione antagonista e disaccoppiano dai rumori captati che inevitabilmente innescherebbero effetti larsen.

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Consigliabile fissare in modo solido i cavetti che collegano l’unità Hammond, per evitare la possibilità che forti vibrazioni invalidino un domani i collegamenti

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Upgrade consigliati e qualche trucco:

 

Gli zoccoli Noval delle valvole sono i primi componenti che per tipologia di funzionamento possono creare falsi contatti. Verificarli e sostituirli è tappa doverosa se volete un apparecchio affidabile nel tempo. In pieno argomento prestate attenzione agli zoccoli cinesi…Quelli in ceramica tutti belli coi pin dorati da 2€ tendono specie col calore di valvole finali “calienti” a deformare talvolta i reofori …La foto sottostante vi rende l’idea dell’abisso qualitativo tra uno fatto bene e uno di frettolosa produzione odierna.

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Di conseguenza il difetto poco fa accennato si traduce in contatti  “ballerini” … E via alle danze , iniziano gli schiocchi sui coni !!! Spendere due soldi in più per zoccoli Amphenol  è sempre garanzia di un buon investimento …. Se trovate materiale NOS su internet o nelle fiere ancora meglio! Nelle foto a venire potete apprezzare  l’invalidazione di alcuni punti di saldatura , dovuto principalmente al trasferimento termico : Pin valvola-zoccolo-circuito stampato.

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Sopra si può apprezzare : il “prima” …. E sotto : il “dopo” cura 🙂

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Anche se potrà apparire blasfemo , consiglio la sostituzione delle due lampadine spia con altrettanti diodi led colorati.

moltisuoni - steelphon phantom

Questo perchè sono insensibili a colpi e/o forti vibrazioni , non scaldano (Cuocendosi fra di loro) e durano quanto -se non più- della vita di un comune mortale …

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Nell’esemplare in questione ho approntato due piccoli circuiti stampati per accoglierli e alimentarli correttamente (Prendono tensione dai filamenti in alternata delle valvole , pertanto si rende necessario un minimo di raddrizzatura e filtraggio )

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Ricordatevi : Quello blu (illuminante la scritta Phantom nel plexi) deve essere comandata da una sezione dell’ interruttore  “stand-by”. Spegnendosi di conseguenza quando l’amplificatore è in “riposo-attesa”…. Una bella chicca dal passato!

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Per dare un effetto più soffuso conviene applicare nel retro della serigrafia  un paio di strisce di nastro “Scotch Magic” . Quest’ultimo contribuirà a diffondere la luce omogeneamente nelle scritte creando un effetto assai accattivante….

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A riguardo del fissaggio schede vs chassis : E’  bene abbiano un minimo di disaccoppiamento meccanico dal telaio …. In particolar modo quelle di segnale che possono risultare pure leggermente microfoniche per via dell’alto guadagno . A tal proposito gli ingegneri della Steelphon avevano previsto all’epoca delle funzionali boccole di gomma , ma puntualmente la mutua azione del tempo unito al calore le può far seccare , risultando sbriciolose appena si prova a toccarle . Se dovete quindi rimediare viene comodo un “segreto” donatomi dal buon Diego Nardi (http://www.webalice.it/jlc891/) tanti anni fà su come recuperare queste rondelle gommose ….. Per costruirsele bisognerà prendere dei fischer-tasselli da mattone con elemento espansore in gomma: Si recupera l’espansore e lo si mette su una punta da trapano … Successivamente con un buon cutter affilato, si “affettano” le rondelline dello spessore voluto….et voilà les jeux son faits!

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Ricordo che le schede devono risultare fisse ma ,allo stesso tempo devono conservare una certa “mobilità”…Per far si dovrete stringere a mano i bulloncini e trovato empiricamente il giusto compromesso di serraggio, fissarli con una goccia di colla , in modo esse non abbiano a svitarsi con vibrazioni ,scrolloni etc etc

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Proteggere con del nastro di alluminio i condensatori dalle fonti di calore è un’altra attenzione necessaria . Le quattro finali scaldano assai … Una volta chiuso dentro il mobile di legno le situazioni vanno ad estremizzarsi …. Le valvole finali irradiano calore soprattutto sotto forma di infrarossi, una schermatura a specchio laddove un colore scuro avrebbe assorbito la radiazione termica aiuterà a preservare i “cari” elettrolitici nel tempo ( Val la pena di ricordare che quasi tutti i condensatori hanno un campo di utilizzo da -20 a +85 gradi….Esclusi quelli “military grade” )

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Non servirebbe dirlo perchè lo dò per scontato : Dotate il vostro rinato “Fantasma” di un buon cavo (3 x 1,5 mmq)  e di un’altrettanto buona presa di terra sullo chassis…E se domani , come cantava Mina , vi vien voglia di sostituire le finali del vostro Steelphon Phantom  , bisognera assolutamente che le nuove quattro valvole siano scelte col criterio ” four matched” , cioè tutte e quattro con valori di transconduttanza  similari . La corrente di riposo andrà regolata nella scheda di alimentazione , osservando il valore  consigliato dal progettista , e fissato in -25Volt (Corrispondente ad una corrente di circa 50mA a riposo) . Poi , sulla scheda finale , in una posizione più comoda, un’ulteriore trimmer servirà a bilanciare equamente la tensione sul push-pull nella misura di : ± 12,5 volt per ramo . Nel corso dei primi 6-8 mesi  tali valori andranno ri-verificati (ed eventualmente corretti) in quanto saranno suscettibili di variazione dovuto al “rodaggio” dei nuovi tubi . Badate bene a non eccedere con la corrente di riposo (Leggasi : smanettare in spremuta dell’ultimo Watt) … Essa è direttamente responsabile della longevità nelle EL84 … Le placche dei pentodi non devono divenire incandescenti come barbecue !!!!

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Buona prassi da “tecnici d.o.c.” è dotare lo chassis di etichette recanti la giusta disposizione di valvole e comandi ; Un pò per se stessi … ma soprattutto per chi un domani sarà chiamato alla futura manutenzione . Come è altrettanto saggio lasciare all’interno una copia dello schema elettrico.  Sul finire di questa descrizione pseudo-tecnica , una bella carrellata di foto durante i test di routine

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Mobile e varie….

Come era buona abitudine passata , il mobile è di legno ! Impellicciato poi esternamente in Tolex nero . Con tutta probabilità non avrete grossi interventi da farci se non quello di smacchiare o sostituire il rivestimento se fortemente usurato . Paraspigoli e maniglie andranno lucidati e disossidati .

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Merita attenzione la fresatura che ospita il plexi frontale, la quale dovrà risultare integra . La procedura di montaggio vede come prima operazione il fissaggio nella sede del plexiglass.

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Successiva operazione riguarderà l’introduzione dello chassis nella parte posteriore del mobile

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Quattro viti M5 alla base assicureranno il telaio saldamente al cabinet. Scegliete l’inox per questo ruolo , rimarranno belle nel tempo e sempre facili da svitare un domani vi sia necessità. In battuta finale verrà il momento di montare il carterino che protegge e ventila le valvole….. Vedi sotto….Trattenuto grazie a  4 viti parker.

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Manopole e pulsanti saranno ricollocati (Dopo opportuna pulizia) sui rispettivi alberini rispettando gli zeri dei potenziometri .

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Sul piano estetico mancavano due su quattro pulsanti …. E quale occasione migliore per usare il tornio se non questa?  Ipse facto! Prontamente ricostruiti dal pieno partendo da un tondino di allumino ! Questo per cercare di avere un apparecchio esteticamente quanto più possibile conforme all’originale … L’alluminio tornito ha sempre il suo bel perchè!  🙂

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Ed eccoci giunti alla fine , col piacere di aver salvato dal cassonetto dell’immondizia un’altro storico esemplare ..Stavolta non vi dico come suona o come va…Ve lo lascio scoprire volentieri, vi posso solo garantire lo stupore che proverete nel metterlo sotto torchio !

 

Un caro saluto

 

Andrea Moltisuoni

 


 

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Shell e Testine : Il loro giusto collegamento!

Moltisuoni Denon DL110

Un brevissimo “Express Cut” circa il collegamento degli Shell  con standard SME, verso le testine con l’aggiunta di qualche consiglio per la loro buona resa (Non me ne vogliate, ma chiamarli “fonorivelatori” mi piace poco…Troppa “prolissaggine”  per un piccolo oggettino 🙂 ) . Lo spunto di questo micro-articolo è il regolare afflusso di domande al sottoscritto da parte di molta gente , che , alle prese col proprio giradischi non trovavano riscontro su come collegare la testina … Specie quando lo Shell è privo dei cavetti d’origine.

 

1 – Collegamenti visti dallo Shell

Moltisuoni - Shell Technics

Allora : Questo qui sopra è quanto vi appare in sostanza alla vista quando guardate lo Shell “SME”  dal davanti (E senza cavetti…) . Nello specifico  ho usato per le foto un modello economico in lega della Technics di qualche tempo fà , comunque l’aspetto sarà sempre lo stesso …. Siano essi originali del costruttore o after market.

Moltisuoni-Shell-Technics MOD

Questo che vedete è invece , è lo schema delle connessioni che dovranno assumere i Jumper ( Detti anche “ponticelli”) tra Shell portatestina e testina stessa . Fate sempre molta attenzione che i pin presenti sullo Shell siano scevri da ossidazione e patine in genere (Cosa molto facile se vi sono stati anni di fermo); Il segnale in ballo è nell’ordine dei millivolt ,quindi molto suscettibile di alterazioni ,rumori o falsi contatti se le connessioni non sono più che “pulite” . Nel caso provvedete al ripristino prima di montare la testina … Le cose saranno più agevoli! Per la cronaca di chi ama l’autocostruzione: I suddetti ponticelli  dovranno avere una lunghezza complessiva di circa 30mm connettori dorati compresi…Pena il ritrovarsi con un groviglio di fili nello shell oltre  al fatto di favorire l’eventuale “captata” di interferenze presenti nell’etere (In realtà ci sarebbe  da parlare volentieri anche di capacità parassite , magari lo faremo in un prossimo articolo…)

 

2 – Connessioni Testina

Dissipati i dubbi sul primo punto, passiamo alla testina : A seconda del costruttore e dell’anno di fabbricazione , sarà possibile generalmente incontrare due “famiglie” di connessioni : Per colori o per lettere abbreviate ( LS – LG – RS – RG)

2.1 – Connessioni testina per colore

Moltisuoni - ADC

Ci sono poche parole da spendere : Si seguiranno parimenti i colori dei cavetti (Jumper) abbinandoli ai pallini colorati presenti sulla testina . Nella foto una ADC (Made in U.S.A.) con cavetti troppo lunghi … Si vede infatti il vistoso groviglio sotto lo shell …. Situazione possibilmente da evitare !!

 

2.2 – Connessione testina per lettere abbreviate

Moltisuoni - Shure M75

Anche qua nulla di difficile …. Basta tenere a mente il presente schemino qui sotto che svela il significato delle lettere alle quali si dovrà fare riferimento con i colori dei cavetti . Nella foto ho preso ad esempio una testina Shure M75 , più che altro perchè ben si prestava a rendere l’idea di quanto si sta dicendo. Le lettere impresse sul retro significano:

L -oppure- LS  (Left – Left Signal) = Segnale canale sinistro (Bianco)

LG – (Left Ground)  = Massa segnale canale sinistro

R -oppure- RS  (Right – Right Signal) = Segnale canale destro

RG – (Right Ground)  = Massa segnale destro

 

Malizie e curiosità

A volte ,ed è il caso della Shure , è possibile osservare la presenza (Sulla massa del canale destro) , di una piazzuola la quale scherma alcune parti interne della testina , di norma più sensibili . Il collegamento fisico  tra testina e amplificatore risulta essere a tutti gli effetti una connessione “bilanciata” pertanto salvo casi particolari di  interferenze robuste (Grossi trasformatori vicini al giradischi,telefoni cellulari o cordless…per esempio) , non dovrete preoccuparvi  circa la schermatura dei “ponticelli” … Normalmente impiegando Jumper di buona qualità non ci saranno mai problemi di sorta . Direi anche di evitare il “twistare” (Attorcigliare fra di loro) i fili perchè rischiate di peggiorare la situazione sotto il profilo delle interazioni deboli tra canale destro e sinistro … A dirla in soldoni riducete la separazione stereo tra i canali !!! Erano cose care agli anni ’70 ma non migliorano l’insensibilità alle eventuali spurie esterne ! Se invece vi capitasse di udire un forte ronzio di alternata negli altoparlanti quando non riproducede il vostro disco , dubitate subito dello scarso collegamento a massa nello shell rispetto al braccio (Cosa abbastanza usuale nei Thorens) o di entrambi i componenti non connessi correttamente alla massa dell’amplificatore … Ve ne accorgete perchè toccando con le dita il braccio o il portatestina , “modulerete” il ronzio di alternata . In questo caso per risolvere dovrete verificare i piani di massa del vostro giradischi …. Ma qui sconfiniamo in un’altra storia!

 

3 – Casi particolari di Shell fuori standard “SME”

Shell Garrard - moltisuoni

Prendo a cuore l’argomento più che altro per dare una dritta veloce a chi si trova per le mani un giradischi con lo shell proprietario senza cavetti. Generalmente è tipico dei britannici Garrard e BSR ,anche se in qualche caso pure l’olandese Philips si era cimentata nella produzione di giradischi con portatestine “personalizzati” . Come noterete nella foto sopra, a seconda del modello e lotto produttivo , le connessioni cambiavano … e tralascio volutamente di parlare  delle loro singolari forme geometriche . Alla Garrard piaceva fare così (Ma non erano gli unici..anche in quel della BSR gradivano gli shell “a slitta” sui  giradischi). Dunque per venirne a capo , il mio consiglio è quello di “battervi” con un tester (Precedentemente settato per prove di continuità ) i fili tra RCA e Shell … Individuando quindi le giuste connessioni per sequenza logica ; Fatevi sempre uno schemino per i riferimenti futuri e se potete divulgatelo in modo da fornire nel tempo una “mappatura” utile ad altri possessori .

Giradischi BSR - Moltisuoni

Termino  “linkandovi”  sotto , un ottimo articolo redatto da Suono (FdS)  su come procedere alla -messa in opera- della testina Vs braccio, passo assolutamente necessario per eseguire un corretto set-up del vostro giradischi e godervi i Vostri cari ed amati dischi!

 

Un caro saluto !!!

 

Andrea Moltisuoni

 

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I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

Link per saperne di più sull’argomento:

 

http://www.atelierdelsuono.it/Suono/suo392_bracci.pdf

https://it.wikipedia.org/wiki/Giradischi

 

 

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