RCF UP 121

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Tra una mangiata e l’altra durante queste festività Natalizie  ,finalmente si trova il tempo per dedicarsi un attimo ai propri interessi e questa volta “tocca” ad una eccellenza nostrana … La RCF (Acronimo di Radio Cine Forniture) che dal tardi degli anni ’40 fino ad oggi non ha mai smesso di “sfornare” apparecchiature interessanti in quel di Reggio Emilia,di notevole prestazioni e con costi allineati alla qualità offerta . Se ci farete caso quando andate in giro, in ogni : Garage , centro commerciale , stazione del treno , stadio o chiesa troverete quasi sempre elettroniche RCF pronte a perorare il messaggio sonoro alle persone … E tristemente diciamo che al giorno d’oggi in italia è rimasta una delle ultime realtà industriali del mondo audio professionale di un certo rango.

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Quello che leggerete nei prossimi trafiletti va a recensire un finale destinato ad un uso professionale (Discoteche o sale comizi prevalentemente) prodotto nel 1979… La costruzione è senza risparmi,massicciamente sovradimensionata quanto basta per garantire anni di servizio -severo- senza intoppi… Ma nel caso di forzata manutenzione causa avaria, è stato anche ragionato per essere riparato un numero pressochè infinito di volte . La rete (ma non solo!) , come sovente succede, ha presto “dimenticato”  questo genere di apparecchi perché poco redditizi in termine di puro consumismo … Vale quindi la pena di rispolverare per un attimo quello che è stato un classico delle amplificazioni nostrane ad uso PRO.

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Caratteristiche tecniche Amplificatore RCF UP 121

 

Alimentazione : 110 – 220 volt AC oppure 24 Volt DC

Consumo massima : RETE 400 Watt circa – BATTERIE : 10 A su 24 volt

Potenza erogata Nominale : 120 W (rete) – 70 W (batteria)

Potenza erogata Musicale : 200 Watt (rete) – 130 W (batteria)

Risposta in frequenza : 50 – 20000Hz (Hi-Fi) —- 600 – 20000 Hz (PA)

Impedenze accettate : 4-8-16 Ohm + linea 50 / 100 Volt

Ingresso: DIN (5 poli) Sbilanciato con controllo sensibilità

Uscita : DIN (5 poli) Sbilanciata

Peso : 16 Kg

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Costruzione e caratteristiche salienti:

 

L’RCF UP 121 è interamente a transistor, si divide essenzialmente in due blocchi ben distinti : Alimentatore e Amplificatore BF

L’unità è dotata di un generoso trasformatore di alimentazione

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Ed è munita di un altrettanto generoso trasformatore di uscita

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Questo perchè partendo dal presupposto di avere una doppia alimentazione (rete + batterie), e posta la condizione di dover operare su diverse impedenze,la scelta più coerente è quella di adottare una circuitazione che impieghi un trasformatore come elemento elevatore di potenza .Poi, più avanti, vedremo come questa soluzione sia il classico uovo di colombo, permettendo di aggirare molte difficoltà in maniera semplice ,ma soprattutto affidabile.Andando con ordine si parte dalla sezione alimentatrice…. Dal trasformatore di alimentazione ,abbiamo un secondario a 26 Volt con zero centrale (26-0-26) ,al quale fa capo il raddrizzatore a doppia semionda composto da due diodi da 30 A ognuno (Di schietta derivazione automobilistica…si era soliti trovarli  nel ponte raddrizzatore degli alternatori da autovetture…. e sono praticamente eterni in una tale realizzazione in quanto ben remoti dal loro limite elettrico )

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Seguito subito dopo da 3 capacità di filtro da 4700uF. Un terzo diodo si trova in serie alla presa batteria 24 Volt e il suo catodo  va a connettersi a monte delle capacità di filtro ( La sua funzione è quella di protezione alle inversioni di polarità ). Questa soluzione permette di avere una fonte di alimentazione affidabile nel tempo,semplice da riparare e con ripple contenuto. A vuoto la tensione nominale ai capi dell’amplificatore è di circa 34 volt.

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La sezione BF invece ,è costruita intorno al canonico amplificatore a simmetria complementare,con la sola differenza di avere un uscita ottimizzata per lavorare col primario del trasformatore di uscita.La sezione finale pertanto annovera ben 4 finali 2N3055 (due in parallelo per semionda = 30A di corrente) idonei a pilotare  il primario a bassa impedenza del trasformatore di uscita.

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Il rapporto di quest’ultimo è circa 1:4 …la sua presenza rende oltretutto superflui tutte le circuitazioni di protezione che normalmente troviamo in tutti i finali di una certa potenza,grazie al fatto che l’isolamento galvanico tra transistor e carico collegato blocca di suo eventuali presenze di tensioni continue in caso di avaria nei finali. Questo permette una semplicità circuitale ridotta all’osso ….seguendo la regola di : quello che non c’è difficilmente si guasta. Nella foto sotto potete osservare i due “driver”complementari da ben 10A ognuno atti a pilotare i 2N3055

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Un piccolo approfondimento circuitale… L’utilizzo di un trasformatore di uscita permette in primo luogo di avere a disposizione sempre una potenza nominale uguale su qualsiasi impedenza di carico (cosa molto gradita specialmente nel settore PRO),in secondo luogo consente lo sviluppo di potenze ragguardevoli partendo da una tensione di alimentazione contenuta. Nel passato infatti era l’unica alternativa circuitale per avere potenze nominali elevate partendo da una alimentazione modesta… non per caso ,si era soliti osservarle con una certa frequenza specialmente nella realizzazione di finali da automobile…Nelle 3 foto successive ne avete un chiaro esempio: Le prime due ritraggono una coppia di “booster” amplificatori da 40 watt rms ,mentre nella terza immagine osservate lo schema elettrico (tratto dallo schemario autoradio della C.E.L.I. ) di un finale marca Roadstar da 45+45 watt nominali

Equalizzatore booster Audiola - Moltisuoni

Equalizzatore booster arrow - moltisuoni

Schema amplificatore roadstar - moltisuoni

Successivamente,grazie alla crescita tecnologica  l’utilizzo di survoltori ha soppiantato questa tecnologia ,non tanto per validità ,quanto per riduzione di pesi e costi (un trasformatore di uscita,se ben fatto e con banda passante degna di tal nome è sempre costoso)…. Tornando al discorso rcf,si nota infine nella scheda madre che ospita l’elettronica del finale,la presenza di un piccolo deviatore ; Serve per far lavorare l’ampli in regime hi-fi oppure in modalità PA (Pubblic Address), e in realtà si tratta di una opportunità per inserire o meno nel segnale di ingresso un filtro passabanda che limita la risposta in frequenza in caso di utilizzo per diffondere solo la voce.

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Questo torna comodo con l’utilizzo di trombe direzionali e/o colonne sonore permettendo di ottimizzare il rendimento dell’unità…peccato che per interagire su di esso bisogna sempre levare il coperchio….un comando esterno avrebbe reso la vita più comoda.

Modifiche ,azioni manutentive e eventuali “Upgrading”

1) Se il vostro ampli è funzionante ,basterà solo una controllata alle solite capacità (filtro + segnale) e se proprio volete star sereni,una controllata allo stato di salute dei quattro 2N3055 misurandone le caratteristiche con un idoneo prova-transistor o tracciacurve

2) Se invece è un recupero (come nel mio caso) fermo da anni e sfruttato senza pietà , dovrete valutare voi stessi l’entità del danno e le azioni correttive necessarie… Dal mio canto vi illustro di seguito quello che per il mio caso è stato necessario intraprendere … Partiamo dallo stadio alimentatore : I vecchi condensatori SEM italia sono tutti e tre passati a migliore esistenza…non c’era da aspettarsi il contrario… come tutte le capacità made in italy dell’epoca, forse tranne qualche rarissima eccezione , diventano veri e propri cortocircuiti

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Opterò quindi per la sostituzione con altrettanti elementi nuovi  da 50 V , aumentando leggermente le capacità di ognuno da 4700 a 6800 uF (passeremo quindi da 14100 uF totali a ben 20400 uF)

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Meccanicamente bisognerà ingegnarsi leggermente per poter ospitare/adattare i nuovi componenti sul supporto in alluminio originale….a tal proposito ricordo che tutta la superficie è attraversata da tensione POSITIVA che andrà debitamente isolata dallo chassis del finale ,pena il corto circuito, mediante il supporto in bakelite che vedete nella prima foto e relative viti isolate.

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Risolta la prima problematica , viene il tempo di dedicarsi allo stadio finale dove spiccano subito all’occhio due transistor “martirizzati” da un uso poco riguardevole fatto da chi lo possedeva prima di me…..

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Onestamente non capita tutti i giorni di vedere un tale barbecue elettronico….

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Senza bisogno che lo dica ,si intuiva che non era funzionante il mio UP121,ma fortunatamente, complice la tipologia costruttiva di cui sopra si parlava ,il danno si è limitato solo ai finali di potenza ,risparmiando driver e quant’altro. Prima di smontare il finale fisicamente dallo chassis, è utile prendersi nota delle connessioni elettriche presenti sulla scheda!!

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Per procedere alla sostituzione è necessario poi procurarsi 4 transistor 2N3055 con caratteristiche elettriche quanto più possibile similari (lavorano in parallelo e per tanto abbiano resistenze sugli emettitori ,un forte squilibrio farebbe lavorare un elemento più dell’altro) … già che si deve intervenire è conveniente sostituire anche le capacità di filtro e segnale.

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Qui ognuno potrà anche prevedere di montare sul dissipatore gli zoccoli per TO3 ,che all’atto pratico permettono la rapida sostituzione dei finali in caso di avaria…oltre a raggirare la “menata” dell’isolamento pezzo per pezzo

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Certo è una spesa in più,ma si lavora con più agio nel futuro….anche stavolta bisogna prima di tutto farsi uno schemino delle connessione (specie perché i transistor sul dissipatore sono montati uno al reverso dell’altro,pertanto può essere facile commettere un errore nella fase del successivo ricablaggio)

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Sempre nel tema del lavoro “upgradato”,una buona ricablatura con cavo di sezione più ragguardevole è assai consigliato (2,5mmq sui collettori – 1,5mmq sugli emettitori – 0,5 sulle basi)

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Anche se non del tutto necessario, vi consiglio di sostituire pure i due diodi 1N4002 presenti sul dissipatore nella veste di rilevatore termico per la corrente di riposo dei finali

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Visto il loro costo insignificante e visto gli stress termici a cui sono sottoposti è conveniente metterli nuovi e stare a cuor leggero…Ricordatevi di mettere su tutti i transistor e su tutte le miche isolatrici,il grasso al silicone!

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Una piccola quantità al centro del transistor ,garantirà un corretto accoppiamento termico…Una volta stretto al dissipatore ,il grasso traborderà leggermente fuori la sagoma a garanzia di una completa copertura delle superfici…Una volta terminato il montaggio dei transistor verificate il corretto isolamento di quest’ultimi rispetto al dissipatore. Rimontato il tutto si controllerà poi ,come ultima operazione mediante un multimetro (in serie al cavo arancione presente sulla scheda) che la corrente di riposo, dopo circa 5 minuti dall’accensione (e senza segnale in ingresso) ,stia sul valore di 55-60mA … eventualmente ricontrollatela dopo qualche periodo di utilizzo in quanto i transistor finali andranno piano piano ad assecondarsi…l’unico trimmer sulla scheda madre serve proprio a questa funzione . E con questo si finisce…

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Due considerazioni su quanto visto …

Come suona e come va? Beh,sicuramente non sarà l’oggetto del desiderio audiofilo,questo è quasi superfluo dirlo; Ma nel suo arco ha sicuramente più di un paio di frecce interessanti: Prima tra tutte una decente qualità acustica che tradisce in parte la sua vocazione professionale…infatti grazie al trasformatore di uscita (che scende oltre l’estremo dei 50hz dichiarati dalla rcf) lo scenario acustico è gradevole e il clipping avviene in maniera molto più morbida rispetto ad un pilotaggio diretto ,sicchè anche con valori di  distorsione sopra l’1% l’ascolto non è ancora compromesso (idem gli altoparlanti ad esso collegati … non dimentichiamolo)  . In secondo luogo la qualità di costruzione fa innamorare chi predilige un apparecchio destinato a durare per tanti anni anche con usi al limite….se uno deve sonorizzare una piccola saletta ,una taverna o un piccolo palco con dj set, è sicuramente una scelta ideale alle produzioni economiche di oggi ,vendute a prezzi miracolosi e molte volte dalle prestazioni deludenti .Qua la potenza c’è ed è tanta (misurata al clipping ben 134 watt nominali con 1,5% di distorsione…) ,non si inginocchia ai carichi difficili ed è di qualità dignitosa….pertanto a mio modesto avviso ha ancora più di una ragione di essere usato ai giorni d’oggi, considerando anche la comodità (non indifferente) di poter essere alimentato al -volo- con due accumulatori da auto !!! Una coppia di UP 121 generalmente spunta il prezzo di circa 130-150 euro se funzionanti,ma il loro valore può essere ben maggiore se lo stato di conservazione è decoroso…il fatto che a cavallo tra gli anni 70 e 80 amplificavano discoteche e teatri li fa quasi sempre trovare in coppia sul mercato dell’usato.

Un caro saluto e buone festività a tutti!

 

Andrea “Moltisuoni”

 

NOTA BENE:

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Link per saperne di più sull’argomento:

 

http://it.wikipedia.org/wiki/RCF_(azienda)

http://www.radiomuseum.org/r/rcf_ela_up_121.html

http://www.radiomuseum.org/r/rcf_pa_amplifier_up_121_n.html

 

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Andrea “Moltisuoni”

 

 

Info sulla foto…..

 

http://en.wikipedia.org/wiki/TI-30

http://www.datamath.org/XRAY.htm#Texas%20Instruments%20TI-30

http://www.vintagecalculators.com/html/texas_instruments_ti-30.html