Pioneer PL 510

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Introduzione:

 

Il Pioneer PL 510 è nato a metà anni ’70 ,si poneva in fascia medio-alta , e…diciamo che l’ho comprato per scherzo,visto le sue pessime condizioni. Era tuttavia ancora funzionante e quindi, dopo alcune prove musicali “al volo”, meritevole di un restauro . Se avrete pazienza di leggere (o avete del tempo da “perdere”…secondo i punti di vista) illustrerò brevemente il dafarsi aiutato dalle foto che rendono al meglio l’idea più di quanto possa impegnarmi a scrivere…anche perché,del resto,questo articoletto vuole essere uno spunto e non un tutorial vero è proprio!

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Il PL 510 è’ stato presentato nel 1976  … si proponeva proprio un gradino sotto all’allora top di gamma PL530 …Possiede un cabinet in truciolare impiallacciato con film vinilico tinta legno ( il quale catturava perfettamente i dettami / gusti estetici dell’epoca) ma soprattutto è dotato di motore a trazione diretta con stroboscopio,regolazione fine della rotazione ,più un buon braccio a S bilanciato staticamente ..particolarmente leggero  . Quindi si presentava (almeno) sulla carta come un buon compagno di ascolti nei salotti di molte persone disposte (per quell’epoca) a sacrificare qualche mese di stipendio per averlo nella loro catena Hi-Fi

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Il mio esemplare non se la passava bene ,quantomeno a livrea esteriore,come si sarà facilmente capito dalle foto (alternate a quelle post-restauro)…ma non ostante i molti anni di inattività, diciamo “funzionava” e le caratteristiche tecniche prese a catalogo miste alle prove musicali fatte dal sottoscritto,mi hanno invogliato a perderci dietro del tempo

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Analisi circuitale …. varianti e modifiche

 

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Una volta levate le viti che trattengono il fondo al cabinet,si accedono a tutte le parti elettriche e meccaniche del giradischi.Come tradizione della casa nipponica ,tutto è dislocato con ordine annoverando il dimensionamento dei vari componenti pensati per funzionare a lungo nel tempo. Si notano principalmente due schede “attive” (l’alimentatore e la scheda di pilotaggio del motore DD) , più una terza che serve da “ponte” ai vari collegamenti elettrici….ospita di fatto il fusibile di rete,il condensatore antidisturbo (parallelo all’interruttore On/Off) e il resistore della lampada-stroboscopio.Fa piacere notare come il trasformatore sia montato su di un supporto flottante per minimizzare il rumore captato dal fonorivelatore…una chicca insolita destinata ad apparecchi di ben altra levatura.

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L’alimentatore è un classico regolatore tipo “serie” a transistor con diodo zener di riferimento…due le capacità di filtro,rispettivamente di 330uF e 100 uF…la tensione in uscita è di 18 volt continui con circa 800mA efficaci

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Non vengono impiegati circuiti integrati ,ma solo transistor per asservire alle funzioni richieste

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La scheda di controllo  motore si basa sui rilevamenti di tre transistor ad effetto Hall che sono posizionati nel motore.A seconda della posizione magnetica del rotore vengono eccitati i poli corrispondenti alla opposta polarità generando così il moto. Un compensatore di temperatura formato da varistor mantiene la rotazione del piatto stabile al cambiare della temperatura in unione al controllo di velocità che invece,si ottiene mediante una circuitazione modulante la tensione indotta prodotta dagli avvolgimenti durante le rivoluzioni del rotore ,la quale viene usata come riferimento negativo proporzionale alla tensione positiva applicata agli avvolgimenti del motore.Questo feedback fa si che il motore sia governabile entro regimi ben definiti.Piccola parentesi : Il motore a trazione diretta (motore detto anche Brushless) ha principalmente il vantaggio di essere un propulsore dal moto accurato e di non emettere alcun disturbo a radiofrequenza,dovuto al fatto che non vi è un collettore come nei tradizionali motori elettrici,ma uno statore fisso con avvolgimenti ( detti poli) governati elettricamente da transistor.Altro vantaggio è la manutenzione pressochè inesistente…questo particolare tipo di motori è largamente impiegato in tutte quelle situazioni dove si richiede silenzionità,coppia elevata e stabilità delle prestazioni nel tempo (non a caso ,questa tipologia di motori sono adottati negli hard disk)

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Sia la scheda di controllo ,sia il motore a trazione diretta sono costruiti dalla Pioneer

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Faccio notare che,nelle versioni successive,questi due componenti cederanno il passo a motori con elettronica incorporata della Mitsumi (o altre marche equivalenti a seconda delle forniture e del lotto produttivo)…ciò renderà di fatto impossibile tentare eventuali riparazioni in caso di avarie 🙁

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L’unica operazione da prevedere è la sostituzione delle capacità elettrolitiche con altre nuove di pari valore (potete al limite aumentare leggermente le capacità di filtro nell’alimentatore, sull’esemplare in oggetto sono ora di 1000uF e 470uF,rispetto ai 330uF e 100 uF di origine) ,senza grossi investimenti in termini di qualità…le solite marche note saranno garanzia di avere una macchina affidabile….nel mio caso ho dovuto disossidare i due potenziometri della regolazione fine …potete anche prevedere una miglioria sostituendoli con una coppia di multigiri per una regolazione più efficace….ma non è indispensabile.La lampada dello stroboscopio è una comune lampadina al neon…se facesse poca luce o tremolasse durante il funzionamento,sostituitela senza indugi…e senza resistenza dato che c’è già un idoneo resistore da 10K e 1 watt sulla scheda di ingresso rete elettrica. Potrà anche capitare di  incontrare noie sul microswitch che commuta i 33/45 giri (sospettate di esso se continuate ad avere irregolarità di rotazione non ostante abbiate disossidato i potenziometri)…nel caso si cambia anche questo con uno nuovo e tagliate la testa al toro! Se presenti invece eventuali avarie nella scheda motore,vi consiglio di andare sul sito “Vinyl Engine”,registrarvi gratuitamente,poi scaricare il manuale “service” del Pioneer PL510 ,dove vi sono tutte le casistiche di malfunzionalmento,nonchè gli schemi elettrici e i vari passaggi per le riparazioni / tarature di tutto il giradischi….anche qui sempre a gratis (che bella parola!)

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Costruzione meccanica – cabinet , restauro ed eventuali modifiche

 

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La base del giradischi del Pioneer PL 510 è in plastica rigida di buon spessore,alloggiante le schede e le parti meccaniche nell’inferiore.Quest’ultima si separa dal cabinet  di legno mediante lo svitare di 8 viti parker

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Il motore ,solidale con il braccio ad S è montato su di un controtelaietto flottante a 4 ammortizzatori con molle smorzate (schema simile ai Thorens TD 160 per intenderci) ,su di questo telaietto vi è un cuscino di poliuretano che se in pessime condizioni va sostituito.Andrà bene un ritaglio di schiuma poliuretanica (tipo quelle che si usano per schermare i tubi).Se smontate le molle perché avete i cuscinetti interni malconci ,marcatevi le loro posizioni perché sono calibrate in maniera differente (più rigide vicino al motore e più morbide verso lato braccio)…questo per assecondare i pesi in gioco in favore del parallelismo piatto – plinto.

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il mobile di truciolare ha una impiallacciatura in vinilico recante un motivo simile al legno…con il passare del tempo questo si sbriciola al contatto con le mani….

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Pertanto conviene ragionare se:

1 – Rivestirlo in vero legno (come nel mio caso) avendo cura di prestare attenzione alle giunzioni tra bordi mobile e base

2 – Rifarlo Ex novo… in caso fosse deformato da umidità oppure recante segni del tempo profondi…del resto la semplice geometria ne rende facile la costruzione sia da parte di chi ama il -fai da te- ,sia da parte di un artigiano chiamato in causa a svolgere questa parte.In questo caso l’MDF da 18mm sarà un toccasana…si potrà poi successivamente re-impiallacciare in noce e ,dopo i consueti strati di turapori-impregnante, verniciare con un paio di mani di trasparente poliuretanico.

L’interno potrà essere eventualmente trattato con antirombo ,anche se non  c’è da aspettarsi chissà cosa in termini di migliorie….

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Una bella modifica invece, è quella di sostituire il fondello di formica (o masonite) ,con un idonea base in alluminio (da 4mm andrà benone) ,debitamente forata per ospitare i piedini e le viti che lo terranno avvitato al mobile (compreso il pin di massa che serve a schermare la superfice da eventuali spurie esterne)…I componenti del resto scaldano pochissimo a regime di funzionamento,quindi si può anche omettere la foratura della ventilazione (peraltro, non avendo sfoghi nella facciata superiore ha poco senso funzionale,in quanto viene meno il moto convettivo).Qui nulla superfice a vista interna si può prevedere un foglio di antirombo in maniera da minimizzare le risonanze … l’effetto migliorativo viene percepito stavolta.

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Se si riesce a distaccare dal vecchio fondello, è buona cosa mantenere l’adesivo originale posto sul fondo dell’apparecchio ( che mette in guardia il profano dall’aprirlo per metterci le manacce dentro ) e riposizionarlo sulla nuova base.

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Nel mio caso, concludendo, ho mantenuto il mobile originale impiallacciando in vero noce la parte esterna e trattata poi successivamente con diverse mani di turapori-impregnante , dopo di che (sorvolando la noia dei vari passaggi con carta vetro) ho dato 4 mani di trasparente al poliuretano.

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Testine e Shell portatestine

 

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A dotazione il Pioneer PL 510 propone uno shell di alluminio abbastanza grosso con, a corredo una testina Pioneer P110 come da foto sopra…un upgrade con un buon portatestina aftermarket ,unito ad una “signor” fonorivelatore ,può giovare seriamente alle già buone prestazioni del gira.Qua è un discorso puramente personale e più che dare le mie impressioni non vado oltre…di “esperti” e santoni-paragnosti ne è pieno il web e non credo di avere titolo per poter aggiungere altra aria fritta a quella già detta in 50 anni di alta fedeltà 🙂 Personalmente ho attrezzato lo shell originale con una testina ADC QLM mark

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Ho acquistato poi a parte uno shell ortofon e una testina NOS (cioè fondo di magazzino mai usata) della americana Pickering ,modello V15 in modo da avere diversi riscontri sonori…il Pioneer PL 510 possiede di fatto un comodo porta-shell in alto a sinistra ,che rende assai veloce il passaggio tra un fonorivelatore e l’altro…quindi perché non adoperarlo?

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L’impressione è quella che con un portatestina in lega il rapporto di bilanciatura delle masse braccio-testina sia un pelo più favorevole sotto il profilo acustico ,tuttavia ognuno trarrà le proprie considerazioni. i caratteri delle due fonorivelatori adoperati in questa configurazione,sono per certi versi diametralmente opposti come timbro….ma convincono entrambi specie se abbinati a generi musicali “compiacenti” In conclusione posso dire che è il Pioneer PL 510 è un giradischi che vale la pena di essere messo in sesto…ha dalla sua parte la buona fattura,con un prezzo ragionevole (specie se da “restaurare”) ,al tempo stesso offre buone doti soniche ed è indicato nelle catene di ascolto di un certo livello….per ultimo,la buona valutazione di mercato, lo rende facilmente rivendibile …. rappresenta dunque una ghiotta alternativa ai pochi giradischi abbordabili di oggi. Qualsiasi domanda abbiate,compilate l’apposito moduletto a fine articolo e ,nel limite delle mie conoscenze ,cercherò di essere d’aiuto per chi necessitasse di alcune “dritte”

Un saluto….Andrea “Moltisuoni”

 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

 

Link per saperne di più sull’argomento:

 

http://www.vinylengine.com/pioneer pl 510

http://www.thevintageknob.org/pioneer-PL-510A.html

 

Perser SA 2050

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Introduzione:

 

Stavolta si spolverano i fasti di una ditta italianissima nata,come molte altre sul territorio nazionale,nei primi anni ’60 con l’obiettivo di produrre apparecchiature elettroacustiche destinate al mercato privato e professionale mantenendo un prezzo competitivo.Il periodo di massimo splendore ricade sulla Perser nel mezzo della forbice degli anni ’70 a causa della crescente richiesta di apparecchiature stereofoniche. In Italia ,di fatto, il “boom” l’abbiamo assaggiato in ritardo rispetto ad altri paesi europei , pertanto il terreno fertile fece si che molte industrie fino a prima abbastanza in ombra,ora brillassero di luce propria…alcuni esempi clamorosi furono : Augusta,Hiletron,Davoli,Hirtel,Voxon…etc etc …. E per l’appunto la Vicentina “Perser” (Acronimo di PERetti SERgio..il suo fondatore) di cui oggi prendo a modello il suo più celebre quanto diffuso prodotto: L’amplificatore integrato Perser SA 2050.Ne sono entrato recentemente in possesso,acquistato su ebay e venduto classicamente come non funzionante dimenticato in chissà quale cantinato per parecchi anni … Visto il poco parlarne in rete ,questa recensione -pseudo seria- può avere a maggior ragione un motivo di esistere  ….

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Se non di altro in qualità di memoria storica … Specie per chi non era nemmeno nato in tale epoca . L’ impostazione estetica è molto cara alla moda negli anni ’70,con cabinet di legno unito al frontale di alluminio nero recante le belle serigrafie azzurrino/bianche.Seguendo fedelmente i dettami dell’epoca,l’abbondanza di comandi unita alla loro razionale dislocazione lo rende accattivante sul piano estetico… Fanno capolino in alto a sinistra una coppia di VU-Meter radiali che in questa veste ricoprono curiosamente il ruolo di modulometri  piuttosto che indicatori di potenza erogata al carico …. Chissà il perchè di questa inusuale scelta progettuale…mah!

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Alcune caratteristiche tecniche:

 

Modello: Perser SA 2050 , costruito a Vicenza (Italia) , circa 1977

Alimentazione: 125-220 volt 50/60Hz

Potenza in uscita RMS: 23+23 watt su 8-16 Ohm

Ingressi: 5 — Tape — Filodiffusione (AUX) — Tuner — Micro — Phono (DIN a 5 poli)

Uscite : 2 coppie di diffusori selezionabili (Punto e linea) più 1 cuffia (Jack 6.3mm)

Controlli di tono : Bassi – Medi – Acuti —- Loudness su 5 posizioni

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Costruzione e breve sintesi circuitale:

 

Una volta “sfilato” il cabinet  al Perser SA 2050, si accede comodamente (Per la gioia dei tecnici) a tutte le parti elettriche dell’amplificatore e colpisce favorevolmente il layout delle varie sezioni; Sono cablate manualmente con ordine inaspettato visto la tipologia di apparecchio…Va ricordato infatti che la vicentina Perser produceva apparecchi dal costo abbordabile rispetto alle produzioni nostrane (Vedi Galactron … Hirtel) …la piccola carrellata di foto vi rende l’idea di come una volta si era soliti costruire apparecchi ben fatti pur “strizzando” l’occhio all’economia.

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Il telaio dell’apparecchio è in lamierino zincato irrobustito da traverse (Due,in alluminio,una avente funzione di dissipatore per i transistor finali) ,su di esso vi è rivettato il trasformatore di alimentazione posizionato sulla sinistra…quest’ultimo è del tipo normale con nucleo ” E I ” ,senza schermature sull’avvolgimento e dotato di due secondari duali.Avvolto con cura nel cartoccio , è giustamente dimensionato per le caratteristiche dell’amplificatore

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Ogni scheda asserve ad una precisa funzione ,risulta quindi facile pensare ad eventuali riparazioni anche senza possedere lo schema elettrico,del resto le circuitazioni dell’amplificatore ricalcano i classici schemi intrapresi da molti costruttori di apparecchiature audio : Partendo da sinistra si può notare : la scheda di alimentazione e livellamento,la scheda relativa al Loudness. Al centro : L’amplificatore finale e la scheda del controllo toni / pre-amplificatore di linea / vu-meter . A destra infine : La scheda Micro / Phono RIAA e la sezione filtri / selettori di sorgente.

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Non viene fatto uso di circuiti integrati , ma solo di transistor bipolari, le circuitazioni adottate sono classiche e diciamo che non ci sono molti fiori all’occhiello come soluzioni tecniche.Tuttavia un plauso va alla scheda Phono che fa uso di circuitazione separata per l’ingresso micro e quello per giradischi . L’equalizzazione RIAA del segnale è attiva,eseguita nella maglia della controreazione .Il preamplificatore di linea ha la peculiarità di avere il controllo di tonalità passivo (A favore del rapporto Segnale/Rumore) con una circuitazione di compressione dinamica dei picchi in modo da avere sempre il massimo segnale utile al pilotaggio dello stadio finale; I due Vu-Meter presenti mostrano -de facto- l’entità di tale compressione ( Lavorano infatti anche quando il volume è a “zero”) . L’ultima sezione,quella amplificatrice di potenza, configurata nella tipologia a specchio di corrente con alimentazione ritardata dello stadio pilota (Si comporta dunque come un anti-bump all’accensione,cosa assai gradita e spesso inusuale su questa tipologia di apparecchi) , fa uso di uno schema darlington sui transistor finali a simmetria complementare con limitazione della corrente al carico (Anche qui è una sorta di autoprotezione dai cortocircuiti in uscita ,che però penalizza abbastanza sia la potenza in uscita al variare dell’impedenza,sia la capacità di pilotaggio dinamico con altoparlanti “difficili”)  …quest’ultimi sono in contenitore TO220 , saldamente avvitati al generoso dissipatore. Le capacità di filtro appaiono dimensionalmente appena sufficienti nella sezione finale (4000+4000 uF) ,cosa che limita leggermente le prestazioni ( Va detto che per un 22 watt RMS nel passato era un “taglio” ritenuto adeguato) mentre per quello che riguarda la sezione “linea” le capacità in gioco sono dimensionate correttamente a garantire un efficace riduzione del ripple (1000+1000+2200 uF) . La componentistica utilizzata è in gran parte italiana (Facon,Unaohm,Femè,RCA italiana) eccezion fatta (Perlomeno nel mio esemplare) per alcune piccole capacità in poliestere recanti il marchio Wima ,comunque di qualità non eccelsa (Una cosa nella media)  allineata con la classe dell’apparecchio

 

Come suona e come va…..

 

Acusticamente Il Perser SA 2050 è abbastanza neutro e brillante, va accoppiato preferibilmente a diffusori non troppo impegnativi (Soprattutto se avete la sezione di alimentazione in formazione “originale”) , sicuramente era frutto di compromessi già all’epoca della sua uscita commerciale , pertanto non aspettatevi un apparecchiatura di riferimento (Diciamo che dista parecchio da un “hirtel”) . Tuttavia può ancora essere una tappa molto “gustosa” di chi ama le elettroniche vintage , e lo si sfrutta bene ancora oggi grazie al numero elevato di ingressi ….. Ha dalla sua parte , e va detto , un timbro piacevolmente dinamico … Lo stadio Phono riproduce i vinili con la giusta “corposità” unita ad un immagine tutto sommato corretta …. In secondo piano e  meno soddisfacenti invece (Come qualità soniche) , i vari controlli di tono sia sottoforma di Loudness , sia sottoforma di controlli Bassi-Medi-Acuti , per via del loro energico intervento . Gli ingressi di linea sono molto più sensibili rispetto agli standard attuali , pertanto collegando un cd player , ci si ritrova ad avere il massimo della potenza disponibile con solo 1/4 di corsa nella manopola del volume …. Utile prevedere senz’altro una attenuazione esterna per avere un utilizzo più fruibile (Altrimenti tipica situazione : silenzio oppure casino) . La potenza in gioco è comunque sufficiente per sonorizzare a livello sostenuto una sala di ascolto avente dimensioni medio-grandi … Le generose dimensioni del dissipatore e il corretto dimensionamento del trasformatore fanno si che la temperatura , anche a regimi acustici impegnativi ,si mantenga entro livelli accettabili (Il dissipatore dopo 2 ore al banco su carico 8 Ohm ,al limite del clipping era ad una temperatura di 56° ,tenendo conto che quella ambientale era di 23°)

 

Interventi,modifiche e riparazioni:

 

Il mio esemplare era dichiarato guasto da chi lo vendeva …. Nella realtà le uniche problematiche da me riscontrate erano le capacità che in molti casi erano finite in cortocircuito , dovuto alla mutua azione del tempo congiunta all’inattività di molti anni.

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Conseguentemente saltavano i fusibili di protezione ( E non solo…anche un diodo 1N4004 ha fatto il “botto” …come da prima foto) sulla scheda alimentatrice….E’ bastato sostituire come da foto (sotto),i condensatori elettrolitici , mettere dei diodi più consoni e ripristinare i fusibili per farlo tornare al normale funzionamento.

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Oltretutto non tutti i mali vengono per nuocere : Infatti oggi , con modesto impegno economico , si comprano ottimi componenti che quanto a prestazioni , distano anni luce rispetto quanto vi era montato di origine …. Un netto incremento in termini di qualità sonica / prestazionale !

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Una modifica da apportare sicuramente , i cui benefici si risentiranno soprattutto sulle capacità dinamiche dei finali , è quella di portare i condensatori di filtro da 4000 uF ad almeno 6800uF (Nel mio esemplare sono da 10000uF) e conseguentemente sostituire i quattro diodi 1N4004 con altrettanti diodi 1N5402 (Sempre sul mio apparecchio ho montato 4 diodi della IR da ben 20A … per pura botta di fortuna hanno lo stesso interasse dei fori sul circuito stampato ,ci stanno che è una meraviglia!)  oppure se preferite ,con un ponte integrato da 5 Ampere per “reggere” meglio i picchi acustici e le nuove capacità … Già che ci siete cambiate anche i diodi del secondo stadio di alimentazione (Quello delle sezioni “pre” e linea) con un ponte da 1,5 A  ; I valori che vi ho indicato andranno più che bene per le prestazioni in gioco , io ho montato qualcosa di più dimensionato perché in casa avevo questi componenti (Presi nuovi diversi anni fa e poi mai impiegati) quindi non mi andava di acquistarne di altri,ma ad ogni modo risultano ben oltre quello che serve a questo apparecchio. Genericamente è anche vero che un buon stadio di alimentazione è responsabile al 60% delle prestazioni soniche di un apparecchio, pertanto curare questa sezione ne vale sempre la pena !!!!

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Un’altra miglioria interessante che mi viene da suggerire consiste nella sostituzione delle capacità di equalizzazione attorno lo stadio Phono , con qualcosa di meglio qualitativamente parlando , senza esagerare in componenti ultracostosi .

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Oltre non mi spingerei , in quanto il gioco non varrebbe più la candela … Già con queste piccole modifiche si potranno avere benefici interessanti,con costi contenuti e affidabilità superiore …. Sul profilo sicurezza conviene sostituire il cavo di alimentazione (La piattina classica di molti apparecchi “Settantini”) con un cavo da 3 x 0,75 mmq avendo cura di collegare la presa di terra allo chassis dell’apparecchio . Se vi capita per le mani un Perser SA 2050 che è stato dismesso da parecchio tempo,vi sconsiglio vivamente di provarlo subito a collegarlo alla rete 220v…ma conviene altresì alimentarlo gradualmente a mezzo vari-AC per evitare di anticipare i botti di S.Silvestro… Il perchè è presto detto: probabilmente avrete la -nassa- di sostituire (Quasi) tutti gli elettrolitici a bordo…La -Facon- è nota per l’intolleranza ai momenti di “ferma”…

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Difficilmente avrete noie con i transistor grazie alla circuitazione non esasperata e avente punti di lavoro ampiamente entro margini sicuri….ad ogni modo tutti i componenti di questo amplificatore sono rintracciabili a costi minimi ed eventualmente sostituibili con equivalenti senza patire alcun chè..Si dovrà preventivare anche della de-ossidazione dei potenziometri e annessi selettori a slitta ; Essendo di qualità non eccelsa avranno sofferto l’inattività nel 90% dei casi….preferite in questa operazione uno spray disossidante oleoso piuttosto che secco (Vi lascerà i comandi “morbidi” all’azionamento)….In ultima analisi ,le lampadine dei Vu-Meter nel caso siano bruciate : Sono una coppia di bulbetti montati su zoccolo da 12 volt e 1,2 watt di potenza … Quelle che si usano di solito nei quadri delle automobili di qualche tempo fa (Ora ci sono i Led!).

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Il mobile di legno è in truciolare impiallacciato noce…Se in buone condizioni basterà una lucidata o reimpiallacciata….Ma se ha sofferto l’umidità di cantine o ripostigli / dimenticatoi , vi conviene prendere in considerazione l’idea di costruirne uno ex-novo … A chi legge, la scelta di mantenere la stessa essenza o usarne di una più accattivante….Ricordatevi solo di prevedere un adeguato ricircolo di aria, ancor meglio maggiorandolo rispetto all’originale .

E Concludo qui !  …. Come al solito se avete bisogno di delucidazioni , nel limite delle mie conoscenze,basterà fare richiesta nello spazio dei commenti all’articolo.

Alla prossima…Andrea “Moltisuoni”.

 

 

NOTA BENE:

I TESTI e LE FOTO PRESENTI SUL SITO SONO PROPRIETA’ INTELLETTUALE RISERVATA … Ogni utilizzo a sproposito sarà perseguibile secondo legislatura vigente.

 

 

Link per saperne di più sull’argomento :

 

http://www.guanciarossa.it/ieri/index.php?option=com_content&view=article&catid=44%3Ahi-fi-italia&id=179%3Ahi-fi-italia-perser&Itemid=89: